“Il visitatore”, Haber e Boni svelano un dialogo sull’uomo tra Freud e Dio@eventinews24

www.teatrodellapergola.com

 

2 LOW – Il Visitatore – ph. Tommaso Le Pera

da martedì 24 febbraio
a domenica 1° marzo

Federica Vincenti perGoldenArt Production presenta

Alessandro Haber Alessio Boni

Il VISITATORE

di Éric-Emmanuel Schmitt

traduzione, adattamento, regia
Valerio Binasco

con Nicoletta Robello
Bracciforti e Alessandro Tedeschi

musiche Arturo Annecchino

scene Carlo De Marino

costumi Sandra Cardini

light designerUmile Vainieri

Durata: un’ora e quaranta minuti, atto unico 

Da martedì alla Pergola in scena Alessandro Haber e
Alessio Boni con Il visitatore, una
commovente, dolce ed esilarante pièce di Éric-Emmanuel Schmitt, tradotta in 15
lingue e rappresentata in oltre 25 paesi. Una partita a scacchi fatta di parole
e schermaglie tra Freud e un forestiero, forse Dio in persona, alle soglie
della Seconda Guerra Mondiale. Una commedia intelligentemente leggera, che fa
sorridere ponendo quesiti seri, esistenziali, che ci riguardano tutti da
vicino. Traduzione, adattamento e regia sono di Valerio Binasco.

Giovedì 26 febbraio, ore 18, Alessandro
Haber, Alessio Boni e la Compagnia incontrano il pubblico. Coordinano Riccardo
Ventrella e Pietro Bartolini, Direttore dell’Accademia Teatrale di Firenze. Ingresso
libero.

Le parole sono importanti ed Éric-Emmanuel Schmitt,
drammaturgo-scrittore-sceneggiatore belga di origine franco-irlandese
naturalizzato parigino, i cui romanzi hanno venduto oltre 10 milioni di copie
in 50 paesi, sembra coltivare la speranza che quando gli uomini si incontrano e
si parlano possono, forse, riuscire a capirsi. Alessandro Haber e Alessio Boni,
già insieme in Art di Yasmina Reza, si
interrogano, confrontano e scontrano interpretando, rispettivamente, Freud e un
misterioso visitatore, il Padre della Psicanalisi e l’incarnazione, chissà,
dell’Onnipotente. Al suo debutto in Francia nel 1993 Il visitatore si meritò tre Premi Molière (Rivelazione teatrale,
Miglior autore, Miglior spettacolo di teatro privato). Da allora la pièce è
stata tradotta in 15 lingue e rappresentata in oltre 25 paesi. In Italia si
ricorda l’allestimento di Antonio Calenda, con Turi Ferro nei panni
‘pirandelliani’ dello studioso e Kim Rossi Stuart nel ruolo di un neutrale
Creatore. Ora la forza del testo che il regista Valerio Binasco mette in
risalto è quella di affrontare temi grandi, ‘ultimi’, con una scrittura fresca,
diretta, animata da una divorante vitalità e un pizzico di humour.

“Schmitt non ha timore di riportare in teatro argomenti
di discussione importanti come la religione, la storia, il senso della vita,
eliminando qualsiasi enfasi filosofica”, ha scritto Binasco, “Il visitatore è una rara commedia per
attori, a patto che siano come Alessandro Haber e Alessio Boni, capaci cioè di
sprofondare totalmente nell’umanità fragile dei loro personaggi e di evitare le
insidie della retorica.”

La vicenda si svolge nell’aprile del 1938. L’Austria
è stata da poco annessa al Terzo Reich, Vienna è occupata dai nazisti e gli
ebrei vengono perseguitati in ogni angolo della città. Nel suo studio in
Bergstrasse 19 Sigmund Freud, vecchio e malato da anni di cancro alla gola
(morirà l’anno dopo a Londra), attende con ansia notizie della figlia Anna
(Nicoletta Robello Bracciforti), portata via dalla
Gestapo. Un tempo scandito da una solitudine angosciante finché dalla finestra non
spunta un inaspettato visitatore, che fin dalle prime battute appare intenzionato
a intraprendere una discussione alta, impegnata e impegnativa. Alessandro Haber
assume con infinita e umana varietà le patologie dell’82enne indagatore
dell’inconscio, con una voce roca e tenue, una camminata a passetti, un aspetto
di genio ebreo ormai pressoché detenuto nel suo studio quanto fermo nella sue
convinzioni.

“Sono un attore che ama la verità”, commenta Haber, “non
mi piace recitare, piuttosto cerco di vivere appieno il ruolo che mi è stato
affidato. Non mi risparmio mai: arrivo in fondo allo spettacolo che ho cambiato
voce, passo, identità. Essere il Freud descritto da Schmitt mi travolge e
sconquassa: ha cercato per tutta la vita di curare la psiche dell’uomo e ora
improvvisamente appare davanti a lui un barbone, che potrebbe essere Dio, e che
forse incarna proprio il suo doppio.”

