PRESENTATO OGGI IL PROGETTO POLITICO DI FRANCESCA #ZACCARIOTTO “#VENEZIADOMANI”

PRESENTATO
OGGI “VENEZIA DOMANI”

IL NUOVO
PROGETTO POLITICO DI FRANCESCA ZACCARIOTTO:

«VENEZIA
MERITA UN SINDACO CHE SAPPIA COSA FARE E COME INTERVENIRE GIÁ DA DOMANI PER
MIGLIORARE LA QUALITÁ DELLA VITA DEI CITTADINI»

Oggi a Mestre, all’Hotel Russot, Francesca Zaccariotto ha presentato nel corso di una conferenza
stampa il suo nuovo progetto politico, proponendosi alla guida di una lista
civica che vede la convergenza delle liste “Prima il Veneto”, gruppo “Amici
Popolari”,  e “Civica 2015” promossa da Enrico
Zanetti, segretario nazionale di
“Scelta Civica” e sottosegretario al MEF, il ministero dell’Economia e delle
Finanze, oltre che il contributo di rappresentanti della società civile, del
mondo delle professioni, delle imprese e della politica veneziana.

Presenti in sala oltre 500 persone. Tra gli altri, gli
ex assessori provinciali Paolo Dalla
Vecchia
, Giacomo Grandolfo, e in
rappresentanza di “Prima il Veneto” Pierangelo Del Zotto e Lucio Gianni,
assieme al segretario on. Corrado Callegari,
al consigliere regionale Giovanni Furlanetto,
e all’ex consigliere provinciale Marino
Lodoli; Paolino D’Anna in qualità di presidente del  gruppo “Amici Popolari”; Raffaele Speranzon e l’ex consigliere
provinciale Pietro Bortoluzzi per
“Fratelli d’Italia”; Ruggiero Zigliotto
per “Noi Veneto indipendente”; il segretario regionale di “Scelta Civica”
Riccardo Scattaretico; il
parlamentare europeo, già assessore regionale, Remo Sernagiotto; Marco Sitran
promotore del referendum per la separazione di Venezia e Mestre, e Stefano Chiaromanni, presidente del “Movimento
per la l’autonomia di Mestre e della Terraferma Piero Bergamo”, l’on. Cesare Campa, presidente de “Il Circolo
Veneto”, gli ex consiglieri
provinciali Paolo Fontana e Michele Fornasier, il presidente della San
Servolo Servizi Domenico Finotti, il
presidente di Atvo Fabio Turchetto,
il presidente di Apt Enrico Miotto, il
presidente della “Fondazione Brusutti” Marco Brusutti, il sindaco di Dolo Maria Maddalena Gottardo, l’ex sindaco di Meolo, e difensore civico provinciale,
Michele Basso, la delegata veneziana
della Fit, federazione italiana tabaccai, Maria Bonaldo, la presidente dell’”Associazione Mestre Attiva” Lia Bortolucci, e numerose altre
associazioni mestrine e veneziane.

Il progetto politico – amministrativo, definito nei
suoi aspetti principali in ragione dei bisogni della comunità veneziana, delle
isole, di Mestre, della terraferma, in vista delle prossime elezioni
amministrative del Comune di Venezia, già da domani avvierà il confronto
diretto con l’elettorato, aperto alla partecipazione e alla inclusione non solo
di persone, ma anche di contributi di idee e conoscenza, finalizzati a
conseguire gli obiettivi ritenuti fondanti dello stesso progetto.

L’incontro si è aperto con la proiezione di uno
spezzone di “Quinto potere”, il film girato dal regista Sidney Lumet nel 1976, entrato
nella storia della cinematografia mondiale come parodia del potere, cinico e
spietato, in totale dispregio del valore della vita umana. Al film è seguita la
proiezione di una rassegna stampa delle principali testate locali, con oltre
cento fra i titoli più significativi che hanno descritto e scandito l’evolversi
negativo dell’attività politica veneziana e delle vicende istituzionali degli
ultimi anni.  

Un coup de thèâtre
per catalizzare l’attenzione dei presenti, che ha dato il via all’ampia, e articolata
relazione di Francesca Zaccariotto, che
ha toccato numerosi temi, riguardanti problemi e opportunità per Venezia, non
solo intesa come centro storico e isole, ma anche della realtà di Mestre e terraferma,
e sulle motivazioni che hanno portato alla definizione del progetto, alla
scelta del nome e del logo della lista.

