Grande mostra > EGITTO. SPLENDORE MILLENARIO > 16 ottobre 2015 – 17 luglio 2016 > Museo Civico Archeologico, Bologna‏

Gruppo
statuario di Maya e
Meryt. Statua della
coppia
. Calcare,
158x94x120. XVIII
dinastia, regni di
Tutankhamon (1333 –
1323 a.C.) e Horemheb
(1319 – 1292 a.C.).
Rijksmuseum van
Ouheden, Leiden

Da

ottobre Bologna diventa la
capitale dell’Egitto
antico.

Dal

16 ottobre 2015
al 17

luglio 2016 il Museo

Civico Archeologico
ospita Egitto.

Splendore Millenario.
La

mostra, con

il Patrocinio

del Ministero dei Beni e
delle Attività Culturali
e del Turismo
, è
prodotta da Comune di
Bologna
| Istituzione
Bologna

Musei | Museo

Civico Archeologico
e da Arthemisia

Group e curata da Paola Giovetti, responsabile del
Museo e Daniela

Picchi, curatore
della sezione egiziana.

Sotto

le due torri rivive lo
splendore di una civiltà
millenaria e unica che da
sempre affascina tutto il
mondo: l’Egitto delle
Piramidi, dei Faraoni,
degli dei potenti e
multiformi, ma anche
l’Egitto delle scoperte
sensazionali,
dell’archeologia
avvincente, del
collezionismo più
appassionato, dello studio
più rigoroso.Il
racconto di oltre quattro

millenni di storia
dell’Antico Egitto
attraverso più di 500

opere d’inestimabile
bellezza.

La
mostra

Egitto,
che apre al Museo

Civico Archeologico di
Bologna,
non è solo un’esposizione di
fortissimo impatto visivo e
scientifico, ma è ancheun’operazione

che non ha precedenti nel
panorama internazionale: la

collezione egiziana del Museo Nazionale di Antichità di
Leiden in Olanda
– una
delle prime dieci al mondo –
e quella di Bologna – tra le
prime in Italia per numero,
qualità e stato conservativo
dei suoi oggetti, si
uniranno integrandosi in un
percorso espositivo di circa
1.700 metri quadrati di arte
e storia.Saranno 500
i reperti,databili dal
Periodo Predinastico
all’Epoca Romana, che
dall’Olanda giungeranno al
museo bolognese. E assieme aicapolavori di
Leiden e Bologna, la mostra
ospiterà importanti prestiti
del Museo Egizio di

Torino
e del Museo

Egizio di Firenze,
all’insegna di un network
che vede coinvolte le
principali realtà museali
italiane.Per la prima
volta saranno esposti l’uno
accanto all’altro i
capolavori delle due
collezioni, opere quali: la
Stele di Aku (XII-XIII
Dinastia, 1976-1648 a.C.),
il “maggiordomo della divina
offerta” la cui preghiera
racconta l’esistenza
ultraterrena del defunto in
un mondo tripartito tra
cielo, terra e oltretomba;
gli ori attribuiti al
generale Djehuty, che
condusse vittoriose le
truppe egiziane nel Vicino
Oriente per il faraone
Thutmose III (1479-1425
a.C.), il grande
conquistatore; le statue di
Maya,
Sovrintendente al tesoro
reale di Tutankhamon, e Meryt,
cantrice di Amon, (XVIII
dinastia, regni di
Tutankhamon-Horemheb,
1333-1292 a.C.), massimi
capolavori del Museo
Nazionale di Antichità di
Leiden, che lasceranno per
la prima volta l’Olanda; e
infine, tra i numerosi
oggetti che testimoniano il
raffinatissimo stile di vita
degli Egiziani più
facoltosi, un Manico

di specchio
(1292 a.C.) dalle sembianze
di una eternamente giovane
fanciulla che tiene un
uccellino in mano.

Infine, per la
prima volta dopo 200 anni
dalla riscoperta a Saqqara
della sua tomba, la mostra
offre l’occasione unica e
irripetibile di vedere
ricongiunti i più
importanti rilievi di
Horemheb
,
comandante in capo
dell’esercito egiziano al
tempo di Tutankhamon e poi
ultimo sovrano della XVIII
dinastia, dal 1319 al 1292
a.C., che Leiden, Bologna
e Firenze posseggono.Una

storia plurimillenaria –
quella di una civiltà
unica – svelata in una
grande mostra che riunisce
capolavori dal mondo e che
racconta di Piramidi e di
Faraoni, di grandi
condottieri e sacerdoti,
di dei e divinità, di
personaggi che fecero il
passato dell’Egitto e che
grazie a scoperte,
archeologia e
collezionismo non smette
mai di incantare,
rivelarsi, incuriosire,
affascinare e ammaliare
generazione dopo
generazione.

