ART CITY Bologna 2024: l’universo artistico di Giorgio Morandi

ART CITY Bologna 2024
ART CITY Bologna 2024

La dodicesima edizione di ART CITY Bologna avrà luogo dall’1 al 4 febbraio 2024 catalizzando, ancora una volta, l’attenzione del pubblico appassionato dell’universo artistico. Promossa dal Comune di Bologna e BolognaFiere e diretta per il settimo anno da Lorenzo Balbi, direttore di MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, l’art week accompagnerà, come da tradizione, lo svolgimento di Arte Fiera che quest’anno compie 50 anni.

Ed è proprio per celebrare questo storico traguardo della fiera di settore più longeva d’Italia, che ART CITY Bologna ha scelto di omaggiare l’artista moderno più importante nato e vissuto nella città felsinea, Giorgio Morandi (1890-1964), nel 60° anniversario della morte, proponendo un programma a lui ispirato.

Cinque 
special projects esploreranno e reinterpreteranno il lavoro del Maestro attraverso differenti linguaggi del contemporaneo: quello della fotografia sarà rappresentato dalle opere di Mary Ellen Bartley nella mostra Mary Ellen Bartley: MORANDI’S BOOKS, al Museo Morandi,e dagli scatti di Joel Meyerowitz esposti all’interno delle Collezioni Comunali d’Arte, in Morandi’s Objects. Le fotografie di Joel Meyerowitz; quello del video sarà espresso dall’artista Tacita Dean con STILL LIFE. The studio of Giorgio Morandi, all’interno del nuovo spazio PIETRO;quello della performance verrà affidato a Virgilio Sieni, che proporrà la sua nuova produzione Elegia Luminosa, in scena nella platea del Teatro Comunale di Bologna, oltre al ciclo di lezioni sul gesto intitolato Atelier Morandi – Palestra Auratica; infine quello del suono avrà come protagonista l’installazione sonora e live Saturnine Orbit di Mark Vernon, pensata da Xing per la Casa Museo Giorgio Morandi e per i Fienili del Campiaro a Grizzana Morandi (BO). Ad affiancare i cinque special projects, il focus espositivo Morandi metafisico. Tre disegni. Una storia, che a Casa Morandi presenterà tre disegni appartenenti alla breve fase metafisica dell’artista.

La scelta di omaggiare la figura di Giorgio Morandi si sposa con la volontà di valorizzare l’arte del pittore bolognese con attività in programma nell’arco di tutto l’anno da parte delle istituzioni. L’attenzione su Giorgio Morandi è una delle priorità della politica culturale e già lo scorso ottobre, nell’ambito delle azioni culturali portate avanti dalla Città metropolitana, è stato istituito il Tavolo Morandi – promosso con Comune di Bologna, Comune di Grizzana Morandi, Settore Musei Civici Bologna, Museo Morandi e MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – per raccontare ed esplorare, con eventi e proposte di itinerario, i luoghi caratteristici della vita di Morandi, da Bologna a Grizzana Morandi e altri luoghi metropolitani.

Come di consueto nei giorni di ART CITY Bologna, sarà l’intera città a farsi palcoscenico per la cultura contemporanea grazie alla partecipazione di numerose realtà istituzionali pubbliche e privategallerie d’arte e spazi indipendenti che animeranno una programmazione diffusa e variegata in grado di coinvolgere pubblici eterogenei.

Si conferma, inoltre, l’appuntamento con ARTalk CITY, il ciclo di conversazioni tra artisti, curatori e docenti, curato dall’Accademia di Belle Arti di Bologna, presso l’Aula Magna, per approfondire le poetiche di alcuni dei protagonisti dell’edizione 2024 di ART CITY Bologna.

● Special projects dedicati a Giorgio Morandi

Mary Ellen Bartley: MORANDI’S BOOKS
A cura di Alessia Masi
Mostra promossa da Museo Morandi
Museo Morandi | Via Don Minzoni 14, Bologna
30 gennaio – 7 luglio 2024
Giovedì 1 | venerdì 2 | Domenica 4 febbraio ore 10.00 – 20.00
Sabato 3 febbraio ore 10.00 – 23.00
Ingresso gratuito nei giorni di ART CITY Bologna (1 – 4 febbraio)
Le fotografie di Mary Ellen Bartley, da sempre interessata a esplorare le qualità formali e tattili, sono il risultato di una residenza svolta a Bologna nel 2020 da cui, dopo aver visitato lo studio e la casa di Morandi, è nato il progetto Morandi’s books, una serie fotografica di sue personali composizioni costruite con i libri appartenuti a Giorgio Morandi, oggi conservati nella casa-museodi via Fondazza. I volumi su Corot, Ingres, Piero della Francesca, Rembrandt, Cézanne, ossia imaestri del maestro bolognese, sono diventati, nelle mani della Bartley, i muti interlocutori delle sue “nature morte”, convivendo, talvolta, a fianco di oggetti e scatole di latta sottratti alla polvere dello studio dell’artista, pronti a riprendere vita e a ritrovare uno spazio, quello della foto, che restituisce loro una misurata dignità estetica oltre che una valenza formale. Nel suo approccio metodologico, Bartley ha rispettato aspetti come la luce, i colori e la geometria tanto cari a Morandi, per trasmettere e sottolineare quei valori di semplicità, silenzio, pace, ordine, meditazione e riflessione, valori sempre più precari nel tessuto sociale contemporaneo.
Oltre alle immagini fotografiche, il percorso espositivo propone un video, realizzato dalla stessa Bartley, nel quale l’artista racconta l’incontro con l’opera e i libri di Giorgio Morandi, l’esperienza vissuta e il modus operandi utilizzato per la realizzazione di questo progetto. Mary Ellen Bartley mette in luce la stessa ricerca dell’essenza e la medesima attenzione verso le semplici cose, care a Morandi. La mostra si inserisce nel solco di una pratica collaudata ormai da anni dal Museo Morandi: creare relazioni tra l’opera degli artisti contemporanei e quella di Giorgio Morandi al fine di riaffermare il suo importante ruolo nell’immaginario culturale globale nonché la sua influenza sulla cultura visiva internazionale.
L’esposizione è accompagnata da un catalogo bilingue italiano/inglese edito da Danilo Montanari Editore, con testi di Alessia Masi e Lorenza Selleri e la riproduzione di tutte le opere in mostra.
Mary Ellen Bartley è nata a New York nel 1959, vive e lavora a Sag Harbor (New York). Lo spiccato interesse per il genere della natura morta le ha ispirato un corpo di opere ricco di metafore, profondità pittorica e tattilità. Le sue composizioni lasciano trasparire semplicità e suggeriscono, con insistenza sottile, la storia stratificata dei libri stessi. Le sue fotografie sono pregne di domande su ciò che vediamo e non vediamo e sulle storie che raccontiamo. Tuttavia, lo spirito del suo lavoro offre una risposta riflessiva, una tregua da un mondo sempre più chiassoso e caotico. Accanto ai suoi allestimenti minimalisti realizzati in studio con libri scelti unicamente per qualità fisiche e colori, e rappresentati in serie come Paperbacks, Reading in Color e Blue Books, troviamo progetti realizzati in biblioteche e archivi dal carattere unico, che l’artista sviluppa nel tempo rispondendo alle collezioni e ai loro habitat. Bartley è stata invitata a lavorare nelle biblioteche di artisti celebri come il regista di teatro sperimentale e artista Robert Wilson, i pittori Jackson Pollock e Lee Krasner, lo stilista e bibliofilo Karl Lagerfeld e Giorgio Morandi, le cui tranquille nature morte sono state una fonte d’ispirazione essenziale fin dall’inizio della sua attività artistica. L’uso sottile della luce naturale, la selezione precisa della messa a fuoco, e l’acuto senso della disposizione geometrica spesso pervadono le fotografie di pacata moderazione e quiete meditativa. Mary Ellen Bartley continua a trovare tecniche innovative per espandere la gamma delle immagini sui libri, suo soggetto principale, dal momento che ogni nuova collezione di libri richiede un nuovo approccio, tra cui la xerografia, la ri-fotografia e il collage. Le sue opere sono state esposte in numerose mostre e istituzioni, tra cui Queens Museum (New York), Walker Art Center (Minneapolis), Morgan Library and Museum (New York) e Parrish Art Museum (Watermill). Le sue fotografie e i suoi libri d’artista fanno parte delle collezioni permanenti del Center for Creative Photography (Tucson), J. Paul Getty Museum (Los Angeles), Museum of Modern Art (New York), Library Special Collection (New York), Parrish Art Museum (Watermill), The Morgan Library and Museum (New York) e Walker Art Center (Minneapolis).

