Cervello, individuata l’area dove nasce il “piano B”

Milano, 22 aprile
2015 – Il “piano B” nasce in una regione precisa del cervello, la corteccia
prefrontale mediale, quando siamo ancora concentrati su un’altra strategia, già
alcuni minuti prima che il cambio di piano avvenga davvero. Lo rivela uno studio
dell’Università di Milano-Bicocca che ha esplorato il processo attraverso il
quale le persone, durante l’esecuzione di un compito, decidono autonomamente e
senza suggerimenti di cambiare la strategia di esecuzione.

La ricerca,
coordinata da Carlo Reverberi, ricercatore del Dipartimento di Psicologia
dell’Università di Milano-Bicocca, è stata condotta insieme a un team di
studiosi della Princeton University, dell’Humboldt University e del Bernstein
Center for Computational Neuroscience di Berlino. I risultati sono stati
pubblicati sul numero di aprile della rivista Neuron (Medial Prefrontal Cortex
Predicts Internally Driven Strategy Shifts,
http://dx.doi.org/10.1016/j.neuron.2015.03.015).

Come è stata effettuata la
ricerca.

Gli autori hanno studiato cosa
accade
nel nostro cervello nelle fasi antecedenti e successive alla scoperta
di una nuova strategia
. Sono stati coinvolti 36 volontari ai quali è
stato richiesto di partecipare a un “gioco”, mentre l’attività del loro cervello
era monitorata con risonanza magnetica funzionale.

I volontari
dovevano rapidamente determinare la posizione di una nuvola di quadratini
colorati che compariva su di uno schermo. Dovevano quindi comunicare la
posizione della nuvola premendo il pulsante di sinistra se questa era più vicina
agli angoli superiore destro o inferiore sinistro dello schermo, mentre dovevano
premere il pulsante di destra se la nuvola compariva in uno degli altri due
angoli.

Dopo circa dieci
minuti dall’inizio del compito e all’insaputa dei volontari, i ricercatori
inserivano una semplice associazione tra il colore della nuvola e la risposta
corretta: se la nuvola era rossa, andava premuto il pulsante destro; se era
verde il pulsante sinistro.

Questa nuova
associazione, se notata, poteva permettere ai partecipanti di cambiare strategia
sfruttando il colore al posto della posizione. Questo permetteva di risolvere il
gioco in modo più semplice: il colore della nuvola di quadratini era infatti più
facile da determinare rispetto alla sua posizione.

Risultato della
ricerca.

Dopo un’ora di
gioco, solo il 31 per cento dei partecipanti ha individuato e sfruttato
l’associazione fra colore e risposta, mentre gli altri hanno continuato a
rispondere usando la posizione. I ricercatori hanno scoperto che solo nei
volontari che avrebbero poi cambiato strategia, la corteccia prefrontale mediale
teneva traccia del colore dello stimolo. Non solo, i ricercatori hanno anche
scoperto che quella regione cerebrale cominciava a tener traccia del colore
dello stimolo alcuni minuti prima che
i volontari effettivamente cambiassero strategia.

Questo segnale era così
affidabile che i ricercatori hanno dimostrato come fosse possibile prevedere se uno
specifico volontario avrebbe cambiato strategia o meno prima che ciò avvenisse
effettivamente.

Lo studio ha quindi
messo in
rilievo la capacità del cervello di bilanciare al contempo due
necessità:
da un lato la necessità focalizzare le nostre risorse sulla
strategia corrente ignorando tutta l’informazione non rilevante, dall’altro
l’opportunità di lasciare una “porta aperta” a nuove possibilità ancora
ignote.

«Per portare a termine un lavoro – dichiara Carlo Reverberi – spesso
focalizziamo al massimo la nostra attenzione su quanto stiamo facendo. In questo
modo il nostro cervello tenta di filtrare la grande quantità di informazioni da
cui siamo sempre circondati, dedicandosi all’elaborazione di ciò che riteniamo
importante. Ma filtrare troppo talvolta può anche produrre la perdita di
informazioni preziose
».

«Questi risultati
– aggiunge Reverberi – sono importanti per comprendere meglio il ruolo della
corteccia prefrontale mediale nella cascata di eventi che portano a un cambio di
strategia e, più in generale, a comprendere meglio il ruolo della corteccia
prefrontale nel pensiero umano. I nostri risultati suggeriscono che questa
regione “simuli” in background la strategia alternativa per valutarne
l’appropriatezza, mentre il comportamento visibile è ancora determinato dalla
strategia corrente».

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