LE SETTE
SEZIONI DELLA MOSTRA

Il predinastico e
l’Età arcaica – alle origini della storia

Il
passaggio dalla materia
grezza alla forma, dalla
tradizione orale a quella
scritta, dalla preistoria
alla storia, rappresenta il
momento fondante della
civiltà egiziana. La
collezione di Leiden è
ricchissima di materiali che
documentano il ruolo
centrale della natura in
questa lunga evoluzione
culturale e artistica. Molti
di questi oggetti, di
assoluta modernità
stilistica, apriranno
l’itinerario espositivo, tra
cui un vaso del Periodo
Naqada IID (dal nome di un
sito dell’Alto Egitto e
databile al3375-3325
a.C.)
decorato con struzzi,
colline e acque. La scena
raffigurata su questo vaso
ci riporta a un Egitto
caratterizzato da un
paesaggio rigoglioso che i
cambiamenti climatici hanno
poi trasformato nel tempo.
Struzzi, qui dipinti in
rosso, assieme a elefanti,
coccodrilli, rinoceronti e
altri animali selvatici
erano allora una presenza
abituale del territorio
nilotico.

L’Antico regno – un modello politico-religioso
destinato al
successo e le sue fragilità

Il

periodo storico
dell’Antico Regno (dalla
III alla VI dinastia,
indicativamente compreso
tra il 2700 e il 2192
a.C.) è noto per le
piramidi e per il
consolidarsi di una
burocrazia che ha al suo
vertice un sovrano
assoluto, considerato un
dio in terra e signore di
tutto l’Egitto. Questo
senso dello Stato e le sue
regole terrene e
ultraterrene, molto
elitarie, sono ben
documentati negli oggetti
provenienti da contesto
funerario di cui la
collezione olandese è
particolarmente ricca, tracui una tavola
per offerte in calcite
(alabastro). L’offerta al
defunto era parte
fondamentale del rituale
funerario per assicurare
una vita oltre la morte.
La particolarità di questa
tavola appartenuta a un
alto funzionario di stato
di nome Defdj è data dalla
forma circolare, insolita,
e dal ripetersi del
concetto di offerta come
indicato dal testo
scritto, dal vasellame
scolpito in visione
zenitale e, soprattutto,
dalla raffigurazione
centrale che corrisponde
al geroglifico hotep
(offerta), ovvero una
tavola su cui poggia un
pane.

Il Medio
Regno – il dio Osiri e
una nuova prospettiva di
vita ultraterrena

La fine
dell’Antico Regno e il
periodo di disgregazione
politica che ne segue
determinano grandi
cambiamenti nella società
egiziana, che riconosce al
singolo individuo una
maggiore responsabilità
del proprio destino, anche
ultraterreno. Ogni
egiziano, in grado di
farsi costruire una tomba
con adeguato corredo
funerario, può ora
aspirare a una vita
eterna. Il dio Osiri,
signore dell’oltretomba,
diviene la divinità più
popolare del Paese. Dal
suo tempio ad Abido, uno
dei più importanti luoghi
di culto dell’Egitto,
provengono molte stele ora
a Leiden e a Bologna. Tra
cui quella di Aku,
maggiordomo della divina
offerta che dedica questa
stele a Min-Hor-Nekhet, la
forma del dio itifallico
Min adorata nella città di
Abido. La preghiera che
Aku rivolge al dio
racconta di un’esistenza
ultraterrena in un mondo
concepito come tripartito:
in cielo dove il defunto
si trasfigura in stella,
in terra dove la sepoltura
è luogo fondamentale del
passaggio dalla vita alla
morte e in oltretomba dove
Osiride concede al defunto
la vita eterna.

Dal Medio al Nuovo Regno – il

controllo del
territorio in patria
e all’estero

La

sconfitta degli Hyksos, “i
principi dei paesi
stranieri” che invadono e
governano l’Egitto
settentrionale per alcune
generazioni, dà origine al
Nuovo Regno. Una politica
estera molto aggressiva
arricchisce il Paese che
vive uno dei periodi di
maggiore splendore. La
classe sociale dei
professionisti della
guerra si afferma sino al
punto da raggiungere il
vertice dello stato e dare
origine ad alcune dinastie
regnanti. La ricchezza e
il prestigio di questi
militari si concretizzano
anche nella produzione di
oggetti raffinati, quali
gli ori attribuiti a
Djehuty, generale del
faraoneTuthmosi III.
L’arte orafa egiziana ci
ha lasciato in eredità
gioielli di grande pregio
artistico e valore
economico, come un
elemento di pettorale
presente in mostra. Questo
monile, attribuito alla
tomba del generale
Djehuty, l’uomo al quale
il sovrano Thutmosi III
affidò il controllo delle
terre straniere, ne
rappresenta un raffinato
esempio. Figurato a fiore
di loto blu, simbolo di
rinascita e rigenerazione,
doveva fungere da elemento
centrale di un elaborato
pettorale a numerosi fili.
Il cartiglio inciso sul
lato posteriore suggerisce
che il gioiello sia stato
donato da Thutmosi III in
persona.