Di seguito la sintesi dei principali punti affrontati
da Zaccariotto.

L’assuefazione
dei cittadini:
«Ci siamo gradualmente
assuefatti al degrado, alla criminalità, ai tanti suicidi di imprenditori, alla
chiusura delle attività industriali, artigianali e commerciali, ai disoccupati,
e agli episodi di violenza più efferati, al degrado, ai disservizi.

Non c’è praticamente più nulla che ci emoziona,  che ci colpisce, siamo diventati più cinici, ma,
soprattutto, ci siamo assuefatti alla prima causa di tutti questi mali: alla “mala
gestione”, al mal governo della cosa pubblica».

La
disaffezione verso la politica
:  «Oggi se vi capita di parlare con la gente,
con i vostri vicini, e vi mettete a discutere di politica, se entrate in un
qualsiasi social network, potrete rendervi conto che il cento per cento dei
cittadini è più che “incazzato”, vorrebbe vedere i politici tutti a casa,
qualcuno li vorrebbe vedere anche morti. Oggi non si fa nemmeno più distinzione
tra chi fa il suo dovere e amministra bene, con dignità e correttezza, rispetto
ad una minoranza di incapaci, e talvolta delinquenti. La conclusione di molti è
“via questa classe politica, tutti a casa”.

É giunto a tal punto il disgusto verso la politica
che oggi quasi il 50 per cento degli elettori non va più a votare, perché si
dice: “tanto non cambia nulla”, “sono tutti uguali”, “fanno solo i loro interessi”.
In una equazione che si può sintetizzare “politico uguale ladro uguale profittatore”.
 Una politica che si interessa del
cittadino solo al momento del voto. Tanti programmi, tanti bei propositi ma che
sfumano già il giorno dopo l’insediamento. Non sono gli elettori che hanno
abbandonato la politica, è la politica che vive in un mondo che non è più
quello della gente comune».

I problemi
della città sono rimasti gli stessi
: «I problemi di 15 o 20 anni fa sono gli stessi di oggi, i mali di allora sono diventati
metastasi. Come il personaggio di Quinto Potere, anch’io sono davvero “incazzata”
e invito la cittadinanza a uscire dalle proprie case, per far sentire la
propria voce, rivendicando piena dignità di cittadini.

La dignità di non essere presi in giro, di essere
rispettati chiedendo ai partiti, alle persone che li rappresentano, non cosa si
propongono di fare, ma cosa hanno fatto finora, perché i programmi di oggi non
sono altro che la fotocopia rimpaginata di quelli presentati negli ultimi 20
anni».

La microcriminalità
e il degrado
: «Venezia è al 14°
posto nella classifica nazionale pubblicata dal Sole 24 ore per i reati di
microcriminalità, in particolare borseggi e furti. Solo nell’ultimo anno nella
provincia di Venezia i furti sono aumentati del 130 per cento Ma ancora più
devastante è l’immagine del degrado, dello stato di abbandono, del livello di insicurezza
di intere zone della città sia storica che di Mestre o Marghera, la diffusione
di un senso di abbandono, di assenza di governo della cosa pubblica. Un
territorio dove i più forti sono liberi di fare ciò vogliono, mentre ai
cittadini non resta che subire».

La
reputazione della città
: «È stata
compromessa non solo dal degrado, dai venditori abusivi, dagli accattoni talvolta
violenti e presenti in ogni angolo di Venezia, ma soprattutto dagli scandali,
non ultimo quello legato alla mala gestio
del Mose che sono rimbalzati nella stampa mondiale con danni incalcolabili».

La scelte
sbagliate del Comune
: «Fra i tanti
esempi, la partita di Save, con la svendita dell’intero pacchetto azionario che
ha comportato una perdita secca di 45 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i circa
14 milioni di euro di dividendi che il Comune ha perso a partire dal 2012. Né
possiamo dimenticare la fallimentare operazione del palazzo del cinema, con il mega
buco del Lido rimasto per anni sotto gli occhi della cittadinanza e del mondo,
e i maldestri tentativi di vendita dei beni del Comune, o la questione dei
derivati che è ancora un problema aperto. In sintesi due decenni di politiche
di spesa e svendita del patrimonio pubblico che hanno portato il Comune
nell’anticamera del dissesto, del fallimento, e la cosa folle è che oggi il
soggetto politico responsabile di questo scempio gestionale, non solo non si
assume le doverose responsabilità, ma si propone ancora una volta come il
medico, come la cura di un disastro che in realtà ha provocato».

