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Salazar e la Rivoluzione dei garofani - RAI3: IL TEMPO E LA STORIA

Alcune settimane dopo il fallito golpe del 16 marzo, il 25 aprile del 1974, i militari portoghesi appartenenti al Movimento delle Forze Armate insorgono contro il regime salazarista per favorire la nascita di un stato democratico di stampo occidentale. Le televisioni di tutto il mondo mostrano i soldati portoghesi armati di fucili e mitra dalle cui canne fuoriescono fiori, simbolo della cosiddetta rivoluzione dei garofani, passata alla storia come una sorta di favola rivoluzionaria non violenta. Una pagina riletta dal professor Mauro Canali a “Il Tempo e la Storia”, il programma di Rai Cultura condotto da Massimo Bernardini, in onda mercoledì 20 aprile alle 13.10 su Rai3 e alle 20.50 su Rai Storia.

In primo piano, il lungo regime di Antonio de Oliveria Salazar che, come quello franchista in Spagna, passa indenne al disastro della Seconda Guerra Mondiale, e inizia nel 1932 con la fondazione dell’Estado Novo, protraendosi e protrattosi ben oltre la sua stessa morte. Salazar, ammiratore di Mussolini, instaura un regime di stampo fascista per molti versi speculare a quello italiano, con istituzioni simili, Legione portoghese e Gioventù portoghese, e simili, se non più duri, sistemi di repressione del dissenso. Prima la Pvde e poi la Pide, infatti, si prestano come organismi di controllo assoluto su ogni forma di vita politica del paese, sempre pronti a soffocare sul nascere la pur minima parvenza di dissenso verso il capo assoluto. Durante la lunga stagione salazarista si assiste, inoltre, al dissolvimento del grande impero coloniale portoghese, vanto del regime che, sotto la spinta delle istanze anticolonialiste, è costretto, prima di cedere le armi, a una lunga ed estenuante campagna militare.

Nel 1968, dopo l’incidente che rende inabile Salazar, il suo successore Marcelo Caetano cerca in qualche modo di avviare un processo di apertura del regime verso le istanze democratico-popolari. Ma la sua sostanziale incapacità di rompere con il passato porta al 25 aprile 1974. Il biennio successivo, prima della stagione elettorale del 1976, è caratterizzato da un lungo braccio di ferro con i militari, i quali sul finire del 1975, accettano di cedere il potere ai partiti politici e concorrono alla stabilizzazione democratica del Paese.

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