Tacita Dean
STILL LIFE. The studio of Giorgio Morandi
Progetto promosso da Museo Morandi in collaborazione con Marian Goodman Gallery
A cura di Lorenzo Balbi e Alessia Masi, in collaborazione con spazio PIETRO di Simone Gheduzzi
Palazzo Tanari | Via Galliera 20, Bologna
1 – 4 febbraio 2024
Giovedì 1 febbraio ore 16.00 – 20.00
Venerdì 2 febbraio ore 10.00 – 20.00
Sabato 3 febbraio ore 10.00 – 22.00
Domenica 4 febbraio ore 10.00 – 20.00
Ingresso gratuito
Nel 2009 Tacita Dean, una delle protagoniste più influenti della scena artistica contemporanea, ha realizzato due film su pellicola 16mm all’interno dell’appartamento di Bologna in cui Giorgio Morandi visse e lavorò per gran parte della propria vita, oggi Casa Morandi, in particolare negli ambienti dello studio. Uno di questi, Still Life, viene proiettato all’interno dello spazio PIETRO a Palazzo Tanari. Nel film, girato in bianco e nero, appaiono linee che si intersecano fitte sui fogli di lavoro dell’artista, che tracciava a matita le esatte posizioni degli oggetti che avrebbe dipinto. Morandi studiava minuziosamente le possibili variazioni della composizione, annotandole con segni e lettere sui grandi fogli di carta che avvolgevano il suo tavolo di lavoro: i contorni si sovrappongono e incrociano dando vita a un disegno complessivo tanto straordinario quanto involontario. Attraverso tali tracce, trascurate e dimenticate, Tacita Dean racconta l’opera di Morandi, ricostruendone la costanza e il rigore delle fasi preparatorie. Il film è, infatti, caratterizzato da uno sguardo minuziosamente attento al dettaglio, una speciale qualità della luce e un tempo lento, fatto di lunghe pause, che rivelano di ogni oggetto, di ogni linea, un’essenza che né la pittura né la fotografia riuscirebbero a catturare allo stesso modo. L’artista britannica ci introduce all’interno di universi densi di tempo e spazio che trattengono la verità del momento, simili a nature morte, seppure in movimento. “Pare che a Morandi piacesse dipingere ciò che vedeva. – scrive Tacita Dean – Non si limitava a scegliere, come avevo sempre immaginato, di non dipingere nulla di un oggetto che non riteneva necessario, ma invece li trasformava prima, facendone gli oggetti che voleva vedere. Non era questione di negare i dettagli, poiché egli conservava i dettagli che gli piacevano. L’opacità miracolosa degli oggetti che dipinge è già negli oggetti stessi. Il suo era un doppio artificio. Nel suo studio, tra le pentole di rame e le caraffe smaltate, ho compreso chiaramente il significato di un’affermazione dell’artista Fluxus Robert Filliou: «L’arte è ciò che rende la vita più interessante dell’arte”.
Tacita Dean è nata nel 1965 a Canterbury. Vive e lavora a Berlino e a Los Angeles, dove è stata Artist in Residence presso il Getty Research Institute nel 2014-2015. Il critico Adrian Searle ha definito la sua opera come “caratterizzata da un senso della storia, del tempo e del luogo, dalla qualità della luce e dall’essenza stessa del film. Il focus del suo lavoro, sottile ma ambizioso, è la verità del momento, il film come mezzo e la sensibilità dell’individuo”. Dean ha ricevuto numerosi premi, tra cui la Cherry Kearton Medal and Award, Royal Geographical Society, Regno Unito, nel 2019, il Kurt Schwitters Prize nel 2009, l’Hugo Boss Prize al Solomon R. Guggenheim Museum di New York nel 2006.
Recentemente sono state organizzate mostre personali nel 2023 alla Bourse de Commerce, Pinault Collection (Parigi); nel 2022 al MUDAM Mudam – The Contemporary Art Museum of Luxembourg (Luxembourg) e The J. Paul Getty Museum (Los Angeles); nel 2021 al Kunstmuseum Basel (Basilea); nel 2020 all’EMMA – Espoo Museum of Modern Art (Espoo); nel 2019 alla NY Carlsberg Glyptotek (Copenaghen) e al Museu de Arte Contemporânea de Serralves (Porto); nel 2018 alla Kunsthaus Bregenz (Bregenz), alla Fruitmarket Gallery (Edimburgo) e alla Royal Academy of Arts (Londra), nell’ambito di una trilogia di mostre organizzate in collaborazione con la National Gallery e la National Portrait Gallery della città. Dean ha disegnato le scene e i costumi per The Dante Project, una produzione in collaborazione con il coreografo residente del Royal Ballet Wayne McGregor e il direttore d’orchestra e compositore Thomas Adés. Questo nuovo balletto basato sulla Divina Commedia di Dante ha debuttato nell’ottobre 2021 alla Royal Opera House di Londra. Nel 2011 l’opera di Dean FILM, parte della Unilever Series della Tate Modern e presentata nella Turbine Hall, ha segnato l’inizio della campagna per la conservazione della pellicola fotochimica.

