ILIADE – LE LACRIME DI ACHILLE: il dolore degli eroi – il 16 Luglio all’Anfiteatro di Sutri (VT)

MATTEO TARASCO (2)

XVI EDIZIONE

GIOVEDI’ 16 LUGLIO 2015

ANFITEATRO DI SUTRI
Via Cassia direzione Viterbo, Comune di Sutri (Viterbo)

Arte e Spettacolo Domovoj/BOTTEGA DEL PANE

I L I A D E – LE LACRIME DI ACHILLE
Da Omero, Ovidio, Kleist
Drammaturgia e regia Matteo Tarasco
Con  Elena Aimone, Rosy Bonfiglio, Giulia Santilli
Costumi Chiara Aversano

Sotto lo stesso azzurro, sopra l’identico verde
vagano insieme le generazioni lontane e quelle vicine,
e il sole di Omero, guarda! Sorride anche a noi

Friedrich Schiller, Die Spaziergang

Il 16 Luglio andrà in scena all’Anfiteatro di Sutri: Iliade – Le Lacrime di Achille, per la drammaturgia e regia di Matteo Tarasco. La vicenda è assai nota: una donna, Elena, moglie di Menelao, re di Sparta, sia stata rapita da Paride, figlio di Priamo, re di Troia. Per riportare a casa Elena si scatena una guerra lunga e cruenta. Ma è concepibile combattere per una donna rapita, che in realtà si era lasciata rapire, o meglio, era fuggita con il proprio rapitore? È concepibile radunare un esercito di centomila uomini per assediare una città, che per quanto fosse la città più grande, più ricca, più famosa del mondo, aveva pur sempre un diametro di trecento metri? Ed è concepibile che questa guerra d’assedio duri dieci anni? Uno storico che volesse analizzare il mito, potrebbe parlare di un embargo commerciale ai danni delle città greche, della chiusura dello stretto dei Dardanelli da parte delle autorità troiane, di una situazione politico-economica di forte squilibrio, di flussi migratori che attraversano l’Egeo verso Oriente, di una delicata congiuntura internazionale. Il passato lontano si riflette così nel presente, e le parole dello storico potrebbero essere quelle di un odierno inviato di guerra.

L’Iliade di Omero narra quarantanove giorni nel corso del decimo anno di guerra, ma il racconto termina prima della fine delle ostilità. Si potrebbe definire l’Iliade “il romanzo di Achille”, perché il poeta sceglie di raccontare le vicende dell’ultimo anno della lunga guerra, a partire dall’ira dell’eroe che determina lo scatenarsi di una serie di eventi tragici concatenati. L’ira funesta genera le lacrime di Achille, le prime di una lunga serie di pianti e lamentazioni che costellano l’epopea, perché nell’Iliade non soltanto le donne Troiane piangono, ma anche e soprattutto i grandi eroi.

Il progetto vuole addentrarsi nel linguaggio del dolore, per riscoprirne un nuovo valore semantico e ridisegnare l’ideologia della virilità, che, nell’epopea, si completa e acquista valore soltanto quando si appropria del modello femminile. Nell’Iliade si assiste costantemente al contrasto tra le bufere del dolore maschile e la lenta perdita di sostanza che consuma la vita, nel rituale della lamentazione femminile. Se il dolore delle donne esautora la forza vitale, il dolore dell’eroe ne esalta l’energia e l’ardore guerriero, perché per Omero lacrime e gloria, sofferenza ed eroismo, sono strettamente connessi. Le lacrime degli eroi non sono segno di debolezza, ma ostentazione di forza e di vitalità.
“Mettere in scena Iliade – Le Lacrime di Achille – afferma Matteo Tarasco – vuole essere un tentativo di raccontare l’odierno spaesamento quotidiano di una generazione incompresa, un tentativo per riacquistare, attraverso la fascinazione del palcoscenico, i valori della parola poetica, che crediamo oggi debba imporsi su altri linguaggi che spiegano, ma non insegnano il senso. Fare teatro oggi significa essere appassionati, e folli. Recitare davanti ad un pubblico adolescente i versi dei grandi poeti, significa ricordare che le parole bruciano, si fanno carne, quindi anche raccontare una storia si trasforma in un atto fisico e corporale. Sembra che la lingua abbia perduto la sua Physis, non è più del cuore, come diceva Paracelso, ma della mente, di Nuos. Per questo è necessario fare teatro, ovunque e comunque, per non far soccombere la parola nelle paralizzanti spire dell’ossessione comunicativa e per non annientarla nell’angoscia semantica della comunicazione, che molto dice e poco esprime. Fare teatro ci insegna che il valore della parola si riconosce nel silenzio dell’ascolto”.

Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale
Regione Lazio – Assessorato alla Cultura
Città di Sutri

Ideazione e Realizzazione
Circuito Danza Lazio e Pentagono Produzioni Associate
nell’ambito della Rete Teatrale dei Teatri di Pietra

Inizio spettacoli: h 21,15

Biglietto: 12 euro intero – 10 euro ridotto
Biglietteria presso il sito/online

Per info e prenotazioni:
teatridipietra.blogspot.it/ fb teatridipietra/
tel. whatsapp 327 9473893

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