L’esperienza
positiva alla guida della Provincia
:
«Da Ca’ Corner ho amministrato, ma ho anche avuto un punto privilegiato di
osservazione della città. Le stesse leggi che il Comune non ha saputo
rispettare, valevano anche per la Provincia. Un’amministrazione che ha risanato
le sue società partecipate, ha diminuito in misura rilevante il debito lasciato
dalla precedente Giunta di sinistra. Anche la Provincia, al pari del Comune,
era assoggettata al patto di stabilità, ai “prelievi” forzosi del governo, ma
ha sempre chiuso in pareggio il suo bilancio, e rispettato quel temuto mostro
del patto di stabilità, pur con tagli che in tre anni hanno raggiunto i 28
milioni di euro. Ha saputo conservare integro il patrimonio della comunità, ha
fatto interventi rilevanti in termini di servizi e infrastrutture, e ha reso
efficiente ed efficace la struttura burocratica provinciale, senza penalizzare
nessuno, tanto che al termine del mandato la Provincia di Venezia si era
classificata tra le più virtuose in Italia».

L’alternativa: «Ciò che ho detto, e le immagini proiettate, non vogliono
essere allarmismo, bensì la plastica e indiscutibile rappresentazione della
necessità di voltare pagina. Venezia si merita di avere un governo efficiente
della città non solo perché se non cambierà guida e modalità di governo nel
breve periodo si completerà il disastro portato aventi in questi anni, ma anche
perché Venezia già da quest’anno guiderà la città metropolitana, e se questo avverrà
con lo stesso sistema, con lo stesso partito, con gli stessi criteri seguiti per
guidare il comune di Venezia dovremmo sin d’ora considerare affossata ogni
prospettiva di sviluppo, perché da sempre questa sinistra ha avuto un solo
obiettivo, quello di occupare ogni ganglio vitale di questa città in una logica
di potere che ha di fatto paralizzato la città con gli effetti e i risultati
che vediamo».

Il
cittadino al centro
: «Tutti i problemi
hanno un unico comune denominatore, il cittadino – gli uomini e le donne che
abitano, vivono e lavorano a Venezia. Ogni programma, ogni azione deve avere al
centro il cittadino».

Gli obiettivi
concreti
: «Mettere fine ai
disservizi, combattere il degrado, la microcriminalità, rilanciare la
residenzialità, ricostruire l’immagine di una città ferita, risanare i conti e
utilizzare le risorse recuperate per garantire nuovi servizi. Puntare al
risanamento del bilancio, perché se non avverrà aumenteranno le tasse a carico
dei cittadini o ne verranno pregiudicati i servizi come già stato dimostrato in
questo ultimo anno. Porsi come reale alternativa alla politica delle “parole”
rispetto alla politica del “fare”, alla politica dell’esperienza rispetto a
quella dell’apprendistato, alla politica delle cose verificate rispetto a
quella delle non verificabili promesse».

Le
responsabilità del centro destra
: «Quanto
al centro destra, devo dire che pur non avendo governato ha una pesante
responsabilità, quella di non essersi dato un programma d’azione, non aver
definito una strategia comune, non aver saputo fare squadra e, cosa che reputo
ancor più grave, da giugno dello scorso anno, dopo la caduta della Giunta
guidata da Orsoni, di non essersi prontamente attivato per dare un’alternativa
alla città,  tanto che oggi il messaggio
che la città, che molti cittadini hanno ricevuto, è che il centrodestra attende
solo di vedere chi vincerà le primarie nella sinistra. Il risultato? Sono mesi
che mi sento dire che per quanti malanni abbia fatto la sinistra non c’è storia,
che vinceranno comunque perché tali e tanti sono i gangli e le persone che
gravitano nella sua orbita, che i Veneziani la voteranno comunque. Io, all’opposto,
sono convinta che la maggioranza dei cittadini voglia voltare pagina, e non
solo quelli che non vanno più a votare perché disgustati dalla politica, ma
anche molti che hanno paura di esporsi, ai quali cito sempre la battuta della
Democrazia Cristiana che nelle elezioni politiche del 1956 scrisse sui manifesti
“nell’urna Dio Ti vede, Stalin No”. Questo per dire che oggi ogni cittadino deve
pensare al suo futuro e a quello dei suoi figli, perché se le cose non
cambieranno,  continuerà a vivere in una
città nella quale tutti la fanno da padroni tranne che i cittadini. Starà a
loro scegliere. Nell’urna saranno soli, con le loro convinzioni, ma anche con l’immagine
della realtà di ciò che li circonda».

