Guggenheim Presents Major Alberto Burri Retrospective Location: Full Rotunda ( #New York ) Data: 9 ottobre 2015 – 6 gennaio 2016 #Burri

ALBERTO BURRI: THE TRAUMA OF PAINTING

Rosso plastica (Red Plastic), 1961

Plastic (PVC), acrylic, and combustion on plastic (PE) and black fabric, 142 x 153 cm

Modern Art Foundation

© Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Città di Castello/2015 Artist Rights Society (ARS), New York/SIAE, Rome

Photo: Massimo Napoli, Rome, courtesy Modern Art Foundation

Il Guggenheim presenta la grande retrospettiva di Alberto BurriLa prima mostra realizzata negli Stati Uniti, negli ultimi 35 anni dedicata all’artista italiano

Mostra: Alberto Burri: The Trauma of Painting

Luogo: Solomon R. Guggenheim Museum, 1071 Fifth Avenue, New York

Location: Full Rotunda

Data: 9 ottobre 2015 – 6 gennaio 2016

Anteprima per i media: Giovedì 8 ottobre, 10.00-13.00

(NEW YORK, USA – 10 giugno 2015) — Dal 9 ottobre 2015 al 6 gennaio 2016 il Solomon R.

Guggenheim Museum ospiterà un’importante retrospettiva dell’artista italiano Alberto Burri (1915–

1995), la prima in oltre trentacinque anni e la più completa mai allestita negli Stati Uniti. Esplorando la

bellezza e la complessità del processo creativo che sta alla base delle opere di Burri, l’esposizione elegge

l’artista a protagonista della scena artistica del secondo dopoguerra, rivedendo la tradizionale letteratura

sugli scambi culturali tra Stati Uniti e Europa negli anni ’50 e ‘60. Burri prese le distanze dalle superfici

pittoriche e dallo stile gestuale propri sia dell’Espressionismo astratto americano sia dell’Arte informale

europea, rimaneggiando pigmenti singolari, materiali umili ed elementi prefabbricati. Anello di

transizione tra collage e assemblaggio, Burri raramente ricorreva all’uso della pittura e del pennello,

prediligendo la lavorazione della superficie per mezzo di cuciture, combustioni e lacerazioni, per citare

alcune delle sue tecniche. Ricorrendo a sacchi di juta strappati e rammendati, tele con gobbe in rilievo e

plastiche industriali fuse, le opere di Burri alludono spesso a corpi umani, membrane e ferite, ma lo

fanno attraverso un linguaggio totalmente astratto. La qualità tattile del suo lavoro anticipa il Postminimalismo

e il movimento artistico femminista degli anni ‘60, mentre i suoi “monocromi materici”

rossi, neri e bianchi sfidano i concetti di purezza linguistica e semplificazione delle forme tipici del

modernismo formalista americano.

Raggruppando oltre 100 opere, molte delle quali mai esposte al di fuori dei confini italiani, la mostra

sottolinea come Burri abbia attenuato la linea di demarcazione tra dipinto e rilievo plastico, creando una

nuova poetica di dipinto-oggetto che influenzò direttamente il Neodadaismo, l’Arte Processuale e

l’Arte Povera.

La mostra Alberto Burri: The Trauma of Painting è organizzata da Emily Braun, Distinguished Professor

presso l’Hunter College e il Graduate Center della City University di New York, Guest Curator del

Solomon R. Guggenheim Museum, con il supporto di Megan Fontanella, Associate Curator per le

Collezioni e le Provenienze del Solomon R. Guggenheim Museum, e da Carol Stringari, Vice Direttore

e Conservatore Capo della Solomon R. Guggenheim Foundation che ha collaborato al catalogo.

Richard Armstrong, Direttore del Solomon R. Guggenheim Museum and Foundation, ha commentato

“Attraverso il sapiente lavoro del nostro team, guidato da Emily Braun, stiamo ponendo l’accento su

aspetti inediti relativi agli innovativi e sperimentali processi creativi di Alberto Burri. Rianalizzare le

mostre e le pubblicazioni del Guggenheim dedicate a Burri nel secondo dopoguerra ci permette di

approfondire la nostra storia con questo importante artista. Siamo lieti di poter celebrare il centenario

della nascita di Burri attraverso questa importante retrospettiva”.

