12 marzo – 23 giugno 2019 – CIVITA per NOTRE DAME con la mostra INGRES a Palazzo Reale a Milano #CivitaperNotreDame

Dopo
lo sconforto iniziale seguito all’incendio che ha devastato la
cattedrale parigina di Notre Dame,

in tutta Europa è iniziata una
gara di solidarietà e una raccolta fondi per la sua ricostruzione, a
sostegno di un patrimonio della Francia e dell’intero continente.

Anche
Civita intende fare la sua parte, partendo da Milano, città dove ha
organizzato la mostra dedicata al celebre pittore francese Ingres e
alla vita artistica al tempo di Napoleone, in corso a Palazzo Reale
sino al 23 giugno.

Ricordando
il patrocinio concesso dall’Ambasciata di Francia e interpretando
lo spirito di una mostra fondata sulla collaborazione italo-francese,
a partire da sabato 20 aprile e fino alla chiusura della mostra, per
ogni biglietto acquistato, Civita devolverà 1€ per la
ricostruzione della cattedrale.

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Jean Auguste Dominique Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone

Milano, Palazzo Reale

12 marzo – 23 giugno 2019

Palazzo Reale di Milano dal 12 marzo al 23 giugno 2019 presenta la mostra Jean Auguste Dominique Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone
promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e
Civita Mostre e Musei, in collaborazione con StArt e il Museo Ingres di
Montauban.

La mostra è curata da Florence Viguier-Dutheil, Conservatore Capo del Patrimonio e Direttrice del Musée Ingres di Montauban.

L’esposizione comprende oltre 150 opere, di cui più di 60 dipinti e disegni del grande maestro francese,
riunite grazie a prestiti internazionali da alcune delle più grandi
collezioni di tutto il mondo come il The Metropolitan Museum of Art di
New York, il Columbus Museum of Art dell’Ohio, il Victoria and Albert
Museum di Londra, il Musée du Louvre, il Musée d’Orsay, il Petit Palais,
Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris oltre al già citato museo di
Montaubaun, dal quale proviene il nucleo più corposo di opere, e da
grandi musei italiani come la Pinacoteca di Brera, la Galleria d’Arte
Moderna di Milano, i Musei Civici di Brescia e ancora da collezioni
private.

Il suo percorso è singolare e sorprendente. Considerato come un inclassificabile, percepito come l’erede di Raffaello e allo stesso tempo come il precursore di Picasso,
tra il maestro della bella forma e quello della non-forma, Jean Auguste
Dominique Ingres è innanzitutto un “rivoluzionario”. Realista e
manierista al contempo, egli affascina tanto per le sue esagerazioni
espressive quanto per il suo gusto del vero.

Il 12 giugno del
1805, dopo essersi fatto incoronare a Milano, Napoleone I dichiarava di
voler «francesizzare l’Italia». L’espressione è certamente brutale, ma
testimonia, in quel contesto storico, il desiderio di accelerare le
trasformazioni della vita pubblica e culturale da parte del Generale
divenuto Imperatore e poi Re d’Italia. Coniugando eredità della
Rivoluzione e dispotismo autoritario, in effetti la sua politica ha
avuto un impatto immediato e duraturo anche al di qua delle Alpi.
Proprio in ragione della sua ampiezza e della funzione attribuita alle
arti, si è sviluppato uno straordinario incontro tra le diverse tendenze
che compongono la modernità europea nella stagione del neoclassicismo,
di cui Jacques Louis David (1748-1825), Antonio Canova (1757-1822) e
Jean Auguste Dominique Ingres (1780-1867) sono stati i punti di
riferimento.

Ma il termine “neoclassicismo” non rende giustizia a
quella che è stata una profonda rivoluzione del gusto. La definizione
emerge in epoca romantica ed assume un senso peggiorativo, per
stigmatizzare uno stile algido e “marmoreo”, un banale “ritorno
all’antico”. Ci vorrà più di un secolo perché il neoclassicismo ritrovi
un senso positivo e una fisionomia originale, nel quadro di una
rivalutazione che continua ancora oggi.

La mostra Ingres e la vita
artistica al tempo di Napoleone intende presentare al pubblico italiano
l’artista che più di ogni altro si è ispirato a Raffaello e nello
stesso tempo vuole restituire alla vita artistica degli anni a cavallo
del 1800 la sua carica di novità e, per così dire, la sua “giovinezza
conquistatrice”. Con una particolare attenzione a Milano, che in quella
riorganizzazione politica e artistica ebbe un ruolo fondamentale. In una
stagione di grande prosperità, la città fu fortemente rimodellata nei
suoi monumenti, nei suoi spazi verdi e nelle infrastrutture urbane, a
partire dalla nuova Pinacoteca di Brera. Anche gli artisti italiani
furono coinvolti nell’ondata di lavori e di cantieri che ne seguì.
Appiani nella pittura e Canova nella scultura si avvalsero ampiamente di
questa “politica delle arti”, ascrivibile all’arte del governare di
Napoleone Bonaparte. Ma non fu da meno l’iniziativa privata di nuovi
protagonisti, estranei al mecenatismo aristocratico: primo fra tutti
Giovanni Battista Sommariva, definito da Francis Haskell “il mecenate
indubbiamente più importante dopo l’imperatore e la sua famiglia”.

Ingres
è parte integrante di queste storie incrociate, senza le quali l’Europa
di oggi sarebbe incomprensibile. Con la mostra, il pittore delle
odalische, nella sua modernità, svela anche la sua italianità,
un’impronta che fa di lui una figura fondamentale della vita artistica
prima, durante e dopo l’Impero. Nato nel 1780 nel sud-ovest della
Francia, a Montauban, Ingres dimostra presto un talento straordinario
per il disegno. Dal 1797 è a Parigi nella cerchia di David. Nel 1800
concorre per il prix de Rome e nel 1806, dopo aver completato il grande
Napoleone in costume sacro, è finalmente a Roma, dove può approfondire
gli studi e la passione per Raffaello. Inviato in Italia sotto l’Impero e
poi coinvolto nei cantieri imperiali di Roma, Ingres decide di restare
«italiano» fino al 1824, per tornare più avanti a dirigere Villa Medici.

Della
vita artistica in questo periodo, oggi abbiamo una visione globale, che
non oppone più la componente severa e apollinea, rappresentata da David
e Canova, agli aspetti più “moderni” o più sorprendenti, rappresentati
dalle bizzarrie di Girodet e dall’erotismo di Ingres, dall’onirismo e
dal gusto del macabro, dallo slancio delle donne pittrici e dalla
reinvenzione del nudo femminile. Dato che si proclamava come
continuazione degli antichi, la “paradossale modernità del
neoclassicismo” (Marc Fumaroli) richiede insomma di essere apprezzata
nelle sue tensioni, nelle sue contraddizioni, nella sua dualità solare e
tenebrosa.

Info
mostra

199.15.11.21

(dal lunedì
al venerdì 9.00-18.00; il sabato 9.00 – 12.00)

Dall’estero:
02.89096942

www.mostraingres.it

mostre@civita.it

Orari

Lunedì
14.30 – 19.30

martedì,
mercoledì, venerdì e domenica: 9.30 – 19.30

giovedì e
sabato: 9.30 – 22.30 La biglietteria chiude un’ora prima

www.civita.it