LITUANIA TRA STORIA E CULTURA VISITANDO I SITI PATRIMONIO DELL’UNESCO

Milano, 17 dicembre 2014 – Un viaggio nella cultura della Lituania segue il percorso tracciato dalle località che per il loro significato storico, artistico e culturale sono state inscritte tra i siti Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO: la città vecchia di Vilnius, la Penisola Curlandese e la riserva culturale di Kernavė. Sono invece inclusi nella lista Patrimonio orale e immateriale dell’umanità dell’UNESCO la produzione artigianale delle croci, di cui si possono ammirare splendidi esempi nella Collina delle Croci a Šiauliai, e il festival delle canzoni tradizionali, un grande evento culturale che si svolge ogni quattro anni.

CITTÀ VECCHIA DI VILNIUSPatrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 1994
Centro politico del Gran Ducato di Lituania dal 13° al 18° secolo, Vilnius ha svolto un ruolo di primaria importanza nello sviluppo culturale e architettonico dell’Europa Orientale. Il centro storico della città, ben preservato, presenta stili architettonici differenti, che si sposano in maniera armonica: la città vecchia conserva il layout medievale, caratterizzato da isolati irregolari e strade strette che si aprono su grandi piazze realizzate in periodi successivi e sulle quali si affacciano edifici gotici, rinascimentali, barocchi e neoclassici. La struttura della città riflette sia l’evoluzione degli stili architettonici nei secoli, che la capacità di rinascere e rinnovarsi in seguito alle distruzioni provocate da guerre, occupazioni e incendi nel corso della sua travagliata storia. La Torre di Gediminas, simbolo della città medievale, il complesso risalente al 16° secolo dell’Università con il suoi 13 cortili, il Municipio neoclassico con la sua piazza, le oltre 50 chiese come quella tardo-gotica di Sant’Anna e quella barocca di San Casimiro, dedicata al patrono della città, sono alcuni dei migliori esempi della fusione tra stili e della conservazione del patrimonio storico e culturale della Capitale della Lituania.

PENISOLA CURLANDESEPatrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 2000
La Penisola Curlandese, una lingua di sabbia lunga 98km e larga da 0.4 a 4 km, è Parco Nazionale e riserva protetta. Caratterizzata da un paesaggio unico, con le grandi dune di sabbia di Nagliai e Parnidis scolpite dal vento, deve la sua forma attuale al risultato congiunto del lavoro di natura e uomo che nei secoli l’hanno protetta dalla forza del vento e delle onde del Mar Baltico. Secondo gli storici la penisola si formò circa 5.000 anni fa e intorno all’anno Mille era un importante centro di culto pagano. Nel XVIII secolo le dune seppellirono molti insediamenti e villaggi di pescatori: il governo prussiano avviò una massiccia riforestazione dell’area nei primi decenni dell’Ottocento e oggi grandi foreste di pini coprono la quasi totalità della penisola. La bellezza della penisola ha attratto numerosi pittori, scrittori e poeti nel corso dei secoli, come Thomas Mann e Jean-Paul Sartre. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica il turismo ha iniziato a fiorire richiamando numerosi visitatori che ogni anno che possono godere del silenzio e della bellezza della natura, soggiornando nei villaggi di Smiltyne Juodkrante, Pervalka, Preila e Nida.

RISERVA DI KERNAVEPatrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 2004
Il sito archeologico di Kernavė, situato a circa 35 km a nord-ovest di Vilnius, è uno straordinario esempio dell’evoluzione degli insediamenti umani nella regione del Baltico dal Paleolitico al Medioevo e un’importante testimonianza del contatto tra le tradizioni funerarie pagane e cristiane. Situata nella valle del fiume Neris, ha conservato tracce di forti e sistemi di difesa, antichi cimiteri e altri monumenti storici e archeologici. Kernavė fu un centro di grande importanza nel corso del XIII secolo, diventando sede dell’Ordine Teutonico. Nel XIV secolo fu rasa al suolo dai crociati che incendiarono le costruzioni in legno, al tempo unico materiale utilizzato per la costruzione degli edifici. Il paesaggio è caratterizzato dalla presenza di cinque collinette verdi una vicino all’altra, che si formarono durante le ere glaciali e sulle quali furono costruiti forti protettivi nel Medioevo. In estate, questo sito attrae numerosi visitatori per la festa di mezza estate e durante i Giorni dell’Archeologia Vivente, che celebrano l’artigianato e le antiche arti, la musica e le tradizioni del passato.

Artigianato delle Croci e il suo simbolismoPatrimonio orale e immateriale dell’umanità dell’UNESCO dal 2001
L’artigianato delle croci in Lituania si riferisce alla tradizione radicata di realizzare croci e altari intagliati generalmente in legno di quercia e ai rituali associati ad essi. Le croci divennero il simbolo dell’identità religiosa e nazionale durante l’Impero Russo nel 19° secolo e il loro ruolo simbolico venne rafforzato durante il regime sovietico nonostante in quegli anni fossero bandite. Alte da uno a cinque metri, sono spesso adornate con piccoli tetti, decorazioni geometriche o floreali e talvolta da statue. Le croci possono essere ammirate sulle strade, all’ingresso dei villaggi, vicino ai monumenti o nei cimiteri. La maggiore concentrazione si trova presso la Collina delle Croci di Šiauliai, sito iconico del Paese dove sono conservate circa 200.000 croci, portate da pellegrini di tutto il mondo a partire dal 1831.
Festival delle canzoni tradizionaliPatrimonio orale e immateriale dell’umanità dell’UNESCO dal 2003
Massima espressione della cultura, delle tradizioni e dell’identità nazionale della Lituania, il festival delle canzoni tradizionali si tiene dal 1924 ogni quattro anni. Sono oltre 40.000 i partecipanti, tra musicisti, cantanti, ballerini, artigiani e artisti, professionisti e non, di tutte le età. Durante queste olimpiadi della cultura, il pubblico assiste a emozionanti performance di musica e danza tradizionale, eseguite in diverse location della città di Vilnius scoprendo le usanze delle diverse regioni etnografiche lituane, dalla cucina all’artigianato locale. Il festival celebra la tradizione musicale del Paese, in tutte le sue forme e stili, dalle più antiche canzoni popolari fino alle composizioni contemporanee. 

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