Morandi’s Objects. Le fotografie di Joel Meyerowitz
Collezioni Comunali d’Arte | Palazzo d’Accursio, Piazza Maggiore 6, Bologna
A cura di Giusi Vecchi
Mostra promossa da Museo Morandi
30 gennaio – 25 febbraio 2024
Giovedì 1 febbraio ore 14.00 – 19.00
Venerdì 2 febbraio ore 10.00 – 19.00
Sabato 3 febbraio ore 10.00 – 22.00
Domenica 4 febbraio ore 10.00 – 18.30
Ingresso gratuito nei giorni di ART CITY Bologna (1 – 4 febbraio)
Allestita nelle sale 23 e 24 delle Collezioni Comunali d’Arte a Palazzo d’Accursio, la mostra Morandi’s Objects. Le fotografie di Joel Meyerowitz, a cura di Giusi Vecchi, introduce all’universo oggettuale di Giorgio Morandi attraverso lo sguardo di Joel Meyerowitz, presentando una selezione di 17 scatti dal nucleo complessivo di 23 opere che il celebre fotografo statunitense ha generosamente donato al Museo Morandi nel 2015 e nel 2024.
A completamento di un progetto avviato nel 2013 nella casa di Paul Cézanne ad Aix-en-Provence, nella primavera del 2015 Joel Meyerowitz ha avuto accesso alla stanza-studio di Casa Morandi, in via Fondazza 36 a Bologna, in cui sono conservati gli oggetti che il pittore disponeva sui suoi tavoli e contemplava a lungo prima di riprodurli nelle sue nature morte. Scopo del lavoro è stato quello di fornire un catalogo degli oggetti che questi pittori hanno usato nel corso della loro vita, mostrando agli studiosi e agli altri spettatori interessati le forme, per lo più umili e basiche, da cui i due grandi artisti hanno tratto ispirazione.
Attraverso più di 700 scatti, utilizzando esclusivamente la luce naturale, Meyerowitz ha compiuto una profonda ricognizione tassonomica di tutti gli oggetti conservati nella piccola stanza dove Morandi ha vissuto e lavorato: fra vasi, ciotole, bottiglie, pigmenti colorati, brocche, fiori secchi, conchiglie, imbuti, annaffiatoi, pigmenti e altri oggetti polverosi e invecchiati sulla stessa carta che l’artista ha lasciato sul muro, ormai fragile e ingiallita dall’età.
Come assumendo la stessa postura del maestro bolognese, il fotografo spiega: “Mi sono seduto al tavolo di Giorgio Morandi esattamente nello stesso posto in cui lui si è seduto per più di 40 anni. La stessa inclinazione della luce brillava su quel tavolo per me come allora per lui. L’ho guardata crescere e irradiarsi poco alla volta per due giorni nella primavera del 2015. Ad uno ad uno, sono passati tra le mie mani più di 260 oggetti che lui aveva raccolto. La polvere di cui sono
ricoperti è parte integrante di quel mistero che Morandi ci ha tramandato intatto. Come in un nuovo carosello, gli oggetti sono tornati a sfilare sul tavolo. Mi chiedo: qual è il segreto di questi oggetti che hanno tenuto Morandi sotto il loro potere per tutta la sua vita?”. Veri e propri ritratti, questi still life fotografici, confluiti nel prezioso volume Morandi’s Objects pubblicato da Damiani nel 2015, esplicitano la potenza espressiva di ogni singolo oggetto, svelandone le sottili caratteristiche, l’assoluta singolarità e il magnetismo che Morandi per primo aveva sperimentato nel dipingerli sulla tela. Nel 2015 Meyerowitz aveva già voluto omaggiare il Museo Morandi donando un’opera di questo ciclo (Morandi’s Objects, trittico, “Flag”), a cui recentemente ha aggiunto altre 22 fotografie della stessa serie.
Joel Meyerowitz è nato nel 1938 a New York, ha iniziato a fotografare nel 1962. Sebbene si sia sempre considerato un fotografo di strada nella tradizione di Henri Cartier-Bresson e Robert Frank (è coautore dell’opera standard sul genere Bystander: A History of Street Photography, 1994) ha trasformato questa modalità con il suo uso pionieristico del colore. Considerato, insieme a William Eggleston e Stephen Shore, uno dei più rappresentativi esponenti della New Color Photography degli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso, Meyerowitz è stato determinante nel cambiare l’atteggiamento verso l’uso della fotografia a colori da una resistenza a un’accettazione quasi universale. Il suo primo libro Cape Light (1978) è un classico molto amato della fotografia a colori e ha venduto più di 150.000 copie. Anche in Wild Flowers (1983) ha dimostrato un apprezzamento per la fusione di natura e artificio nelle normali strade cittadine. In seguito si è dedicato ai ritratti (Redheads, 1991) e al paesaggio (Tuscany: Inside the Light, 2003). Più recentemente, ha trascorso tre anni a immortalare aree selvagge nei parchi di New York. Alcune selezioni del progetto sono state esposte al Museum of the City of New York (2009-10) e sono state pubblicate in Legacy: The Preservation of Wilderness in New York City Parks (Aperture, 2009). Meyerowitz è stato l’unico fotografo a cui è stato concesso l’accesso senza ostacoli a Ground Zero dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Le immagini, molte delle quali sono state raccolte nel volume Aftermath: World Trade Center Archive, hanno costituito le fondamenta di un importante archivio nazionale e una mostra itinerante che ha viaggiato in più di 200 città in 60 paesi. Nel corso della sua carriera, Meyerowitz ha prodotto oltre una dozzina di libri e nel 2010 Phaidon ha pubblicato una rassegna completa della sua carriera. Inoltre, nel 1998 ha prodotto e diretto il suo primo film, Pop, un diario intimo di un viaggio di tre settimane in macchina con il figlio Sasha e il padre anziano Hy. Tra le sue prime mostre personali importanti figurano quelle alla Eastman House di Rochester nel 1966 e al Museum of Modern Art di New York nel 1968. Ha rappresentato gli Stati Uniti alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2002 e ha ricevuto oltre una dozzina di premi, tra cui la Guggenheim Fellowship e il Deutscher Fotobuchpreis. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui Museum of Modern Art (New York), Metropolitan Museum of Art (New York), Whitney Museum of American Art (New York), Museum of Fine Arts (Boston) e The Art Institute of Chicago.

