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Myung-Whun Chung torna con la Filarmonica
e dirige la Nona di Mahler

Conductor Myung-Whun Chung Violoncello Mario Brunello Carl Maria von Weber Der Freischutz – Overture Antonin Dvořák Concerto per violoncello no.2 Ludwig van Beethoven Sinfonia no.5

Grande attesa per il ritorno di Myung-Whun Chung sul podio della Filarmonica, lunedì 11 aprile alle ore 20 al Teatro alla Scala. Con oltre cento concerti e numerose tournée Chung è tra i più assidui direttori alla testa della Filarmonica, e la sua presenza non poteva mancare per festeggiare il quarantesimo anniversario dell’orchestra. Per il nuovo appuntamento di Stagione il direttore coreano affronta la monumentale Nona Sinfonia di Gustav Mahler: il pensiero della fine imminente e il rapporto con la natura sono solo alcune delle tracce interpretative del capolavoro che chiude il percorso di Mahler sinfonista e che porta a compimento la storia di questa forma, iniziata un secolo e mezzo prima. Prosegue il percorso Mahleriano di Chung con la Filarmonica della Scala dopo aver diretto la Sinfonia n. 1 nel 2019.
Domenica 10 aprile è in programma la Prova Aperta a favore del Pio Istituto di Maternità. Il ricavato sarà destinato al Progetto Pasteur, servizio di alloggio destinato alle famiglie (residenti fuori provincia o fuori regione) con bambini ospedalizzati, durante il loro ricovero.
 
Scrive Maurizio Giani nelle note di sala: «Il desiderio di farla conoscere “in modo tranquillo e lontano da ogni sensazionalismo” era perfettamente giustificato dalla consapevolezza che la Nona in ogni caso si distaccava in modo radicale dalle consorelle, e parlava un linguaggio totalmente privo di spettacolarità, articolato per giunta in forma decisamente anomala. La sinfonia si apre infatti con un Andante comodo e si chiude con un Adagio, che fanno da cornice a due movimenti centrali dall’andamento più mosso. Un orecchio attento può cogliere qua e là accenni fugaci al mondo delle “Sinfonie del Wunderhorn”: ma che suonano però lontani, sbiaditi, nel contesto di una narrazione sinfonica che fa pensare a una “opera senza autore”, senza un soggetto implicito che parli attraverso le sonorità dell’orchestra».