DE CHIRICO, DE PISIS, CARRA’ LA VITA NASCOSTA DELLE COSE AL Castello Visconteo, Musei Civici Pavia

Giorgio de Chirico, Gli Archeologi, 1961 circa

Un punto di vista nuovo sulla storia dell’arte. Un sorprendente affondo sul genere della natura morta attraverso un dialogo inedito tra maestri del Seicento e del Novecento italiani per una proposta originale con cui coinvolgere il pubblico più vario. Un percorso espositivo accattivante con un apporto scientifico di eccellenza. Nella primavera delle mostre, il Settore Cultura, Istruzione, Politiche Giovanili del Comune di Pavia organizza De Chirico, De Pisis, Carrà. La vita nascosta delle cose, presso i Musei Civici del Castello Visconteo fino al 28 luglio 2019.

Curata da Antonio D’Amico, con la collaborazione scientifica di Elena Pontiggia e Maria Silvia Proni, la mostra offre un affascinante percorso in cui un gruppo di superbe nature morte napoletane del Seicento, eseguite con una lenticolare adesione alla realtà da artisti caravaggeschi (Paolo Porpora, Giovanni Battista e Giuseppe Recco, Giovanni Battista Ruoppolo), dialoga con importanti opere di Filippo de Pisis, con un nucleo raro di Vite silenti di Giorgio de Chirico e con alcune meditabonde nature morte di Carlo Carrà, pittori che nel Novecento hanno dato origine alla Metafisica, attribuendo agli oggetti ritratti un valore simbolico e lasciando così emergere la vita nascosta delle cose.

Realizzata per volontà dell’Amministrazione comunale guidata da Massimo Depaoli con Giacomo Galazzo Assessore alla Cultura, l’esposizione – che consta di un percorso di sessanta opere, provenienti da prestigiose collezioni private italiane e straniere – permette anche di sviluppare contestualmente un dialogo suggestivo e per certi versi imprevisto con gli spazi del castello trecentesco che la ospita e, di qui, con tutta la città.

«De Chirico, De Pisis e Carrà – spiega il curatore, Antonio D’Amico – affidano pensieri ed emozioni ai colori per creare composizioni che diventano diari carichi di significati reconditi, legati alla vita e alla poetica delle piccole cose, animando sulla tela il linguaggio della Metafisica che è fatta di semplicità, chiarezza, sonorità e palpito, come scrive De Pisis e come si potrà vedere nelle opere in mostra, alcune delle quali mai esposte prima. 

Con la Metafisica gli artisti danno forma al ricordo di luoghi e oggetti, scoprendo che ogni cosa possiede un risvolto simbolico, una psicologia emozionale e un preciso racconto da mostrare che spesso rimane segreto e intimo. Le nature morte sono vere e proprie meditazioni pittoriche, sono vite silenti, ferme, come le chiama Giorgio de Chirico,che contengono idee, pensieri e, soprattutto, l’essenza nascosta della natura».

La mostra – occasione per ammirare anche Gli Archeologi in cui De Chirico adopera un tempietto addossato a un masso roccioso, ripreso da un dipinto appartenuto a De Pisis, suggellando così la loro amicizia anche attraverso il linguaggio pittorico – si annuncia sorprendente nel dimostrare come il genere della natura morta in Italia si animi nel Novecento di nuovi impulsi e di vigorosi risvolti simbolici.