La squadra: «Oggi più che mai sarebbe insensato se il centro
destra non trovasse una sintesi per porsi come soggetto alternativo, come
portatore di un progetto nuovo che risani e rilanci una città che è stata
“preda di tutti” e abbandonata  a se
stessa. Noi non ci poniamo come alternativi ai partiti ma nemmeno con un ruolo
ancillare rispetto ai partiti. Ci consideriamo come un collante rispetto alle
divisioni che caratterizzano oggi il centro destra e che finora hanno impedito
di vedere l’obiettivo vero, principale, un’alternativa seria e credibile di
governo della città».

Una amministrazione competente: «Il solo elemento che per noi fa davvero la
differenza è la capacità di amministrare, di anticipare i bisogni della gente,
di essere tempestivi nella risoluzione dei problemi, di essere capaci di
gestire in modo efficiente ed efficace il presente, ma anche di saper pianificare
il futuro. Di saperlo realizzare, e non inseguire. E tutto questo è possibile
solo se si ha alle spalle una solida esperienza, perché oggi non siamo più
“nell’età dell’oro” ma nell’età della oculata gestione e della massima
valorizzazione delle poche risorse disponibili».

Lo sviluppo
della città
: «Crescita e
valorizzazione del patrimonio culturale, architettonico, ambientale che abbiamo
ereditato da un glorioso passato, ma che non può ridursi ad una visione museale,
e nemmeno a una sorta di centro vacanze, o a un mero insieme di uffici. Una
città nasce, vive e si trasforma, ma la sua tenuta nel tempo dipende dalla
vitalità e diversificazione del suo tessuto economico, sociale e umano. E oggi
parliamo di un tessuto sociale profondamente mutato e che continua a mutare ma
i cui cambiamenti vanno orientati e pianificati perché credo che uno dei temi
più importanti, quello del ripopolamento di Venezia non possa essere affrontato
prescindendo da una chiara visione delle interdipendenze dlle politiche economiche,
sociali, dei servizi ».

Mestre:«Mestre è una città, a cui vanno riconosciute differenze
e specificità. E oggi, più che in passato, è necessario che i cittadini si
esprimano rispetto all’autonomia, alla nascita di due città; e ciò per due
ragioni, una di civiltà e rispetto del diritto dei cittadini, perché io credo
che non si debba mai impedire ai cittadini di esprimersi rispetto sia a ciò che
riguarda il territorio che abitano, sia alle forme di governo di quel
territorio, e non dimentichiamo che hanno chiesto il referendum raccogliendo
oltre 9 mila firme. In secondo luogo perché l’avvio della costruzione della
città metropolitana non potrà avvenire sino a quando non vi sarà concordanza di
vedute sui percorsi da attuare e sugli obiettivi da raggiungere, e questi oggi
non possono prescindere dalla preventiva definizione dei problemi che Venezia,
che ne sarà la guida, si trascina irrisolti da anni, Perché città metropolitana
non significa Consiglio metropolitano o Statuto. Questi sono solo i suoi aspetti
formali, vuole invece dire, nell’ordine, riassetto, pianificazione, sviluppo e crescita».

Venezia:«Quanto a Venezia il nostro obiettivo è l’autonomia,
la specialità. Non è più tempo di “leggi speciali”. Non ci sono più soldi a
Roma e lo Stato da anni è sull’orlo del fallimento. Le politiche fiscali sono
sempre più vessatorie. In questo quadro non esiste alternativa alla necessità
di ripensare e conquistare un nuovo status per la città».  

La città
metropolitana
: «Per anni ci hanno
detto “partiamo, facciamola , poi la riempiremo di contenuti lungo il viaggio”.
Una follia, perché una città non nasce per decreto, non nasce perche si
costituisce il Consiglio e la Giunta metropolitana, o si addotta uno Statuto.
Se così fosse sarebbe la brutta copia della defunta provincia. La città
Metropolitana ci sarà nei fatti se alla base saranno chiari non solo gli
obiettivi da perseguire, ma anche le attribuzioni di competenze e risorse».

