HENRI CARTIER-BRESSON FOTOGRAFO Villa Reale di Monza Secondo Piano Nobile 20 ottobre 2016 – 26 febbraio 2017 @Villarealemonza @HENRICARTIERBRESSON

140
scatti di Henri Cartier Bresson, in mostra alla Villa Reale di Monza
dal 20 ottobre, dedicati al grande maestro, per immergerci nel suo
mondo,  per scoprire il carico di ricchezza di ogni sua immagine,
testimonianza di un uomo consapevole, dal lucido pensiero, verso la
realtà storica e sociologica.    

Prostitute. Calle
Cuauhtemoctzin, Città del Messico, Messico 1934 –
© Henri
Cartier-Bresson / Magnum Photos

Quando
scatta l’immagine guida che è stata scelta per questa sua nuova
rassegna monografica allestita alla Villa Reale di Monza, Henri
Cartier-Bresson ha appena 24 anni.
Ha comprato la sua prima Leica da appena
due anni, ma è ancora alla ricerca del suo futuro professionale. È
incerto e tentato da molte strade: dalla pittura, dal cinema. “Sono solo un tipo nervoso, e amo la pittura.” …”Per quanto riguarda la fotografia, non ci capisco nulla” affermava.

Non
capire nulla di fotografia significa, tra l’altro, non sviluppare
personalmente i propri scatti: è un lavoro che lascia agli specialisti
del settore. Non vuole apportare alcun miglioramento al negativo, non
vuole rivedere le inquadrature, perché lo scatto deve essere giudicato
secondo quanto fatto nel qui e ora, nella risposta immediata del soggetto.

Per
Cartier-Bresson la tecnica rappresenta solo un mezzo che non deve
prevaricare e sconvolgere l’esperienza iniziale, reale momento in cui si
decide il significato e la qualità di un’opera.

“Per
me, la macchina fotografica è come un block notes, uno strumento a
supporto dell’intuito e della spontaneità, il padrone del momento che,
in termini visivi, domanda e decide nello stesso tempo. Per “dare un
senso” al mondo, bisogna sentirsi coinvolti in ciò che si inquadra nel
mirino. Tale atteggiamento richiede concentrazione, disciplina mentale,
sensibilità e un senso della geometria. Solo tramite un utilizzo
minimale dei mezzi si può arrivare alla semplicità di espressione”.

Henri
Cartier-Bresson non torna mai ad inquadrare le sue fotografie, non
opera alcuna scelta, le accetta o le scarta. Nient’altro. Ha quindi
pienamente ragione nell’affermare di non capire nulla di fotografia, in
un mondo, invece, che ha elevato quest’arte a strumento dell’illusione
per eccellenza.

Lo
scatto è per lui il passaggio dall’immaginario al reale. Un passaggio
“nervoso”, nel senso di lucido, rapido, caratterizzato dalla padronanza
con la quale si lavora, senza farsi travolgere e stravolgere.

“Fotografare
è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione
convergono davanti alla realtà che fugge. In quell’istante, la cattura
dell’immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale”.

I
suoi scatti colgono la contemporaneità delle cose e della vita. Le sue
fotografie testimoniano la nitidezza e la precisione della sua
percezione e l’ordine delle forme.

Egli
compone geometricamente solo però nel breve istante tra la sorpresa e
lo scatto. La composizione deriva da una percezione subitanea e
afferrata al volo, priva di qualsiasi analisi. La composizione di Henri
Cartier-Bresson è il riflesso che gli consente di cogliere appieno quel
che viene offerto dalle cose esistenti, che non sempre e non da tutti
vengono accolte, se non da un occhio disponibile come il suo.

Fotografare,
è riconoscere un fatto nello stesso attimo ed in una frazione di
secondo e organizzare con rigore le forme percepite visivamente che
esprimono questo fatto e lo significano. E’ mettere sulla stessa linea
di mira la mente, lo sguardo e il cuore
”.

Per
parlare di Henri Cartier-Bresson – afferma Denis Curti, curator per la
Villa Reale –  è bene tenere in vista la sua biografia. La sua
esperienza in campo fotografico si fonde totalmente con la sua vita
privata. Due episodi la dicono lunga sul personaggio:  nel1946viene a sapere che ilMOMAdiNew Yorkintende dedicargli una mostra “postuma”, credendolo morto in guerra e
quando si mette in contatto con i curatori, per chiarire la situazione,
con immensa ironia dedica oltre un anno alla preparazione
dell’esposizione, inaugurata nel 1947. Sempre nello stesso anno fonda, insieme aRobert Capa,George Rodger,David Seymour, eWilliam Vandivertla famosaagenzia Magnum Photos.Insomma,
Cartier – Bresson è un fotografo destinato a restare immortale, capace
di riscrivere il vocabolario della fotografia moderna e di influenzare
intere generazioni di fotografi a venire.

A
proposito della creazione Magnum Photos, ancora oggi fondamentale punto
di riferimento per il fotogiornalismo, Ferdinando Scianna, per molti
anni unico membro italiano ha scritto:Magnum
continua a sopravvivere secondo l’utopia egualitaria dei suoi
fondatori. In modo misterioso è riuscita finora a fare convivere le più
violente contraddizioni. Questa è la cosa che più mi appassiona. Per
quanto mi riguarda, sicilianissimo individualista, ho difficoltà a
sentirmi parte di qualunque tipo di gruppo, ma so che se devo riferirmi a
una appartenenza culturale è in quella tradizione che mi riconosco.

La
mostra Henri Cartier Bresson Fotografo è una selezione curata in
origine dall’amico ed editore Robert Delpire e realizzata in
collaborazione conla Fondazione Henri Cartier-Bresson, istituzione creata nel 2000
assieme alla moglie Martine Franck ed alla figlia Mélanie e che ha come
scopo principale la raccolta delle sue opere e la creazione di uno
spazio espositivo aperto ad altri artisti.

Obiettivo
della rassegna è far conoscere e capire il modus operandi di Henri
Cartier-Bresson, la sua ricerca del contatto con gli altri, nei luoghi e
nelle situazioni più diverse, alla ricerca della sorpresa che rompe le
nostre abitudini, la meraviglia che libererà le nostre menti, grazie
alla fotocamera che ci aiuta ad essere pronti a coglierne e ad
immortalarne il contenuto.

La mostra, curata da Denis Curti per la Villa Reale, è promossadal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e da Nuova Villa Reale di Monzain collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson e Magnum
Photos Parigi e organizzata da Civita Mostre con il supporto di Cultura
Domani. 

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