Alberto Burri: The Trauma of Painting è stata resa possibile grazie al sostegno di Lavazza.

Si ringrazia inoltre anche The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts che ha sostenuto questa

iniziativa e la generosità dimostrata dal Leadership Committee dell’esposizione, presieduto da Pilar

Crespi Robert e dal consigliere d’amministrazione Stephen Robert. Un ringraziamento speciale va a

Maurice Kanbar, nonché a Luxembourg & Dayan, alla fondazione Richard Roth, Isabella del Frate

Rayburn, Sigifredo di Canossa, Dominique Lévy, Daniela Memmo d’Amelio, Samir Traboulsi, Alberto e

Gioietta Vitale, e tutti coloro che preferiscono mantenere l’anonimato.

Ulteriori fondi sono stati messi a disposizione da Mapei Group, E. L. Wiegand Foundation, Mondriaan

Fund, Italian Cultural Institute of New York, La FondazioneNY e il New York State Council on the Arts.

Il Guggenheim Museum ringrazia la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri per la collaborazione.

Francesca Lavazza ha affermato: “Il 1915, anno di nascita di Alberto Burri, rappresenta un momento

cruciale nella storia italiana, ovvero l’entrata del paese nel primo conflitto mondiale, ma allo stesso

tempo segna l’apertura della storica sede di Lavazza a Torino. Quest’anno, Lavazza è onorata di

celebrare il proprio 120° anniversario sostenendo questa ampia retrospettiva dedicata ad uno dei

precursori del Modernismo. Lavazza è al fianco del Guggenheim nell’esporre le opere di Burri e

testimoniare la sua duratura influenza sul panorama artistico di entrambe le sponde dell’Atlantico”.

L’opera più conosciuta di Burri è la serie Sacchi realizzata con resti di sacchi di juta lacerati, rammendati

e rattoppati, a volte combinati a frammenti di stracci sgualciti. Molto meno note al pubblico

statunitense sono le altre serie dell’artista, trattate in maniera approfondita in questa esposizione:

Catrami, Muffe, Gobbi (tele con gobbe in rilievo che si aggettano nello spazio), Bianchi (monocromi),

Legni (combustioni di legni), Ferri (rilievi costituiti da protuberanze di pezzi prefabbricati di lamiera in

metallo), Combustioni plastiche (fogli di plastica fusa), Cretti (effetto craquelure) e Cellotex (truciolato

intagliato e decorticato).

L’esposizione si svela al pubblico lungo le rampe del Guggenheim sia cronologicamente sia attraverso le

fasi artistiche di Burri, riproducendo il percorso dell’artista attraverso vari supporti, superfici e colori. Nel

corso della propria carriera Burri dimostrò infatti un particolare interesse alla storia della pittura, forte di

un profondo legame con l’arte rinascimentale dovuto alla sua terra natale: l’Umbria. La mostra sottolinea

inoltre il dialogo con il minimalismo americano che ha plasmato le ultime opere dell’artista. Una sezione

sarà dedicata all’imponente opera Grande cretto (1985–89), un memoriale in stile Land Art dedicato alle

vittime del terremoto che nel 1968 colpì la cittadina siciliana di Gibellina.

Nato a Città di Castello (Perugia) nel 1915, Burri studiò medicina e prestò servizio in Africa

settentrionale come ufficiale medico nell’esercito italiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel

1943, a seguito della cattura della sua unità in Tunisia, venne recluso nel campo di prigionia di Hereford

(Texas), dove iniziò a dipingere. Nel 1946 Burri fece ritorno in Italia e si dedicò interamente all’arte, una

decisione nata dall’esperienza diretta della guerra, della privazione e della catastrofica sconfitta dell’Italia.

