ARNALDO POMODORO. Spazi scenici e altre Architetture – a cura di Antonio Calbi‏ – TERNI – Dall’11 ottobre 2014 al 18 gennaio 2015 #ArnaldoPomodoroTerni

TERNI – CAOS centro arti opificio siri

Papyrus per Darmstadt, studio, 1988-1989
bronzo e ferro, 90 x 200 x 80 cm
(foto Studio Boschetti)

DALL’11 OTTOBRE 2014
AL 18 GENNAIO 2015

ARNALDO POMODORO.

SPAZI SCENICI E
ALTRE ARCHITETTURE

a cura di Antonio
Calbi

Sculture, scenografie, modellini, costumi creati per il
teatro accanto alle opere e ai progetti architetturali più suggestivi.

CAOS – centro arti
opificio siri, ospita, dall’11 ottobre 2014, la mostra ARNALDO POMODORO. SPAZI
SCENICI E ALTRE ARCHITETTURE, a cura di Antonio Calbi, promossa e realizzata da
Regione Umbria e Comune di Terni, in collaborazione con la Fondazione Arnaldo
Pomodoro.

La mostra rivela un Arnaldo Pomodoro ancora poco
conosciuto: un inventore di spazi per il teatro, la danza, la musica e di
originali opere architetturali.

Il teatro ha rappresentato per Pomodoro, sin dagli esordi
del suo lavoro, un ambito privilegiato di sperimentazione: non si tratta della
semplice trasposizione in scena di un linguaggio, di una estetica e di una
poetica, bensì di considerare la scena un vero e proprio laboratorio di
invenzione di ambienti, vere e proprie “drammaturgie dello spazio”. “L’esperienza
teatrale -dice Pomodoro- mi ha aperto nuovi orizzonti e mi ha incoraggiato e
persino ispirato a sperimentare nuovi approcci e nuove idee per le sculture di
grandi dimensioni perché il teatro mi dà un senso di libertà creativa:  mi permette di materializzare la
visionarietà”.

L’esposizione
documenta cinquant’anni di lavoro attraverso altrettanti progetti, fra spazi
scenici e architetture: dalla tragedia greca al melodramma, dal teatro
contemporaneo alla musica, attraverso sculture, scenografie, modellini e
disegni, ma anche costumi e oggetti di scena.Si va dalla Caterina di Heilbronn di
Kleist, sul Lago di Zurigo nel 1972 con la regia di Luca Ronconi, alla trilogia
dell’Orestea di Emilio Isgrò da
Eschilo sui ruderi di Gibellina, messa in scena tra il 1983 e il 1985, con la
regia di Filippo Crivelli, fino alle rappresentazioni classiche delCentenario dell’Istituto Nazionale
del Dramma Antico (INDA) al Teatro Greco di Siracusa nel maggio 2014.

Se la prima sezione dell’esposizione racconta la
reinvenzione dello spazio scenico, la seconda documenta alcuni tra i più
significativi progetti e opere architetturali: dal  progetto per il nuovo cimitero di Urbino -non
realizzato- alla Sala d’Armi per il
Museo Poldi Pezzoli di Milano, fino
all’environment Ingresso nel labirinto
che ha preso forma nei sotterranei dell’edificio ex Riva Calzoni di via Solari
a Milano, già sede espositiva della Fondazione Arnaldo Pomodoro.

Il rapporto di
Arnaldo Pomodoro con l’Umbria
inizia nel lontano 1962, quando Giovanni
Carandente lo invita a partecipare all’esposizione “Sculture nella città”: la Colonna del viaggiatore esposta al
pubblico durante la quinta edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto è stata in seguito donata alla città.
È poi la volta di Terni, nel 1995,
con l’opera Lancia di luce, concepita
per Piazza del Popolo con la volontà di sintetizzare, in un unico simbolo,
l’idea dell’evoluzione tecnologica e la pregnanza storica e sociale che le
acciaierie hanno significato per la città di Terni. Il più recenteintervento
è del 2012, con il Carapace, la
cantina-sculturacommissionata
dalla Famiglia Lunelli per la Tenuta Castelbuono di Bevagna, perfettamente integrata
nel paesaggio umbro.

Arnaldo Pomodoro. Spazi
scenici e altre architetture
sarà una mostra di grande fascino che incuriosirà e sorprenderà un pubblico
ampio e di tutte le età.

Dall’11 ottobre 2014 al 18 gennaio 2015 – vernissage sabato 11 ottobre ore 18.00 –

orari di ingresso: da martedì a domenica, ore 10.00 – 13.00
/ 16.00 – 19.00, lunedì chiuso.

Prenotazioni visite guidate e itinerari 0744 285946

Seguici su Twitter con l’hashtag #ArnaldoPomodoroTerni

e sul sito web http://caos.museum

ARNALDO POMODORO –Nota
biografica

Arnaldo
Pomodoro è nato nel Montefeltro nel 1926, ha vissuto l’infanzia e la formazione
presso Pesaro.