Virgilio Sieni
Elegia Luminosa
A cura di Lorenzo Balbi
Performance promossa da ART CITY Bologna
In collaborazione con Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni e Fondazione Teatro Comunale di Bologna
Interpreti Silvia Brazzale, Giulia Di Guardo, Lucrezia Gabrielli, Katia Pagni e Delfina Stella, Valentina Squarzoni
Musica (live) ASCARI
Con la partecipazione di studentesse e studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna
Teatro Comunale di Bologna | Largo Respighi 1, Bologna
1 – 4 febbraio 2024
Giovedì 1 febbraio ore 18.00 / 19.30
Venerdì 2 febbraio ore 18.00 / 19.30 / 21.00
Sabato 3 febbraio ore 16.30 / 18.00 / 19.30 / 21.00
Domenica 4 febbraio ore 14.00 / 15.30 / 17.00
Ingresso gratuito (posti limitati su prenotazione attraverso TicketSms)
Incentrato sull’opera di Giorgio Morandi, in occasione del 60° anno dalla scomparsa, il progetto Elegia Luminosa di Virgilio Sieni indaga la relazione tra l’artista e i suoi oggetti e la possibilità di leggere la fase di composizione come un processo coreografico e performativo: un cammino della materia vivente verso il gesto. Una materia che si muove verso di noi, un incontro tra attanti, tra ciò che indica l’origine dell’azione, sia umano che non-umano. Le opere di Morandi, così come gli oggetti da lui usati per comporre le sue opere, ci narrano una relazione vitale ed entusiasmante che si può ricondurre all’idea di corpo luce, quello che Jacques Derrida indica come l’intimità tra essere e seguire: essere sempre pronti a rispondere a una chiamata da qualcosa. Quello che si intende seguire, osservando le nature morte e le vedute di Morandi, è uno sguardo politico sulla postura emozionale che nasce dal dialogo con le cose intese come soggetti che ci determinano, aprendo domande sulla natura, sulla geografia e sull’archeologia dell’azione: una politica dell’agire umano e della forza rivoluzionaria e indipendente delle cose.
Nella performance sono le cose di Morandi, gli oggetti che sono serviti per comporre le sue opere, che determinano le declinazioni del gesto con le forme della lentezza, dell’incrinatura, dello sguardo sull’altro, del passaggio di luce: atlante di pratiche rivolto al mondo presente. Un adagissimo che accoglie la visione di corpi tenuamente vicini alle cose e agli oggetti appartenuti a Morandi; come nella serie delle Bagnanti in Cézanne, sia nella trasfigurazione di luce che forma i corpi che come inno di gesti forgiati da incrinature e attese che sempre si generano in un tempo inappropriabile.
I biglietti per la performance si potranno prenotare attraverso la piattaforma TicketSms, scaricando l’app sul cellulare oppure direttamente accedendo al sito, a partire dal 29 gennaio fino ad esaurimento dei posti disponibili.
Il progetto comprende anche Atelier Morandi – Palestra Auratica, un ciclo di lezioni sul gesto condotte da Virgilio Sieni rivolte a cittadine e cittadini di tutte le età e a studentesse e studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. Forme di trasmissione che si svolgono contemporaneamente alla performance e con essa tendono a elaborare uno spazio comune di riflessione sull’origine del gesto e la vicinanza alle cose. L’atto meditativo, lo scorrere quotidiano davanti e con le cose diviene lo stimolo per originare una sequenza di gesti condivisi. Alcune opere di Morandi serviranno da guida per riflettere e praticare le origini del gesto.
Per partecipare ad Atelier Morandi – Palestra Auratica è necessario compilare il modulo sul sito https://virgiliosieni.wufoo.com/forms/open-call-atelier-morandi-palestra-auratica.
Virgilio Sieni è danzatore e coreografo italiano, artista attivo in ambito internazionale per le massime istituzioni teatrali, musicali, fondazioni d’arte e musei. La sua ricerca si fonda sull’idea di corpo come luogo di accoglienza delle diversità e come spazio per sviluppare la complessità archeologica del gesto. Crea il suo linguaggio a partire dal concetto di trasmissione e tattilità, con un interesse verso la dimensione aptica e multisensoriale del gesto e dell’individuo, approfondendo i temi della risonanza, della gravità e della moltitudine poetica, politica, scientifica e archeologica del corpo. Direttore della Biennale di Venezia Settore Danza dal 2013 al 2016, Virgilio Sieni oggi dirige il Centro Nazionale di produzione della danza a Firenze, riconosciuto come centro di rilevante interesse per la danza dal Ministero della Cultura.

Mark Vernon
Saturnine Orbit
Un progetto a cura di Xing in collaborazione con MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e NEU Radio
Casa Museo Giorgio Morandi e Fienili del Campiaro | Strada Provinciale 24 115, Grizzana Morandi (BO)
3 – 4 febbraio 2024
Sabato 3 e domenica 4 febbraio ore 11.00 – 18.00 (installazione sonora)
Domenica 4 febbraio ore 16.00 (live)
Ingresso gratuito
Xing presenta Saturnine Orbit, un’installazione sonora e un live, appositamente commissionati a Mark Vernon, nella Casa Museo Giorgio Morandi e negli spazi dei Fienili del Campiaro, soggetto privilegiato del pittore bolognese durante i periodi di villeggiatura nell’appennino bolognese a Grizzana Morandi. Mark Vernon rivisita gli spazi di vita e lavoro di un Morandi isolato e meditativo, facendo riverberare i detriti di un quotidiano in soundscapes dal tono fantasmatico: un esercizio di moderna hauntologia.
Per Saturnine Orbit Vernon crea un collage lineare istantaneo di suoni con una propria narrativa. Il nastro funge da diario sonoro cronologico e sarà annotato verbalmente con il luogo, l’ora del giorno e le condizioni meteorologiche – coordinate che potrebbero essere state importanti anche per Giorgio Morandi in quanto pittore. Accanto ai field recordings raccolti in loco durante la residenza produttiva, Vernon impiegherà gli oggetti morandiani come strumenti sonori, utilizzando lo spazio interno di bottiglie, brocche e vasi nello studio di Casa Morandi come piccole camere di risonanza, mentre le registrazioni ambientali della campagna circostante verranno riprodotte dall’interno di questi oggetti con minuscoli altoparlanti e microfoni. Attraverso questo processo l’esterno diventa l’interno: il mondo in una bottiglia. Oltre alle registrazioni digitali Vernon utilizzerà un registratore portatile a bobina, una tecnologia databile all’epoca in cui Morandi viveva. Saranno inclusi anche estratti dall’unica registrazione esistente della voce dell’artista bolognese.
Tutto il materiale così raccolto e ricomposto sarà presentato in un’installazione sonora dal tono compositivo più astratto, e in una esecuzione live che conterrà elementi più visivo/performativi focalizzandosi sulla manipolazione di oggetti e le interazioni tra microfoni, altoparlanti, registratori e loop su nastro.
Durante ART CITY Bologna, su NEU Radio verrà trasmessa una serie quotidiana di estratti sonori della creazione in corso d’opera; la sound performance dal vivo nei fienili andrà anche in onda in diretta.
Per agevolare l’arrivo a Grizzana Morandi da parte del pubblico di Bologna è prevista una navetta gratuita in partenza da MAMbo per Casa Morandi a Grizzana Morandi le mattine di sabato 3 e domenica 4 febbraio, con ritorno al MAMbo in serata. In entrambe le giornate, sarà offerto un servizio di collegamento con la stazione di Vergato in coincidenza con l’orario di arrivo e partenza dei treni da/per Bologna. Maggiori dettagli e aggiornamenti nella scheda dedicata al progetto sul sito artcity.bologna.it.
Mark Vernon è un artista di Glasgow che attraverso le sue opere sonore esplora i concetti di archeologia acustica, memoria magnetica e nostalgia. Al centro della sua pratica musicale c’è il fascino per l’intimità della voce radiofonica, del suono ambientale, dei media obsoleti e della riappropriazione di reperti sonori trovati in giro. Una ricca collezione di registrazioni domestiche su nastro, audio-lettere, note dettate al magnetofono, messaggi di segreterie telefoniche e altre voci perdute, occupano spesso i suoi mondi sonori. Elementi che vengono poi distillati in composizioni radiofoniche per trasmissioni, diffusioni multicanale, installazioni e performance dal vivo. Appassionato sostenitore della radio come forma d’arte, co-gestisce e cura a Glasgow la art radio Radiophrenia. Produttore radiofonico pluripremiato, Vernon ha creato programmi per radio internazionali tra cui Resonance FM, VPRO, Sound Art Radio, Radio Revolten, Deutschland Radio Kultur, Radio Cona Kunstradio, Wavefarm, Radio Art Zone, RADIA e BBC. I progetti musicali da solista sono stati pubblicati da etichette quali Kye, Glistening Examples, Canti Magnetici, Flaming Pines, Misanthropic Agenda, Entr’acte, Gagarin, Calling Cards Publishing, Psyché Tropes, Granny, Persistence of Sound, Sonor. Il suo lavoro è stato presentato dal vivo in spazi, gallerie e festival internazionali tra cui Hideous Porta, Apologies in Advance, Tectonics, Counterflows, Full of Noises, Supernormal (UK), Radio Revolten (Germania), Wien Modern/Untape Me (Austria), Sonikas (Spagna), LUFF, SONOHR (Svizzera), Oscillation (Belgio), Longueur d’ondes (Francia), Soundtiago (Cile).