La sua prima personale, allestita nel 1947 presso la Galleria La Margherita di Roma, riuniva paesaggi e

nature morte, ma a seguito di un viaggio a Parigi tra il 1948 e il 1949 iniziò a sperimentare con sostanze

catramose, pomice macinata, vernici industriali e strutture metalliche per creare accrescimenti e squarci

che devastassero l’integrità della superficie pittorica. Successivamente cercò di stravolgere la struttura

profonda del quadro forando, esponendo e ricostituendo la superficie del supporto. Alla tradizionale,

intonsa tela tesa, Burri preferiva assemblare le proprie opere partendo da brandelli di stracci, frammenti

di impiallacciature di legno, fogli di alluminio saldati o strati di plastica fusa, il tutto in un processo che lo

portava a cucire, fissare, saldare, pinzare, incollare e bruciare i materiali. Il suo lavoro rase al suolo e

riconfigurò la tradizione pittorica occidentale, muovendosi al contempo verso una riconcettualizzazione

delle dimensioni e del potere emozionale del collage modernista.

Burri sposò la ballerina Americana Minsa Craig e nel 1963 iniziò a trascorrere ogni inverno nella

residenza di Los Angeles, ma ciò nonostante fu sempre considerato un artista italiano. Nel 1978 l’artista

istituì la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri a Città di Castello. La Fondazione Burri è oggi

attiva in due siti museali che espongono opere di Burri installate dallo stesso artista: il Palazzo Albizzini e

gli Ex Seccatoi del Tabacco. La Fondazione ha gentilmente prestato due opere appartenenti alla propria

esposizione permanente: Grande Bianco (1952) e Grande Bianco (1956). La prima opera rappresenta

uno dei tre grandi collage tessili che Robert Rauschenberg aveva visto nello studio di Burri a Roma,

durante una visita agli inizi del 1953. Tutte e tre queste grandi opere saranno riunite nell’esposizione.

In concomitanza con la mostra il Guggenheim Museum ha condotto un approfondito studio

conservativo delle opere selezionate per la retrospettiva unitamente a numerosi altri lavori tratti dalle

varie serie di Burri. Grazie ad un team multidisciplinare di curatori, esperti in conservazione e

restauratori di dipinti, documenti, artefatti e tessuti, lo studio ha analizzato l’enorme varietà di originali e

complessi materiali e processi creativi dell’artista.

Storia dell’esposizione

Burri avviò la propria carriera a Roma ma allestì regolarmente alcune mostre negli Stati Uniti a partire

dagli inizi degli anni ’50, sia a Chicago, presso la Allan Frumkin Gallery, sia a New York, presso la Stable

Gallery e Martha Jackson Gallery. Nel 1953 James Johnson Sweeney, direttore e curatore del

Guggenheim Museum, inserì Burri nell’importante esposizione Young European Painters: A Selection e

nel 1955 scrisse la prima monografia sull’artista. Tra i vari premi ottenuti si annoverano il Terzo premio del

Carnegie International di Pittsburgh (1959), il Premio dell’Ariete di Milano (1959), il Premio UNESCO

alla Biennale di San Paolo (1959), il Premio della Critica per la personale delle proprie opere alla

Biennale di Venezia (1960), il Premio Marzotto (1965) e il Gran Premio alla Biennale di San Paolo

(1965). La prima retrospettiva Americana fu presentata dal Museum of Fine Arts di Houston (1963). Tra

le mostre principali ricordiamo la retrospettiva al Musée National d’Art Moderne di Parigi (1972), la

retrospettiva alla Frederick S. Wight Gallery dell’Università della California di Los Angeles (1977) e

itinerante al Marion Koogler McNay Art Institute di San Antonio, Texas, e la retrospettiva del

Guggenheim Museum (1978). Nel 1994 partecipò alla mostra The Italian Metamorphosis, 1943–1968

sempre al Guggenheim.

Eventi formativi ed eventi pubblici

L’esposizione sarà accompagnata da una serie di eventi pubblici, tra cui visite alla mostra, film italiani

neorealisti e due produzioni di Theater of War che prevedono la lettura di opere teatrali della Grecia

Classica sul tema della guerra nell’ottica di creare spunti per una discussione sulle ferite visibili e invisibili

inflitte dalla guerra. Il 12 novembre presso la Rotunda del museo, il Guggenheim presenterà inoltre una

reinterpretazione ad opera della compagnia Tom Gold Dance di November Steps, un balletto del 1973

coreografato dalla moglie di Burri, Minsa Craig, con scenografie e costumi dello stesso artista e

musiche di Toru Takemitsu. Tutti i dettagli saranno resi disponibili nei prossimi mesi all‘indirizzo

Guggenheim.org/calendar.