Il nome della nostra lista civica: «L’abbiamo chiamata “VENEZIA DOMANI”. Abbiamo a lungo
riflettuto sul nome, sui simboli e sulle immagini a cui doveva ancorarsi. Siamo
giunti alla conclusione che il nome doveva già di per sé essere un programma.
Venezia è il nostro programma, una VENEZIA dinamica, viva, che sa costruire un
futuro da consegnare alle nuove generazioni che riacquista un ruolo di guida di
un territorio ed una dignità non data esclusivamente dal suo passato. DOMANI inteso
come preciso indicatore temporale, come “questo domani”, il giorno dopo l’oggi.
Perché è finito il tempo degli studi, dei tavoli, che rinviano a un futuro in
là nel tempo, che mai si realizza. Per me domani vuol dire che proprio il
giorno dopo l’insediamento l’amministrazione sarà già operativa, perché Venezia
ha bisogno di ripartire subito, perché di tutto oggi può avere bisogno tranne
che di amministratori che debbano fare l’apprendistato. E’ pur vero che una
città di poco più di 43 mila abitanti, che ho avuto l’onore di amministrare
come sindaco per dieci anni, è cosa diversa da Venezia con la sua complessità e
miriade di problemi, ma – lo ripeto- l’esperienza oggi è fondamentale per
essere subito operativi».

Il logo:  «Semplice,
essenziale, pulito. Le due parole VENEZIA DOMANI sono a loro volta incluse in
un cerchio che vuole rappresentare coloro ai quali si rivolge o meglio dovrebbe
rivolgersi la politica e una pubblica amministrazione: gli uomini e le donne che
vivono la loro città. Due colori, decisi e contrastanti che rappresentano due
anime Venezia – il suo passato glorioso (l’arancione delle terre e dei palazzi)
e un futuro concreto (il grigio acciaio che richiama i materiali più
contemporanei utilizzati nell’edilizia sostenibile) che può essere costruito
partendo già da domani. L’unione delle persone ma anche della due anime che si
abbracciano nella raffigurazione grafica del simbolo, Venezia città d’acqua e
di terra, centro storico e Mestre con la vasta area metropolitana».

La
candidatura
: «Lo scorso ottobre
proposi a tutto il centrodestra di fare le primarie perché potevano essere un
momento di confronto e di sintesi delle varie articolazioni in cui si compone e
si riconosce larga parte dei cittadini. Non se ne fece nulla. Oggi, mancano
circa 80 giorni al voto, non è più tempo di primarie, ma di azione, di contatto
diretto con i cittadini che hanno il diritto di conoscere le proposte
alternative rispetto a chi ha governato per 25 anni la città. Da oggi siamo in
campagna elettorale perché riteniamo di avere un patrimonio di conoscenze,
esperienze e risultati conseguiti che possa essere utile alla città di Venezia,
ma siamo anche aperti ad altri scenari che possano facilitare un nuovo governo
della città.  Il nostro fine, il nostro
interesse non è vincere, ma governare, e bene, nell’interesse della comunità
veneziana. Con questa lista civica andremo di campo in campo, di sestiere in
sestiere, di isola in isola. Per le vie di Mestre, nei quartieri e nelle piazze,
a dire a ogni cittadino che qui in gioco non c’è il colore di una bandiera, non
c’è la scelta tra l’amico e la persona più o meno conosciuta, ma tra il
disastro e la rinascita, la ripartenza della città che tutti amiamo».

«Venezia è come una splendida nave seriamente ammaccata,
con parti arrugginite, da sostituire – ha dichiarato Zaccariotto appena concluso l’incontro – ma che può essere rimessa
in sesto e riprendere il mare. Ma per questo non ha bisogno di uno Schettino
che la faccia finire definitivamente sugli scogli del default, del dissesto, senza poi assumersi alcuna responsabilità. Anche
perché i fatti e la cronaca ci hanno provato che i comandanti alla Schettino se
ne vanno lasciando passeggeri ed equipaggio al loro destino, e oggi i passeggeri
e l’equipaggio sono la cittadinanza tutta, e coloro che lavorano all’interno
del Comune».

Venezia
Mestre, 28 febbraio 2015

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