Morandi metafisico. Tre disegni. Una storia

A cura di Lorenza Selleri
Casa Morandi | Via Fondazza 36, Bologna
1 febbraio – 5 maggio 2024
Giovedì 1 | venerdì 2 | domenica 4 febbraio ore 10.00 – 20.00
Sabato 3 febbraio ore 10.00 – 22.00
Ingresso gratuito
Anche Giorgio Morandi è stato un pittore “metafisico”. Le opere in cui si può percepire una vicinanza stilistica a quelle dei principali esponenti della Metafisica sono 21 (comprendendo anche quelle oscillanti tra Metafisica e “Valori Plastici”) e sono prevalentemente dipinti ad olio.
Queste tele si conservano per lo più in alcuni dei più importanti musei italiani (quella appartenuta a Roberto Longhi venne purtroppo trafugata nel 1981 e ad oggi non è stata ancora ritrovata).
Il Museo Morandi possiede tre disegni che, pur essendo cronologicamente successivi a quel solo anno (estate 1918 – tardo autunno 1919) in cui Morandi si avvicina alla Metafisica, possono a pieno titolo appartenere a quel gusto. Questi rari e preziosi fogli, infatti, tracciati a inchiostro raffigurano rispettivamente due nature morte metafisiche di impianto analogo a quello dei dipinti che si conservano alla Pinacoteca di Brera (Natura morta, 1919, Vitali 44 e Natura morta, 1919, Vitali 43)) e un vaso di fiori che invece richiama il dipinto di collezione privata (Fiori, 1920 – Vitali 56) emblematico della successiva stagione dei “Valori Plastici”. I tre disegni, in realtà, risalgono tutti a quel periodo, come si evince dalla carta su cui sono stati schizzati seppur con una precisione quasi descrittiva. Morandi ha utilizzato infatti il verso di cedole librarie della celebre casa editrice d’arte “Valori Plastici” fondata nel 1918 dall’artista ed editore Mario Broglio. I fogli provengono, non a caso, dal fondo archivistico della rivista romana e, andati in asta a Roma nell’aprile del 1999, sono stati acquistati dal Comune di Bologna arricchendo così la collezione del Museo Morandi. “Penso – scrive per l’appunto Marilena Pasquali nel catalogo Finarte – “che il giovane Morandi trovandosi insieme all’amico Mario Broglio in un incontro, probabilmente tenutosi a Bologna, abbia voluto ‘raccontargli’ quali dipinti desiderava fossero pubblicati sul numero IV di Valori Plastici, apparso nel 1921” e aggiunge poi “Ritengo che questi tre disegni possano ascriversi al 1919 – 1920 e che uniscano all’intrinseco valore documentario e storico un pizzico di poeticità e di diversità”.


