JACOPO LIGOZZI “PITTORE UNIVERSALISSIMO” (VERONA 1547 – FIRENZE 1627) Galleria Palatina 27 maggio – 28 settembre 2014

Museo degli Argenti

20 maggio – 28 settembre 2014

Nell’ambito
delle iniziative previste per
Un Anno ad Arte 2014 dalla Soprintendenza per il Patrimonio
Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di
Firenze, la Galleria Palatina in collaborazione con il Gabinetto Disegni e
Stampe degli Uffizi dedica una mostra monografica al pittore Jacopo Ligozzi.
Nato a Verona nel 1547 e discendente da una famiglia di ricamatori milanesi,
figlio del pittore Giovanni Ermanno, Ligozzi svolse una iniziale attività in
terra veronese, spostandosi però ben presto a Firenze dove nel 1577 è
documentata la sua presenza presso la corte granducale di Francesco I e dove
rimase stabilmente fino alla morte, nel 1627, impiantando una solida bottega.
La lunga e complessa vicenda artistica di questo pittore è stata indagata dagli
importanti studi di Mina Bacci (
Jacopo Ligozzi e la sua posizione
nella pittura fiorentina
,
in Proporzioni, IV,1963, pp. 46-84) e più recentemente dagli interventi
dedicati a settori specifici della sua attività da Alessandro Cecchi (
Per Jacopo Ligozzi disegnatore di
apparati festivi e costumi teatrali
, in ‘ Verona Illustrata’, 1997, pp. 5-14), da Lucia
Tongiorgi Tomasi (
I ritratti di piante di Jacopo Ligozzi, Ospedaletto 1993) e da Lucilla
Conigliello (
Alcune note su Jacopo Ligozzi e sui dipinti del 1594, in Paragone, XLI, 1990, 485, pp. 21-42)
che ha curato anche una mostra dedicata alla sua produzione aretina (
Jacopo Ligozzi: le vedute del
Sacro Monte della Verna. I dipinti di Poppi e Bibbiena
a cura di L. Conigliello, Poppi 1992) e una
rassegna incentrata sui disegni conservati nella collezione del Cabinet des
Dessins du Louvre (2005). I risultati delle ricerche finora condotte, cui si
lega la cospicua serie di referti documentari che consentono di ricostruire ad
annum la vita di Jacopo, e soprattutto la presenza del nucleo maggiore di opere
sue nelle collezioni di Palazzo Pitti e nel Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi,
spiega la necessità di questa mostra che intende illustrare per la prima volta
in modo organico l’arco di attività del pittore, mettendo in evidenza i diversi
ambiti nei quali si trovò ad operare e la sua poliedrica e versatile fisionomia
all’interno del panorama fiorentino. Per questa ragione si è ritenuto opportuno
articolare l’esposizione in sezioni tematiche, a partire dai primi tempi presso
la corte medicea, dalla quale Jacopo si fece apprezzare fin dal suo arrivo come
disegnatore di
naturalia,
attraverso la raffinata produzione di disegni acquerellati o lumeggiati in oro
(illustrati in mostra da una scelta di fogli provenienti dal nucleo del
Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi) e successivamente come ritrattista (in
particolare il bel ritratto femminile oggi agli Uffizi, e lo splendido Ritratto
di Maria Gonzaga del Museo Nacional di Lisbona), ma anche sapiente regista di

insiemi
decorativi (come nel caso delle pitture, oggi perdute, che ornavano lo zoccolo
e le finestre della Tribuna degli Uffizi, ordinategli da Francesco I nel 1584,
e di quelli, perduti anch’essi, della grotta di Teti nella villa di Pratolino).
Jacopo fu inoltre pittore di storia, in occasione dell’allestimento dei grandi
dipinti su lavagna nel soffitto del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio o
ancora per gli apparati in occasione delle nozze di Ferdinando I e Cristina di
Lorena (documentati dallo studio preparatorio

conservato
oggi al British Museum di Londra). Accanto a queste imprese, Ligozzi si
distinse infine come sapiente e delicatissimo progettista di abiti e ricami per
tessuti, nonché di manufatti in pietre dure. Riguardo a queste ultime
tipologie, si prevede di esporre alcuni disegni per ricami, nonché i piani in
commesso marmoreo eseguiti su suo disegno dall’Opificio mediceo, conservati
rispettivamente in Galleria Palatina, al Museo degli Argenti e al Museo
dell’Opificio delle Pietre Dure.

Si
intende inoltre dare particolare attenzione al tema delle ‘allegorie morali’ e
soprattutto della ‘Vanitas’, che Jacopo affrontò in molte occasioni, e che
costituiscono uno dei punti di maggiore interesse e di approfondimento della
sua produzione; sarà significativa in tal senso la presenza di opere quali l’
Allegoria della Redenzione oggi Locko Park, l’Allegoria dell’Amore che difende la Virtù contro
l’Ignoranza e il Pregiudizio
commissionata probabilmente da Francesco I (coll. Baroni a
Londra), o ancora
l’Avarizia (New York, Metropolitan Museum). La seconda
parte della mostra prenderà in esame la produzione religiosa, alla quale il
pittore si dedicò fin dagli anni del servizio presso la corte medicea e che
intensificò sempre più, dopo la sua caduta in disgrazia, negli anni Novanta. Le
grandi pale d’altare eseguite per chiese fiorentine, dalla SS. Annunziata, a
Santa Maria Novella, Ognissanti e Santa Croce, nonché per le chiese
dell’Aretino, per Lucca e San Gimignano, testimoniano la sua originale adesione
alle istanze di pittura devota e riformata che improntavano la cultura
figurativa fiorentina tra la fine del XVI e gli inizi

del
XVII secolo. In tal senso, si prevede di documentare questo aspetto attraverso
la presenza in mostra del
San Girolamo sorretto dall’angelo appartenente alla chiesa di San Giovannino
degli Scolopi, del
Martirio

di Santa Dorotea di Pescia, dell’Adorazione della Croce il cui recente ritrovamento nella chiesa di
Sant’Andrea a Percussina costituisce una importante addizione al corpus
dell’artista.

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