La necropoli di Saqqara nel Nuovo Regno

I
Musei di Leiden e di
Bologna possono essere
considerati “gemelli”
perché conservano due
nuclei importanti di
antichità provenienti da
Saqqara, una delle
necropoli della città di
Menfi. Durante il Nuovo
Regno questa antica
capitale dell’Egitto tornò
a essere un centro
strategico per la politica
espansionistica dei
sovrani di XVIII Dinastia.
Lo dimostrano le
monumentali sepolture
degli alti funzionari di
stato che vi ricoprirono
incarichi amministrativi,
religiosi e militari, tra
le quali le tombe del
Sovrintendente al tesoro
reale di Tutankhamon Maya
e di sua moglie Meryt,
cantrice di Amon, e di
Horemheb, comandante in
capo dell’esercito e
principe ereditario di
Tutankhamon.

Le statue di
Maya e di sua moglie Meryt
arrivarono in Olanda nel
1829 con la collezione di
Giovanni d’Anastasi. Solo
molti anni dopo, nel 1986,
una missione archeologica
anglo-olandese individuò
la tomba di provenienza a
sud-est della piramide di
Djoser a Saqqara. Queste
statue, che rappresentano
i massimi capolavori
egiziani del Museo
Nazionale di Antichità di
Leiden, lasceranno per la
prima volta il Museo
olandese per essere
esposte in mostra.

Va

ricordato che l’obiettivo

dell’Egypt Exploration
Society di Londra e del
Museo Nazionale di
Antichità di Leiden
quando intrapresero gli
scavi a sud-est della
piramide a gradoni di
Djoser nel 1975, era
quello di individuare la
tomba di Maya e di
Meryt. Grande fu la
sorpresa nello scoprire,
invece, la sepoltura del
generale Horemheb che
concluse una strepitosa
carriera politica
divenendo ultimo sovrano
di XVIII Dinastia. La
sua tomba, che ha una
struttura a tempio, è
caratterizzata da un
ingresso a pilone, tre
grandi corti e tre
cappelle di culto che
affacciano sulla corte a
peristilio più interna.
Da quest’ultima proviene
la gran parte dei
rilievi conservati a
Leiden e a Bologna, che
raccontano le più
importanti imprese
militari di Horemheb
condotte contro
Asiatici, Libici e
Nubiani, le popolazioni
confinanti con l’Egitto.

Il Nuovo Regno – il

benessere dopo la
conquista

Arredi

raffinati, strumenti
musicali, giochi da
tavolo, gioielli: sono
solo alcuni dei beni di
lusso che testimoniano il
benessere diffusosi in
Egitto a seguito della
politica espansionistica
dei sovrani del Nuovo
Regno. Grazie ai raffinati
oggetti sarà possibile
rivivere momenti di vita
quotidiana, immaginando di
essere all’interno di un
palazzo regale o nelladimora di
qualche alto funzionario.
Come per il manico di
specchio qui presente
costituito dal corpo
aggraziato e sensuale di
una fanciulla, che tiene
in mano un piccolo
uccellino.

L’Egitto del primo millennio

L’Egitto

del primo millennio a.C. è
caratterizzato da una
sempre più evidente
debolezza del potere
centrale a favore dei
governatori locali che si
attribuiscono il ruolo di
dinasti regnanti. La
perdita di unità politica
e territoriale indebolisce
la capacità di difesa dei
confini del Paese, che è
conquistato a più riprese
da Nubiani, Assiri e
Persiani. Centri forti di
potere rimangono i templi,
che gestiscono una parte
importante dell’economia e
la trasmissione del
sapere, svolgendo un ruolo
d’intermediazione politica
tra potere regnante e
popolazione devota.Molti dei
capolavori in mostra
appartengono a corredi
funerari di sacerdoti e
provengono da importanti
aree templari. Tra questi
il sarcofagodiPeftjauneith

che,nell’insieme di cassa e
coperchio, riproduce le
sembianze del dio Osiri,
avvolto in un sudario di
lino e con il volto verde
che evoca il concetto di
rinascita. La raffinata
decorazione di questo
sarcofago conferma l’alto
rango in ambito templare
del suo proprietario,sovrintendente

ai possedimenti di un
tempio del Basso Egitto.
In particolare va
segnalata la scena interna
alla cassa che mostra la
dea del cielo Nut
inghiottire ogni sera (a
Occidente) il disco del
sole per poi partorirlo
ogni mattina (a Oriente).

La

conquista dell’Egitto da
parte di Alessandro Magno
nel 332 a.C. chiude la
fase “faraonica” della
storia egiziana. Con i
suoi successori, i
Tolemei, ha inizio la
dominazione greca del
Paese che avrà come ultima
sovrana la famosa
Cleopatra VII.

Il

dorato declino del Paese
continuerà per molti
altri secoli, oltre la
conquista romana del 31
a.C., sino alla
dominazione araba nel VI
secolo dopo Cristo.

Il

dialogo tra antico e
nuovo, locale e
straniero, che
contraddistingue l’epoca
greca-romana, permette
ancora il raggiungimento
di elevati livelli
artistici, come
testimoniano i celebri
ritratti del Fayum, di
cui il Museo di Leiden
conserva pregevoli
esemplari presenti in
mostra.

Sponsor della mostra Generali

Italia, special
partner Ricola,
partner dell’iniziativa
Trenitalia.

Sponsor tecnico UNA
Hotels & Resorts
.

L’evento è consigliato
da Sky Arte HD.

Catalogo edito da Skira.

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