 Il programma istituzionale
Dopo il grande successo di pubblico della prime due edizioni, torna il fortunato ciclo di incontri ARTalk CITY, organizzato dall’Accademia di Belle Arti di Bologna per approfondire le poetiche di alcuni dei protagonisti dell’edizione 2024 di ART CITY Bologna. Coordinato da Maria Rita Bentini, il programma è previsto dal 1 al 4 febbraio alle ore 10.00 in Aula Magna: Greta Schödl (1 febbraio), Luca Monterastelli (2 febbraio), Virgilio Sieni (3 febbraio) e Ludovica Carbotta (4 febbraio) si racconteranno in prima persona a partire dal progetto artistico concepito per ART CITY Bologna 2024, in dialogo con i rispettivi curatori e con docenti dell’Accademia. A questi si aggiunge il quinto incontro, Palazzo Bentivoglio in Accademia, con un dialogo tra Tommaso PasqualiDavide Trabucco e gli artisti Agostino Iacurci e Davide Fabio Colaci (3 febbraio ore 15.00).
A Palazzo Vizzani, Alchemilla presenta The PaintingRace,progetto espositivo e performativo del trio di artisti italiani anonimi CANEMORTO, a cura di Antonio Grulli. Sei “quadri radiocomandati” provvisti di ruote, disposti all’interno di un circuito chiuso, attraversano le sale dello spazio espositivo, ribaltando la percezione comune dei dipinti su tela, oggetti preziosi, statici e intoccabili, che normalmente vanno ammirati senza contatto fisico. All’interno della mostra, al contrario, i dipinti diventano opere mobili, a disposizione del pubblico per essere pilotati lungo il tracciato che si snoda attraverso le suggestive sale settecentesche di Alchemilla. Tramite questa dimensione ludica e partecipativa, The Painting Race annulla le distanze canoniche tra opere e visitatori, ironizzando sulle dinamiche competitive che caratterizzano il contesto delle fiere d’arte.
Chiara Fumai: Inviting Evil Spirits è una dedica dell’associazione Traditum est a Chiara Fumai, artista femminista, scomparsa nel 2017 a 39 anni. Le installazioni video delle performances Shut upActually Talk (2012-13) e The book of evil spirits (2015) abitano gli spazi storici della Biblioteca Italiana delle Donne, centro di documentazione femminista tra i più importanti nel panorama europeo, che ha in archivio alcune delle opere delle autrici evocate da Chiara Fumai durante la sua indagine performativa, generando un dialogo soprannaturale tra la messa in scena delle performance e l’ambiente in cui sono riprodotte. La mostra, curata da Antonio Lamparelli, si propone lo scopo di promuovere l’accesso pubblico ai servizi della Casa delle Donne per non subire violenza.
La Cineteca di Bologna prosegue la sua indagine sui rapporti tra il cinema e le arti visive, promuovendo al Cinema Lumière e al Modernissimo la rassegna ART CITY Cinema: un omaggio a Eugenio Riccòmini, con i film Dai Carracci a Morandi e La piazza narrata, diretti da Giovanni Mazzanti. E poi il film su Guercino di Giulia Giapponesi, i ritratti di Van Gogh, firmato da Julian Schnabel, Anselm Kiefer, firmato da Wim Wenders, e Jeff Koons, firmato da Pappi Corsicato (calendario completo sul sito www.cinetecadibologna.it). Il Sottopasso di via Rizzoli, il nuovo spazio espositivo curato dalla Cineteca di Bologna, ospita la mostra Bologna Fotografata, che sarà affiancata, dal 3 al 25 febbraio, dalla mostra World Press Photo 2023, promossa in collaborazione con Foto Image e World Press Photo Foundation, con gli scatti premiati – nell’anno appena trascorso – dal più prestigioso concorso fotogiornalistico internazionale.
Nella Sala Urbana delle Collezioni Comunali d’Arte, la mostra IMMANENTE. L’arte di Faenza riplasmata dall’acqua, a cura di Matteo Zauli e Eva Degl’Innocenti, vuole essere un’istantanea della drammatica alluvione che nella notte del 16 maggio scorso ha invaso di fango gran parte della città di Faenza, travolgendo l’esistenza di luoghi, cose e persone. Molte istituzioni culturali ne sono state gravemente toccate, tra le quali la Biblioteca Comunale Manfrediana, musei privati, le scuole comunali di musica e di disegno. Un evento che, a oltre sei mesi di distanza, stenta a lasciarsi considerare memoria, condizionando ancora profondamente il presente di quel territorio. Gli oggetti esposti – un pianoforte, una cassa per il trasporto di opere d’arte, due sculture in ceramica, sei fotografie, dodici vasi in terracotta e alcune decine di cataloghi d’arte – testimoniano la creazione e la rinascita dopo l’alluvione: dalla distruzione alla rinascita, attraverso la forza della cultura, dell’arte e della creatività.
Il complesso e articolato progetto espositivo di das.07 Tempi Nuovi, sviluppato nelle due sedi di CUBO il Museo d’impresa del Gruppo Unipol a Bologna, propone due esposizioni di Stefano Non e una serie di incontri incentrati sul rapporto tra creazione artistica ed estetica tecnologica, a cura di Claudio Musso, che vedrà i contributi di Sergio Giusti (scrittore), Franco Farinelli (geografo, professore emerito Università di Bologna) e Giorgio Emilio Tonelli (fisico, professore emerito Università di Pisa). La mostra -x-=+ (Costruire sull’assenza del referente) si sviluppa negli ambienti ipermoderni situati agli ultimi piani del grattacielo Torre Unipol innescando un dialogo con l’architettura e con il contesto urbanistico basato su una suggestione attinta dalla fantascienza. L’opera video DADA 3000 I.E., un sogno lucido nel quale figure cardine dell’arte e della scienza del XX secolo si incontrano in paesaggi videoludici, riverbera le sue immagini digitali sulle superfici di un gruppo di oggetti plastici, GENESIS, ottenuti da lavorazione manuale di leghe metalliche e vernici iridescenti. La mostra prosegue nella sede di Porta Europa con Giraffa con giraffine cosmiche al museo terrestre.
Venerdì 2 febbraio, dalle ore 21.00 alle 23.30, nell’Auditorium DAMSLab si svolge l’incontro La Poesia sonora nella seconda Settimana della Performance, a cura di Silvia Grandi. Il programma della serata prevede la proiezione di filmati di esibizioni di poeti sonori che parteciparono alla seconda Settimana Internazionale della Performance, tenutasi nel 1978 alla GAM di Bologna. I poemi selezionati, introdotti e commentati da Renato Barilli e dal poeta Enzo Minarelli, rappresentano esemplarmente il lavoro svolto da ogni singolo autore; si tratta di tanti brevi capolavori perché ogni estratto sintetizza perfettamente la quintessenza dei vari percorsi performativi. Si vedranno e soprattutto si ascolteranno brani di Arrigo Lora Totino, la poesia d’azione di Bernard Heidsieck, la poesia sonora di Henri Chopin e Adriano Spatola, il Lettrismo di Isidore Isou, Sten Hanson del gruppo svedese Fylinken, senza dimenticare i poeti concreti brasiliani Augusto De Campos e Decio Pignatari, per arrivare alle ugole d’oro di Demetrio Stratos e Jaap Blonk, e approdare al fluxus di Chiari, alle articolazioni di Franz Mon fino al beat Lawrence Ferlinghetti ed alla Polipoesia di Enzo Minarelli, che chiuderà la serata con un filmato più recente della sua celebre composizione Poema.
L’artista statunitense David Adamo (1979) presenta negli spazi di KAPPA-NöUN, a San Lazzaro di Savena, nuovi cicli di opere prodotte in modo site specific per questa mostra personale. Durante a un periodo di residenza a Bologna ha creato nuove sculture in legno usando per la prima volta essenze locali. Queste sono inserite nella mostra David Adamo – A bedtime story che riprende il concetto del museo italiano tradizionale, con pareti dai colori tenui e riproduzioni contemporanee di armature medievali in bronzo.
Gli spazi dell’antico ex Oratorio di Santa Maria degli Angeli, oggi adibito alle attività di restauro del LabOratoriodegli Angeli, si aprono al dialogo con il contemporaneo accogliendo un intervento site-specific di Atelier dell’Errore (AdE) fondato dall’artista Luca Santiago Mora. IDOLO, a cura di Leonardo Regano, presenta un’installazione dedicata che riunisce la complessità dei loro diversi linguaggi espressivi: disegno, video, fotografia, scultura. Nelle sue molteplici risonanze visive ed esperienziali, il progetto propone un dialogo intimo tra lo spazio espositivo e l’opera di Atelier dell’Errore (AdE), assorbito e trasformato in uno scenario interno alla propria pratica progettuale. Nelle giornate di sabato 3 (ore 18.00 / 21.00) e domenica 4 febbraio (ore 15.00 / 17.00) lo spazio di mostra sarà teatro di un intervento performativo per due personaggi: Pizia-Cassandra e Tiresia, interpretati da due performer dell’Atelier dell’Errore: Nicole Domenichini e Matteo Morescalchi. Il testo è un cut-up dai primi trenta Cantos di Ezra Pound e da testi originali dell’AdE.