Catalogo della mostra

Alberto Burri: The Trauma of Painting è corredata da un catalogo di 280 pagine, arricchito da numerose

illustrazioni. Il catalogo include un saggio in cinque capitoli ad opera di Emily Braun, uno scritto di

Megan Fontanella sulle collezioni statunitensi di Burri, e saggi di Braun e Carol Stringari dedicati a

ciascuna serie di Burri in cui si analizzano nel dettaglio i metodi e i materiali propri dell’artista. Il volume

rappresenta la prima grande monografia in lingua inglese e raccoglie innumerevoli nuove ricerche ed

interpretazioni, prestandosi a diventare il lavoro bibliografico di riferimento sull’artista per gli anni a

venire. Il catalogo sarà disponibile per l’acquisto su Guggenheim.org/store.

Lavazza

Lavazza è il brand leader e il maggior produttore di caffè in Italia. Fondata nel 1895 la società è guidata

dalla famiglia Lavazza da oltre un secolo e attualmente opera in oltre novanta paesi. Nel processo di

espansione della propria presenza internazionale, Lavazza ha recentemente eletto gli Stati Uniti a sua

seconda casa. Forte di una lunga tradizione a sostegno delle arti, tra cui l’arte rinascimentale, la

fotografia, il design e la musica, Lavazza ha sostenuto il Guggenheim nell’iniziativa di promozione di

una più profonda conoscenza del Futurismo Italiano attraverso l’importante esposizione presentata a

New York nel 2014. Quest’anno Lavazza è onorata di celebrare il proprio 120° anniversario sostenendo

quest’ampia retrospettiva dedicata ad uno dei precursori del Modernismo. Attraverso la

sponsorizzazione della mostra Alberto Burri: The Trauma of Painting, Lavazza promuove un movimento

artistico vitale per il proprio paese d’origine, l’Italia, rivolgendosi contemporaneamente ad un pubblico

internazionale.

Solomon R. Guggenheim Foundation

Fondata nel 1937, la Solomon R. Guggenheim Foundation promuove la conoscenza e l’apprezzamento

delle arti, in particolare del periodo moderno e contemporaneo, attraverso mostre, eventi formativi,

progetti di ricerca e pubblicazioni. Sin dagli anni ’70 del secolo scorso, quando il Solomon R.

Guggenheim Museum di New York venne affiancato dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, il

Guggenheim ha costruito e ampliato una rete che ora include il Guggenheim Museum di Bilbao

(aperto nel 1997) e il Guggenheim di Abu Dhabi (attualmente in fase di sviluppo). La Guggenheim

Foundation continua ad instaurare collaborazioni internazionali che celebrano l’arte, l’architettura e il

design contemporanei, sia internamente che esternamente al museo stesso, tra cui Guggenheim UBS

MAP Global Art Initiative e The Robert H. N. Ho Family Foundation Chinese Art Initiative. Per

maggiori informazioni su Solomon R. Guggenheim Foundation visitare Guggenheim.org.

INFORMAZIONI AI VISITATORI

Ingresso: adulti $25, studenti/oltre i 65 anni $18, soci e bambini al di sotto di 12 anni gratuito. L’App

gratuita del Guggenheim offre un’esperienza unica ai visitatori. L’App presenta contenuti relativi a

mostre specifiche e permette di accedere ad oltre 1.500 opere delle collezioni permanenti del

Guggenheim, fornendo, inoltre, informazioni sugli storici locali del museo in inglese, francese, tedesco,

italiano e spagnolo. Per alcune esposizioni selezionate sono anche disponibili audio guide per visitatori

non vedenti. L’App del Guggenheim è promossa da Bloomberg Philanthropies.

Orari di apertura del museo: dom.–merc. 10.00–17:45, ven. 10.00–17.45; sab. 10.00–19:45; chiuso il

giovedì. Il sabato a partire dalle 17.45 l’ingresso è a offerta volontaria (formula “Pay What You Wish”).

Per qualsiasi informazione contattare il numero +1 212 423 3500 o visitare il sito internet del museo

all’indirizzo: Guggenheim.org

guggenheim.org/social

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