Infatti, Alessio Boni è indotto da Binasco a ignorare
la flemma dandy concepita per la sua figura da Schmitt, in favore di una
presenza nomade, apolide, accuratamente grezza, personificazione mai dichiarata
dell’Assoluto, ma più volte allusa. Oppure è più semplicemente un pazzo che si
crede Dio?

“Nel testo originale il mio personaggio entra
indossando un frac, il cilindro, il bastone e il mantello”, dice Boni, “una
figura molto raffinata e benestante, che si scontra con un aristocratico
dall’alto intelletto come Freud. Nel nostro spettacolo Dio diventa la persona
socialmente più bassa, un disadattato, un clochard, un folle … si assiste così a
una trasversalità: si parte dal basso fino ad arrivare al massimo livello
rappresentato da Freud, che era uno psicanalista ed aveva continuamente a che
fare con i pazzi. Questa scelta, a mio avviso, è vincente: per esempio, anche
Shakespeare nell’Amleto parte dal
basso – due becchini che parlano di un teschio – per poi arrivare ai dubbi e
alla poesia sublime dell’essere o non
essere
.”

Freud gli crede, ma al tempo stesso non gli crede.
Del resto, Dio non è disposto a dare dimostrazione di sé come fosse un mago o
un prestigiatore. Si procede per dialoghi brevi o scambi assiomatici, la
discussione lascia presto spazio a impressionanti manifestazioni della
preveggenza del misterioso ospite. L’intelletto smanioso di Freud, la sua
diffidenza atea, la sua riprovazione contro un’entità dello spirito che non
frena il male devono fare i conti con l’amore, la tenerezza, l’armonia
interiore, la consapevolezza di Dio. I due ‘lottano’ fino alla fine.

“Dio ha preso il corpo di un uomo, casualmente si è
vestito così e va a parlare con Freud”, prosegue Alessio Boni, “questa antitesi
rappresentata in scena da me e da Alessandro Haber crea come uno scontro tra
due gladiatori, è il presupposto perché si affronti il tema del bene e del male,
del coraggio e dell’etica, perché si parli, più in generale, dell’essere
umano.”

Una discussione ogni tanto interrotta dalla presenza
di un ufficiale della Gestapo (Alessandro Tedeschi), scenografata con
visionarie pareti da Carlo De Marino, modellata con i costumi di Sandra Cardini,
sonorizzata daArturo Annecchino e illuminata da Umile Vainieri.Alessandro Haber e Alessio Boni giocano quindi a
contrapporsi come le due facce opposte della vita, la conoscenza e il mistero.

“Cerco sempre di non deludere il pubblico e di
impegnarmi in cose che abbiano un senso”, conclude Haber, “bisogna uscire dal
teatro con la voglia di pensare. Ogni spettacolo per me non è mai solo uno
svago.”

Interviste ad Alessandro Haber e
Alessio Boni

diAngela Consagra tratte da ‘Pergola in sala’

Alessandro Haber

Come si è
avvicinato a Éric-Emmanuel
Schmitt?

“Sinceramente non lo conoscevo. Un paio di anni fa,
mentre ero in tournée, mi è arrivata una telefonata in cui mi hanno offerto di
interpretare questo testo. Leggendo le parole di Schmitt ho capito subito che
si trattava di un materiale interessante e forte. Mi ha incuriosito perché
l’impressione è stata quella di avere a che fare con parole potenti, anche se
non ero ancora penetrato pienamente nell’essenza, così delicata e profonda, di
questo testo. Quando si affronta un autore contemporaneo bisogna mettersi
sempre alla prova e io adoro le sfide. Sono felice di condividere la scena con
Alessio Boni perché sono anni (già con lo spettacolo Art) che viaggiamo insieme in tournée. Lo stimo molto, sia come
uomo che come essere umano. E poi Valerio Binasco è stato un regista magnifico:
ama gli attori, essendo lui stesso un attore, e oltre a dirigere ha accettato
anche delle mie proposte interpretative. L’argomento dello spettacolo è vicino al
pubblico perché sono domande, legate al senso della nostra esistenza, che
toccano tutti noi.”

Che
personaggio è il Freud che impersona sulla scena?