Nella Sala delle Ciminiere il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna presenta la mostra Ludovica Carbotta. Very Well, on My Own, a cura di Lorenzo Balbi con l’assistenza curatoriale di Sabrina Samorì, progetto realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (XI edizione, 2022), programma di promozione internazionale dell’arte italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. In un ampio affondo antologico, la personale presenta oltre 100 opere che ripercorrono la poliedrica produzione dell’artista torinese incentrata sull’esplorazione del concetto di immaginazione. Scultura, architettura, disegno, performance e scrittura convivono in un’unica linea di ricerca che fonde finzione e realtà generando riflessioni sul senso della comunità e su quello dell’individuo, sui concetti di identità, corpo, spazio urbano e ambiente abitativo.
Nella Project Room del MAMbo è visibile Lynda Benglis e Properzia de’ Rossi: Sculpitrici di capriccioso e destrissimo ingegno, progetto espositivo a cura di Lorenzo Balbi che istituisce un dialogo inedito tra Properzia de’ Rossi, artista bolognese nata nel 1490 e morta nel 1530, considerata la prima donna scultrice nella storia dell’arte nonché unica donna ad avere una biografia all’interno delle Vite di Giorgio Vasari, e Lynda Benglis, autorevolissima artista americana nata nel 1941 e considerata una delle più importanti scultrici viventi. Le due artiste, virtuose del medium scultoreo in due epoche diverse, fanno emergere nelle loro opere un utilizzo della scultura come modo di emergere in un ambito considerato per secoli prettamente appannaggio degli uomini. Se il contesto sociale di Properzia de’ Rossi ci è descritto da Vasari stesso che esordisce nel profilo dedicato all’artista sottolineando quanto la scultura sia un’arte per gli uomini, è Lynda Benglis in persona a denunciare il maschilismo del mondo dell’arte newyorkese degli anni Settanta.
Gli spazi del Dipartimento educativo MAMbo ospitano una mostra personale di Adele Dipasquale a cura di Artierranti. Il lavoro dell’artista si concentra su suono e non comunicazione come terreni in cui andare oltre per scardinare vecchi meccanismi di potere e di normatività imposta. I swallowed a butterfly indaga l’alfabeto farfallino come sistema di comunicazione non convenzionale. Esercizio o mascheramento linguistico, il farfallino o lingua delle farfalle nel lavoro di Dipasquale è solo apparentemente un gioco per bambini, cattura l’orecchio dell’ascoltatore per poi portarlo a riflettere sulla complessità del linguaggio e dell’organismo parola.
Il Museo Civico Archeologico accoglie, negli spazi della sala dedicata alle mostre temporanee e nella Sezione preistorica, la mostra Indispensabile di Giovanni Morbin, a cura di Daniele Capra, costituita da una cinquantina di lavori di natura scultorea e documentativa realizzati dalla metà degli anni Ottanta a oggi, e da nuove performance realizzate per questa occasione. Ultimo di una serie di progetti espositivi sulla ricerca quarantennale di Morbin, uno dei più importanti body artist italiani, Indispensabile nasce dalla fascinazione dell’artista per alcuni dei reperti conservati nel museo civico bolognese, e in particolare per gli attrezzi e gli strumenti che l’uomo ha pensato e realizzato, sin dalla preistoria, per espletare le differenti necessità che via via si sono presentate. La mostra fornisce un focus sui lavori di Morbin dotati in maniera paradossale di funzioni che non rispondono però a necessità di ordine pratico, come di solito accade con gli utensili, quanto invece a finalità di natura espressiva. I lavori selezionati evidenziano infatti una particolare tendenza a considerare l’opera come dispositivo necessario a espletare funzioni insolite di tipo concettuali o immaginarie.
Si inserisce nel percorso di visita del Museo Civico Medievale CONTATTI INDICIBILI, bipersonale di Giovanna Caimmi e Giulia Dall’Olio a cura di Maria Chiara Wang. Il progetto espositivo nasce come manifesto per un ritorno alla percezione, alla riscoperta di quell’insieme di sensorialità, sensibilità e istintività quali elementi fondamentali per instaurare un dialogo con l’opera. In tale scambio non servono le parole per spiegare il contenuto, occorre altresì una giusta predisposizione d’animo. La dialettica diventa, in tal modo, il sistema entro il quale i dati sensoriali acquisiscono significato riuscendo a concepire ciò che non si lascia dire. L’atto conoscitivo che ne risulta è dinamico e aperto anche alle contraddizioni, all’inaspettato, al dissonante a ciò che si emancipa da schemi e categorie. Il contatto è l’immediatezza, ovvero l’assenza di media tra soggetto e oggetto artistico, è l’esperienza che si ha degli altri corpi e di noi stessi nel medesimo momento, ma è anche la compressione dello spazio e del tempo, come nel caso della mostra ove l’arte contemporanea viene affiancata a manufatti medievali secondo un accostamento apparentemente inconciliabile, articolato e complesso reso però possibile dal tessuto delle relazioni sottese.
Le sculture inedite che Pegah Pasyar propone nella mostra Mnemosine curata da Marco Baldassari presso il Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, riportano lo sguardo interiore alla Memoria ed al Ricordo, ad un momento dove tormento e felicità convivono. Giocattoli, che si fondono in un magma di forme geometriche che li avvolgono e danno struttura ai ricordi, come cervelli che contengono pensieri della nostra infanzia. Il dialogo con le opere del museo, tra splendide marionette, ceramiche e sculture antiche dal Rinascimento al Barocco, oltre ai capolavori della Pittura, si legano nel ricordo che trae fonte dalla nostra storia, dalla nostra civiltà. L’artista iraniana, legata all’uso della miniatura persiana ed alla creazione di gioielli con una manualità che trova ispirazione nei piccoli formati, traduce la sua cultura Orientale in quella dell’Occidente, mediando con l’utilizzo di piccoli giocattoli.
Un uovo millenario di un uccello estinto è sequestrato in aeroporto. Si dice abbia molto valore. “Uova e tramezzi” è il nome di una categoria di ricette emerse da un monitor appartenente al patrimonio digitale del Museo Ebraico di Bologna. La trasmissione di un segreto culinario è l’innesco dell’omonimo progetto che Giuseppe De Mattia sviluppa negli spazi della collezione permanente del museo, a cura di Caterina Quareni. In un luogo dedicato alla memoria storica, l’artista cala un racconto apparentemente minore che, mirabolante e concreto, mette in luce il ruolo di immagini e parole nella costruzione dei ricordi. I tramezzi sono, in De Mattia, ciò che sta nel mezzo: ambienti narrativi imprevisti che interrompono una comunicazione lineare. Si generano spazi mnemonici provvisori e interconnessi, dove le celebri uova gonfie di Nonna Sarina hanno la stessa sostanza del telescopio a tasselli con cui l’astronomo Guido Horn guardava il cielo. A partire dal disegno, la mostra propone opere e supporti inediti la cui natura ibrida – tra artigianale e tecnologico e tra museale e impermanente – connette diversi mondi stimolando riflessioni non convenzionali sulla memoria e sulla comunicazione.
Torna, canale è un progetto installativo site-specific di Luca Campestri per l’Opificio delle Acque, a cura di Olivia Teglia. Il titolo evoca un ritorno, un disvelarsi: il lavoro genera una narrazione retrospettiva, ipnagogica e mentale a metà tra l’immaginifico e il reale per far riemergere le due principali identità storiche di un luogo l’artista traccia un parallelo tra una geografia fisica ed una fisiologica, delineando la città come un organismo urbano vivente e funzionante, penetrato da un occulto reticolo di flussi, arterie e vasi sanguigni. Attraverso un linguaggio ed una pratica fondati sui concetti di permanenza spettrale ed erosione mnemonica, Campestri analizza i tessuti di un’eterotopia realizzando una radiografia spaziale. Un’installazione sonora mappa lo spazio sotto terra, scansionandone incessantemente le profondità – quasi un elettrocardiogramma che ne testimonia la presenza. Un tessuto ricamato e simile al metallo fuso diviene poi veicolo della narrazione, costituendo una reliquia senza tempo, la pelle di un rettile cristallizzato, una concia al cromo durata secoli.
