L’Amsterdam ebraica #Amsterdam #amsterdamebraica

L’Amsterdam ebraica

L’antico nome di Amsterdam era Mokum, dall’ebraico Makom
o “luogo”. Per gli ebrei soltanto Amsterdam era la città, al di fuori
delle sue porte vi era la Medina, ovvero la provincia. Il fatto che
molte parole ebraiche siano entrate a tutti gli effetti nel vocabolario
di Amsterdam dimostra quanto l’attuale capitale fosse importante per
questo popolo che ha lasciato la propria impronta ben visibile sulla
lingua olandese: i cittadini della capitale usano ancora la parola mazzel (buona sorte) quando sentono che la fortuna è dalla loro, e l’aggettivo ebraico mesjogge
(pazzo) viene usato correntemente dagli abitanti di Amsterdam. Oltre
alla lingua, anche l’humour conserva dei tratti della cultura ebraica,
come testimoniano le note barzellette di Sam e Moos, i personaggi creati
dal cabarettista e scrittore Max Tailleur. Anche gli antichi piatti
della cultura ebraica sono entrati a pieno titolo negli usi e costumi
degli abitanti della città, come la pasta spalmabile di manzo (ossenworst), il formaggio non stagionato (meikaas), o l’insaccato di carne salata (pekelvlees), per non parlare dei cetrioli sott’aceto (zure bommen e augurken) e i cipollotti (uitjes).

Attualmente
sono ancora molti gli edifici e i monumenti che ricordano il passato
ebraico di Amsterdam: la sinagoga portoghese (Portugese Synagoge),
ovvero il complesso delle quattro sinagoghe degli ebrei ashkenaziti che
ora ospita il Joods Historisch Museum, il mercato della Waterlooplein,
il palazzo dell’Unione dei lavoratori del Diamante (Algemene Nederlandse
Diamantbewerkers Bond) e l’antico teatro Hollandsche Schouwburg.

Sefarditi e askenaziti

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I
primi ebrei raggiunsero l’Olanda intorno al 1600. Inizialmente
provenivano dalla Spagna e dal Portogallo (sefarditi), seguiti da grandi
ondate migratorie di ebrei in cerca di fortuna dalla Germania e
dall’Europa orientale (askenaziti). Ad Amsterdam non erano costretti a
indossare nessun segno di riconoscimento o a vivere confinati in
quartieri della capitale come avveniva a Venezia. Da questo punto di
vista infatti la capitale rappresentava una vera e propria eccezione nel
Vecchio continente.

Tra gli ebrei sefarditi vi erano commercianti
facoltosi, mentre gli askenaziti, estremamente poveri, avevano raggiunto
queste terre in cerca di una nuova vita. Tuttavia non tutti riuscirono a
far fortuna, innanzitutto perché non potevano esercitare un mestiere:
infatti agli ebrei non era consentito entrare a far parte di alcuna
corporazione. La povertà continuò a dilagare fino a dopo il 1796 quando,
sulla scia degli ideali che avevano guidato la rivoluzione francese,
agli ebrei furono riconosciuti i diritti dell’uomo e del cittadino.
Dovremo attendere fino all’inizio del XIX secolo perché la situazione
migliori, principalmente grazie al fiorire dell’industria dei diamanti
che offrì lavoro a molti ebrei. In quegli anni la comunità ebraica,
rimasta per secoli nella parte orientale della città vecchia, iniziò a
popolare anche altre zone della capitale.

L’antico quartiere ebraico (Jodenbuurt)

In
questa zona, tra il Nieuwmarkt, la Waterlooplein e la Weersperplein,
sorgevano le principali sinagoghe e i mercati tipici. Durante
l’occupazione della città tra il 1940 e il 1945, tremila ebrei furono
deportati e uccisi nei campi di concentramento: fu allora che nel cuore
dei quartieri ebraici si è aprì una ferita che non si sarebbe più
rimarginata. Tuttavia queste strade sono ancora dense di riferimenti
alla ricca cultura ebraica che si sviluppò nella capitale a partire dal
XVII secolo. (vedi anche il percorso: l’antico quartiere ebraico).

Joods Historisch Museum

Il Joods Historisch Museum
è stato allestito nel grazioso complesso delle sinagoghe degli ebrei
askenaziti risalente al XVII e XVIII secolo. Il percorso all’interno del
museo inizia dalla Nieuwe Synagoge, che offre un’immagine delle
principali caratteristiche dell’identità ebraica e dell’influsso
dell’Olanda sulla cultura di questo popolo. Nella Grote Synagoge del
XVII secolo, la sinagoga pubblica più antica dell’Europa occidentale, si
possono trovare i tipici oggetti cerimoniali: manufatti in argento,
pinnacoli, il parochet, baldacchini e tallit. Nelle gallerie della Grote
Synagoge vengono ricordate le tappe storiche del popolo ebraico nei
Paesi Bassi. Una peculiarità del museo è rappresentata da un coffee shop
kasher dove, oltre al caffè, vengono servite specialità della cucina
ebraica.

