Old Cinema: la presentazione alla Biennale di Venezia

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Old cinema. alla ricerca delle sale perdute

Lunedì 2 settembre 2013

Venezia Lido, 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Comunicato stampa

Old cinema alla Biennale di Venezia:
alla riconquista dei cinema dimenticati

Per il secondo anno al Lido, la piattaforma sui cinema perduti presenta
la kermesse in Trentino, con Avati, Montaldo, Agosti e Morandini,
e il nuovo docufilm: un emozionante micro viaggio tra le sale sommerse della Sabina

Impero, Dante, Airone, Cinecittà, Roma, Astra, Rossi, Metropolitan. Sono soltanto alcuni dei cinema abbandonati e dimenticati di tutta Italia, in ogni città, periferia e provincia solitaria. Silenti o ribelli, magnifici o raccolti, alcuni attendono la riapertura, altri sono a rischio di estinzione o in trasformazione. Tutti chiedono di non essere dimenticati.
A restituire voce a questi fantasmi, attraverso la ricerca, la riscoperta e la documentazione, è Old cinema, il primo progetto italiano di monitoraggio e recupero dei cinema perduti, che lunedì 2 settembre torna alla 70ª Mostra Internazionale del cinema di Venezia, ospite per il secondo anno negli spazi di Istituto Luce Cinecittà.

Il nostro quarto di secolo sarà l’ultimo a vedere cinema in vita? Nell’era della crisi e del cinema on demand, le sale sono un paradosso o un’occasione creativa, all’incrocio tra cultura, tecnologia, istituzioni e impresa? Proprio per una riqualificazione possibile è nata la piattaforma Old cinema. Ideata nel 2011 dalla fotoreporter Ambra Craighero e dalla cultural manager Roberta Bonazza, ha avuto come mentore Giuseppe Tornatore e opera attraverso un network di giornalisti, videomaker, fotografi ed esperti di web, dialogando con istituzioni, università, enti culturali, imprese e start up. Al Lido di Venezia, nella cornice di un dibattito con studiosi, rappresentanti degli enti locali e giornalisti di cinema (tra cui Franco Montini di “Repubblica” e Franco Dassisti di Radio 24), lo staff annuncia le nuove iniziative del 2013-2014.

Anzitutto, il secondo evento nazionale in Trentino, in due splendidi old cinemas di Arco, che inaugura il 20 settembre e prosegue fino al 29 settembre alla presenza di Pupi Avati, Giuliano Montaldo, Silvano Agosti e Morando Morandini. Tra incontri, proiezioni “cult”, docufilm a tema e mostre di vecchi proiettori e locandine, è l’occasione per riflettere su old cinemas di valore, monosala a rischio di chiusura e digitalizzazione dei cinema entro il 2014. La kermesse è promossa dagli enti locali: Provincia autonoma di Trento, Comune di Arco, Comune di Riva del Garda, Trentino Film Commission, AMSA, Altogarda cultura e MAG Museo Alto Garda. 
Con un trailer in anteprima, Old cinema offre poi un assaggio del nuovo docufilm sulle sale perdute della Sabina romana, promosso dal Comune di Mentana: una ricognizione di cinque mesi nelle zone di Mentana, Fontenuova, Torlupara, Monterotondo e Castelchiodato (Rm), da cui riaffiora la storia di vecchi cinema “comunisti” e “fascisti” in competizione, arene improvvisate in piazza con gli spettatori sugli alberi, chiese convertite in timorate sale di proiezione. La visione integrale avverrà in occasione della riapertura, in autunno, di uno di questi spazi, un ex cinema degli anni Cinquanta.
Tra le novità di Old cinema, infine, ci sono le sinergie in atto con l’Università La Sapienza e la sponsorship tecnica di Prevost, storica azienda italiana che dal 1907 ha prodotto la maggior parte proiettori per pellicola in uso in tutto il mondo.

La prospettiva di Old cinema è quella di una riqualificazione sostenibile, anche se i dati sulle sale sono allarmanti. Quelli più recenti, forniti a Old cinema dall’Osservatorio dello Spettacolo del MiBAC, elaborati su fonti SIAE (in allegato a questo comunicato) evidenziano l’inesorabile calo degli spettatori nelle sale italiane: nel 2012, quasi l’11% in meno di pubblico rispetto al 2011, benché il numero degli spettacoli programmati sia stabile, addirittura con un micro incremento dello 0,2% (per l’esattezza: 100.145.746 spettatori nel 2012 rispetto ai 112.119.910 del 2011; e 2.983.553 spettacoli nel 2012 rispetto ai 2.975.624 del 2011). Fanno il resto il tormentato percorso verso la digitalizzazione, non abbordabile dalle piccole sale, e la crisi economica e culturale, parallela a una fruizione individuale del cinema su internet e pay tv.

L’azione di Old cinema ha più livelli. Il principale, coadiuvato da studi esistenti e segnalazioni del pubblico, è la documentazione sul campo, che salva dall’oblio gli ex cinema abbandonati, trasformati o scomparsi attraverso geolocalizzazioni, pubblicazioni scientifiche, censimenti, reportage fotografici e documentari, come i lavori del 2013 sulla Sabina e del 2012 su trentacinque sale ritrovate in Trentino. Fino ad arrivare al sostegno per le sale a rischio e alle riaperture, straordinarie o permanenti: qui l’intento è di restituire la sua insostituibile funzione di luogo collettivo, però attraverso contenuti attuali e multidisciplinari, tra cinema, arti visive performative, design e tecnologia. L’obiettivo in progress è riaprire 20 sale di grande valore in tutta Italia, una per regione, in collaborazione con il MiBAC, gli enti locali, le associazioni di settore e le imprese private più illuminate.
«Certo sarebbe bellissimo se le grandi città mantenessero almeno una o due sale cinematografiche tradizionali di una volta» afferma Giuseppe Tornatore in un’intervista a Old cinema «però riconvertendole: in modo tale da offrire agli spettatori una qualità e un’esperienza visiva tali da restituire un’emozione di un certo tipo». «I vecchi monosala, chiusi o a rischio», gli fanno eco Ambra Craighero e Roberta Bonazza di Old cinema «sono luoghi formidabili, magici, irripetibili di riti collettivi: gli stessi raccontati da Tornatore in “Nuovo cinema Paradiso”. Noi agiamo per riaffermare il loro valore di bene culturale, ma anche l’attualità del loro nuovo ruolo: come incubatori culturali e fucine di pensiero del ventunesimo secolo».

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