Maria Ilva Biolcati, in arte Milva, ha attraversato da protagonista oltre cinquant’anni di storia italiana. Dalla provincia ferrarese di Goro fino a uno dei templi del teatro italiano (il Piccolo Teatro di Milano), passando per Parigi, la Germania, la Grecia, il Giappone, Milva ha lasciato un segno nel mondo dello spettacolo e del costume, in molteplici generi. È stata a Sanremo; è stata sulle copertine dei rotocalchi; ma ha anche lavorato con Luciano Berio; è stata (come “Milva la Rossa”) emblema della canzone politica impegnata; ha recuperato la tradizione popolare e, al contempo, ha interpretato le canzoni di Vangelis, compositore di colonne sonore e musica elettronica; è stata protagonista degli spettacoli di Giorgio Strehler e interprete d’elezione di molte canzoni di Franco Battiato. Di tutti questi volti, da Goro alla dimensione internazionale in cui si sviluppa la sua vita, cerca di rendere conto la mostra In arte, Milva, a cura di Anna Maria Lorusso e Lucio Spaziante, che nella Sala Mostre del Museointernazionale e biblioteca della musica presenta per la prima volta parte dell’archivio donato nel 2022 dalla figlia Martina Corgnati alla Biblioteca delle Arti dell’Università di Bologna, ora inventariato e catalogato in collaborazione con Polo bolognese SBN e con Archivi ER – Sistema informativo partecipato degli archivi storici in Emilia-Romagna.
Nell’Oratorio di San Filippo Neri l’installazione di Luca Monterastelli Storia di un onest’uomo, a cura di Alessandro Rabottini, riscrive gli oggetti che appartengono al luogo creando un nuovo paesaggio, in cui gli elementi si accumulano in barricate, trasformandolo in uno scenario che ricorda un rifugio, uno spazio riparato, capace di assecondare il nostro bisogno di protezione da un mondo sempre prossimo al collasso. Le sculture parte dell’installazione diventano segni applicati al corpo, delle opere indossabili, capace sia di amplificare i gesti, sia di mortificarli. L’indagine attuata da Storia di un onest’uomo prosegue la ricerca dell’artista sul potere coercitivo della narrazione politica, facendo leva sulla contraddizione tra il desiderio di rintanarsi per sfuggire ai rischi della contemporaneità e la costante presenza del Reale che torna inarrestabile a bussare alle nostre porte.
Selezionata per l’edizione 2024 di Opus Novum, la serie di opere inedite commissionate da Arte Fiera a un artista italiano affermato, Luisa Lambri, una delle artiste italiane che lavorano con il linguaggio fotografico più apprezzate a livello internazionale, ha scelto di concentrarsi su due edifici simbolo dell’architettura bolognese degli anni Settanta: la chiesa di Santa Maria Assunta a Riola di Vergato (BO), l’unica opera permanente di Alvar Aalto in Italia, terminata nel 1976, e il Padiglione de L’Esprit Nouveau, copia filologicamente accurata di un’architettura effimera di Le Corbusier degli anni ’20, costruita nel 1977 all’ingresso del quartiere fieristico. Dal primo edificio, la chiesa di Aalto, Lambri ha tratto alcune immagini inedite; dal secondo, il Padiglione de L’Esprit Nouveau, le suggestioni per selezionare altri scatti, di periodi diversi della sua carriera, che insieme alle foto inedite vanno a comporre una mostra nel Padiglione intitolata L’Esprit Nouveau a cura di Simone Menegoi.
Nella stessa Piazza Costituzione dove è situato il Padiglione de l’Esprit Nouveau, all’ingresso principale del quartiere fieristico viene svelata la seconda e ultima parte della commissione Opus Novum precedente, affidata ad Alberto Garutti: una lapide collocata in modo permanente all’ingresso principale del quartiere fieristico che reca la scritta, in italiano e in inglese, Tutti i passi che ho fatto nella mia vita mi hanno portato qui, ora / Every step I have taken in my life has led me here, now.Realizzata in varianti installate in una dozzina di luoghi nel mondo (Firenze ad Anversa, da Kaunas a Tokyo), ognuna differente per linguaggio, materiale e dimensione, l’opera è un invito poetico, rivolto a chiunque passerà di lì, a considerare l’intreccio di decisioni consapevoli e inconsapevoli, di volontà e caso, che ha determinato il suo itinerario nello spazio e nel tempo. Arte Fiera completa così il suo omaggio a uno degli artisti italiani più importanti degli ultimi cinquant’anni, scomparso solo pochi mesi fa.
Palazzo Bentivoglio celebra il grande pittore e decoratore Felice Giani, in occasione del bicentenario della morte, con l’excursus Felicissimo Giani, a cura di Tommaso Pasquali, attraverso testimonianze della sterminata produzione grafica, ma anche degli interventi su muri e soffitti dei palazzi dove venne chiamato a Roma, Faenza e Bologna. Tra i lavori esposti, spiccano due rare tempere – considerate perdute e recentemente ritrovate – realizzate dall’artista proprio sul soffitto di una camera da pranzo di Palazzo Bentivoglio, interamente decorata dal pittore nel 1810: due tondi di una collezione privata, che a distanza di quasi un secolo tornano nel palazzo. La selezione delle opere parte da un piccolo nucleo di lavori di Giani della collezione permanente, alcuni inediti o mai esposti, a cui si aggiungono importanti prestiti, da privati e da istituzioni pubbliche, italiane e straniere. Il percorso di 44 opere conta su un allestimento dell’architetto e designer Franco Raggi e comprende quattro opere contemporanee – di Flavio Favelli, Franco Raggi, Pablo Bronstein e Luigi Ontani – da intendersi come contrappunti ‘neo-neoclassici’ che aiutano a illuminare alcuni aspetti delle opere in mostra.
È dedicata alprotagonista del Neoclassicismo italiano anche la “finestra sull’arte” proposta al garage Bentivoglio con l’intervento di Agostino Iacurci garage BENTIVOGLIO | Ruinenlust, 2024. L’immaginario e i mondi che l’artista abita e costruisce hanno numerose similitudini con il lavoro di Felice Giani: entrambi hanno spesso come fondamento i modi e le forme dell’architectura picta, che si mischiano e si arricchiscono delle loro differenti ossessioni. Il tempietto che abita la vetrina nulla ha infatti a che vedere con il lirismo di Alberti o il candore d’invenzione di Winckelmann, ma riconnette i colori perduti del Partenone con le esperienze più contemporanee dell’arte minimalista. La campitura, elemento caratteristico della grammatica di Iacurci, rende così policromo il legno o esalta la texture dei tessuti. E pur ricordando una scenografia teatrale, il tempio non verrà mai abitato da nessun attore, lasciando che siano ancora una volta la strada e i passanti a rimanere protagonisti della scena.
Dopo Michelangelo Pistoletto, Marino Marini e Aldo Mondino, è Mimmo Paladino il grande artista invitato nel 2024 ad esporre negli spazi cinquecenteschi di Palazzo Boncompagni. La mostra Mimmo Paladino nel Palazzo del Papa, curata da Silvia Evangelisti in collaborazione con l’artista, presenta importanti opere, dipinti e sculture di grandi dimensioni, particolarmente significative della poetica dell’artista, a documentare la sua ricerca negli ultimi vent’anni. Al centro della Sala delle Udienze Papali è collocata la monumentale installazione di tredici cavalli neri che emergono da una grande pedana quadrata; due alte e ieratiche figure di Guerrieri in bronzo (2005) accolgono i visitatori all’interno della Loggia coperta, che ospita anche la suggestiva installazione dei sette personaggi-ideogrammi di Respiro del 1995 e un grande Elmo di bronzo del 1998 solcato a rilievo da segni arcani – numeri, labirinti, lettere di un idioma sconosciuto. Nelle sale interne sono i dipinti, tra cui la nuova serie di 7 Madonne nere allestita in una unica suggestiva sala.
Palazzo Fava. Palazzo delle Esposizioni è visibile

Iaphet Elli

Iaphet Elli, blogger, ho partecipato come editor a ExpoMilano2015.
Collaboro con diversi uffici stampa di città Italiane ,Stati Europei e Mondiali.