– Indirizzo: Jonas Daniël Meijerplein 2-4

La Portugese Synagoge

Nel 1675, quando la sinagoga
fu ultimata, non conosceva eguali al mondo grazie alle sue notevoli
dimensioni. Gli interni e l’esterno dell’edificio sono cambiati ben poco
da quando ha iniziato a servire la comunità: ad esempio la sinagoga non
utilizza ancora l’elettricità, infatti le cerimonie vengono tuttora
illuminate dalle candele dei lampadari del XVII secolo. I pregevoli
interni possono essere visitati ogni giorno, ad eccezione del sabato e
delle festività ebraiche. Negli edifici più bassi intorno alla sinagoga
si trova la biblioteca Ets Chaim famosa in tutto il mondo. Durante il
periodo invernale le funzioni si tengono in un’altra area del complesso
poiché la maestosità della sinagoga la rende inutilizzabile per le
temperature eccessivamente rigide.

– Indirizzo: Mr. Visserplein/Jonas Daniël Meijerplein 2-4

Il mercato della Waterlooplein

Il
mercato della Waterlooplein è il mercato giornaliero del quartiere
ebraico fin dal 1886. Qui la comunità comprava ogni genere di merce dato
che ufficialmente non erano autorizzati ad aprire attività commerciali.
Il mercato si teneva qui tutti i giorni, ad eccezione del sabato, il
giorno di festa dei molti commercianti ebrei. Dopo la guerra si è
trasformato in un mercato delle pulci ma la scomparsa di molti
commercianti lo ha privato di gran parte del suo fascino. Nel 1988, con
l’inaugurazione dello Stadhuis (Palazzo Reale) e del Muziektheater
(teatro dell’opera), è stato spostato definitivamente nella parte
nord-orientale della Waterlooplein e tuttora rappresenta una delle
attrazioni turistiche di Amsterdam; aperto dal lunedì al sabato.

L’unione dei lavoratori del Diamante

Il
palazzo dell’ANDB (Algemene Nederlandse Diamantbewerkers Bond), ovvero
dell’Unione dei lavoratori del Diamante, è un edificio eretto nel 1900 e
progettato dall’architetto H.P. Berlage. Non solo l’esterno ma anche i
suoi interni valgono la pena di essere visitati. Questo sindacato, i cui
membri erano per la maggior parte di origine ebraica, è stato il primo a
possedere un palazzo di queste dimensioni. Attualmente ospita il museo
De Burcht sulle unioni sindacali.

– Indirizzo:  Henri Polaklaan 9

Il teatro Hollandse Schouwburg

Il teatro Hollandse Schouwburg
risale al 1893 e prima della guerra era molto frequentato dalla
comunità ebraica; in particolare ospitava le prime assolute dei pièce di
Herman Heijermans, un drammaturgo molto caro alla cultura ebraica . Nel
1942 fu adibito dai nazisti a luogo dove riunire gli ebrei in attesa di
essere deportati. Dal 1962 l’edificio è considerato un monumento e nel
1993 è poi diventato un luogo della memoria, attualmente gestito dal
Joods Historisch Museum. Le mostre al suo interno sono aperte
gratuitamente ogni giorno.

Indirizzo: Plantage Middenlaan

La cucina kasher

Un
tempo nel quartiere ebraico si potevano trovare molti broodjeswinkel,
ovvero una sorta di paninerie tipiche della cucina ebraica. Oggi il
coffee shop kasher all’interno del Joods Historisch Museum è l’ultimo
broodjeswinkel del quartiere a offrire i piatti tradizionali ebraici. Un
altro famoso broodjeswinkel è Sal Meijer, che nel corso degli anni si è
trasferito, insieme a tutti i suoi clienti, al 45 della Schelderstraat
nella parte meridionale della capitale. (orari di apertura: dalla
domenica al giovedì 10:00-19:30; venerdì 10:00-14:00). Dopo le 17:00
viene servito il menu giornaliero. Assolutamente da provare sono le
polpette di pesce (viskoekjes), le polpettine di carne servite con un
panino (broodje bal) e i tipici panini con gli insaccati (broodje
ossenworst e broodje pekelvlees).

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