“Sono un attore che ama la verità: non mi piace
recitare, piuttosto cerco di vivere appieno il ruolo che mi è stato affidato.
Non mi risparmio mai: arrivo in fondo allo spettacolo che ho cambiato voce,
passo, identità. Essere il Freud descritto da Schmitt mi travolge e sconquassa.
Ci troviamo nel ’38 – nel periodo delle leggi razziali – e Freud ha un cancro
alla gola, da lì a poco morirà. Ha cercato per tutta la vita di curare la
psiche dell’uomo e ora, improvvisamente, appare davanti a lui un barbone, che
potrebbe essere Dio, e che forse incarna proprio il suo doppio. Si assiste ad
un incontro-scontro dove alla fine nessuno vince. Le domande del testo
rimangono insolvibili: il mistero della vita e della morte, la conoscenza del
male e del bene…”

Qual è la
forza di questo spettacolo?

“È tutta nello scontro tra questi due personaggi,
così come nella bravura degli altri interpreti: Nicoletta Robello Bracciforti,
che sulla scena è mia figlia Anna, e il giovane Alessandro Tedeschi. Cerco
sempre di non deludere il pubblico e di impegnarmi in cose che abbiano un
senso: bisogna uscire dal teatro con la voglia di pensare. Ogni spettacolo per
me non è mai solo uno svago.”

Alessio Boni

Come si è
avvicinato a Éric-Emmanuel
Schmitt?

“Quando arriva la proposta di un nuovo progetto
prendo in considerazione non solo il personaggio da interpretare, ma valuto
tanti aspetti come, per esempio, gli altri attori e il regista con cui dovrò
confrontarmi. In questo caso Valerio Binasco è una persona che stimo molto, sia
come attore che come regista, ed è stato un valore aggiunto per la scelta di
questo lavoro. Schmitt ha scritto Il visitatore
nel ’93 e ha preso le due massime antitesi, da una parte la fede estrema –
forse addirittura Dio – e il massimo dell’ateismo dall’altra, il personaggio di
Freud. Mette questi opposti sul palcoscenico e fa in modo che dialoghino. Nel
testo originale il mio personaggio entra indossando un frac, il cilindro, il
bastone e il mantello: una figura molto raffinata e benestante, che si scontra
con un aristocratico dall’alto intelletto come Freud. Lui presta attenzione a
questo strano individuo perché gli si presenta davanti un signore benestante e
di una certa classe. Il regista Binasco, come prima cosa, mi ha detto di
scardinare proprio questo aspetto: nel nostro spettacolo Dio diventa la persona
socialmente più bassa, un disadattato, un clochard, un folle… si assiste così a
una trasversalità: si parte dal basso fino ad arrivare al massimo livello
rappresentato da Freud, che era uno psicanalista ed aveva continuamente a che
fare con i pazzi. Questa scelta, a mio avviso, è vincente: per esempio, anche
Shakespeare nell’Amleto parte dal
basso – due becchini che parlano di un teschio – per poi arrivare ai dubbi e
alla poesia sublime dell’essere o non
essere
. Sono autori lontani nel tempo ma che ci arrivano chiaramente perché
parlano ancora al cuore dell’uomo.”

Che Dio è
quello che impersona sulla scena?

“Dio ha preso il corpo di un uomo, casualmente si è
vestito così e va a parlare con Freud. Questa antitesi, rappresentata in scena
da me e da Alessandro Haber, crea come uno scontro tra due gladiatori, è il
presupposto perché si affronti il tema del bene e del male, del coraggio e
dell’etica, perché si parli, più in generale, dell’essere umano. Quando la
Gestapo – il testo è ambientato a Vienna nel ’38, nel bel mezzo del Terzo Reich
e delle leggi razziali – porta via la figlia di Freud avviene una specie di
ribaltamento: uno dei più grandi intellettuali del mondo, il padre della
psicanalisi e che ha scritto interi tomi affermando che Dio non esiste, crolla
e si confronta con questa figura che viene a trovarlo. Chi sarà realmente il
mio personaggio? Una proiezione della mente di Freud oppure il vero Dio che
scende sulla Terra e vuole dialogare con il massimo dei non credenti … non si
sa, ma non è importante. L’importante è ciò che accade in scena, cioè la disputa
tra due uomini pensanti.”

BIGLIETTI

Prezzi

INTERI

€ 32,00 PLATEA ● € 24,00 PALCHI ● €
16,00 GALLERIA

Ridotti (escluso domenica)

OVER 60

€ 28,00 PLATEA ● € 20,00 PALCO ● €
14,00 GALLERIA

UNDER 26

€ 20,00 PLATEA ● € 16,00 PALCO ● €
12,00 GALLERIA

SOCI UNICOOP FIRENZE (martedì e
mercoledì)

€ 25,00 PLATEA ● € 18,00 PALCHI ● €
13,00 GALLERIA

BIGLIETTERIA

Teatro della Pergola, via della
Pergola 18, 055.0763333 biglietteria@teatrodellapergola.com.

Orario: dal lunedì al sabato dalle
9.30 alle 18.30.

Online su www.teatrodellapergola.com e
tramite la App del Teatro della Pergola.

Circuito
regionale Boxoffice.

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