Si trasferisce
a Milano nel 1954. Qui ha modo di conoscere l’ambiente vitalissimo
dell’avanguardia e di frequentare intellettuali come
Alfonso Gatto, Leonardo Sinisgalli, Ettore Sottsass, Fernanda Pivano, e artisti
come Lucio Fontana,
Giò Ponti, Bruno Munari,
Ugo Mulas, Enrico Baj, e tanti altri.
Realizza i primi gioielli ricavati
dall’osso di seppia che esporrà in alcune edizioni della Triennale milanese e i
rilievi in cui emerge una singolarissima “scrittura” inedita nella scultura,
che viene d’ora in poi interpretata variamente dai maggiori critici. Nei primi anni Sessanta affronta la tridimensionalità e
sviluppa la ricerca sulle forme della geometria solida:
sfere, dischi,
piramidi, coni, colonne, cubi -in lucido bronzo- sono squarciati, corrosi,
scavati nel loro intimo, con l’intento di romperne la
perfezione
e scoprire il mistero che vi è racchiuso. La contrapposizione formale tra la levigata perfezione
della forma geometrica e la caotica complessità dell’interno sarà d’ora in poi
una costante nella produzione di Pomodoro.

Nel 1966 gli
viene commissionata una sfera di tre metri e mezzo di diametro per l’Expo di
Montreal, ora a Roma di fronte alla Farnesina:
è il passaggio alla grande dimensione. Questa è la prima delle numerose opere
dell’artista che hanno trovato collocazione in spazi pubblici di grande
suggestione e importanza simbolica: nelle piazze di molte città (Milano,
Copenaghen, Brisbane, Los Angeles, Darmstadt), di fronte al Trinity College
dell’Università di Dublino, al Mills College in California, nel Cortile della
Pigna dei Musei Vaticani, di fronte alle Nazioni Unite a New York, nella sede
parigina dell’Unesco, nei parchi sculturali della Pepsi Cola a Purchase e dello
Storm King Art Center a Mountainville, poco distanti da New York City.

Nel
1995 costituisce la Fondazione Arnaldo Pomodoro, con lo scopo di documentare la
sua attività di artista e in generale di promuovere l’arte contemporanea con
un’attenzione particolare alla ricerca delle giovani generazioni.

Nel
2004, dopo anni di complessa progettazione e lavorazione, viene collocata a
Roma, in piazzale Nervi, la scultura Novecento
(altezza 21 metri e diametro 7 metri), commissionata
all’artista in occasione del Giubileo per celebrare il passaggio del millennio.

Ha realizzato
numerose opere ambientali: dal Progetto
per il Cimitero di Urbino
del 1973 scavato dentro la collina urbinate, poi
non realizzato a causa di contrasti e problemi locali, a Moto terreno solare, il lungo murale in cemento per il Simposio di
Minoa a Marsala, dalla Sala d’Armi
per il Museo Poldi Pezzoli di Milano, all’environment Ingresso nel labirinto, dedicato all’Epopea di Gilgamesh, completato
nel 2011, fino al Carapace, la
cantina di Bevagna realizzata per la famiglia Lunelli e inaugurata nel giugno
2012.

Memorabili
mostre personali lo hanno consacrato artista tra i più significativi del
panorama contemporaneo: a partire dalla Rotonda della Besana di Milano (1974),
dal Forte di Belvedere di Firenze (1984), dalla Rocca Malatestiana di Cesena
(1995) e dalla Fortezza di San Leo (1997), per arrivare al museo La Llonja a
Palma di Maiorca (1999), alla Reggia di Caserta (2000), fino a Parigi nei
Giardini del Palais-Royal (2002), nel centro cittadino di Lugano (2004), lungo
la cinta muraria di Paestum (2005), nella Fortezza
del Priamàr
di Savona (2007).Si ricordano inoltre le
importanti mostre itineranti nei musei americani: quella partita dall’University
Art Museum di Berkeley nel 1970-71 e dal Columbus Museum of Art di Columbus,
nel 1983-85, oltre all’esposizione itinerante organizzata in Giappone nel
1994-95 dall’Hakone Open-Air Museum di Kanagawa.

Nel 2008 negli
spazi della sua Fondazione ha luogoun’antologica conuna scelta
rappresentativa delle sue sculture monumentali. Nel 2010 il Grande Portale, una scultura in bronzo
di 12 metri di altezza per 10 di larghezza, è esposto di fronte al Padiglione
Italia all’Expo di Shanghai, e nel 2011 a New York alla Marlborough Chelsea
Gallery e a Parigi alla Galerie Tornabuoni Art sono presentati i suoi lavori
più recenti.

Ha insegnato
nei dipartimenti d’arte delle università americane: Stanford University,
University of California a Berkeley, Mills College. Ha fondato e diretto il
CentroTAMper la formazione dei giovani artisti,
istituito in collaborazione con il Comune di Pietrarubbia nel Montefeltro. Nel
1993 è stato nominato Socio Onorario dell’Accademia di Brera di Milano e nel
1994 Accademico di San Luca.

Si è dedicato
anche alla scenografia, antica passione della giovinezza, realizzando
‘‘macchine spettacolari’’ in numerosi lavori teatrali, dalla tragedia greca al
melodramma, dal teatro contemporaneo alla musica. Si va dalla messinscena con
Ronconi sul lago di Zurigo di un testo di Kleist nel 1972 alla trilogia dell’Orestea di Isgrò da Eschilo sui ruderi
di Gibellina (1983-1985), da I paraventi
di Genet, rappresentato per la prima volta in Italia al teatro Testoni di
Bologna (1990) a Cavalleria rusticana
di Mascagni e Sarka di Janáček con la
regia di Ermanno Olmi al Teatro La Fenice di Venezia nel 2009, fino ai tre
spettacoli messi in scena al Teatro Greco di Siracusa (2014) nella ricorrenza
del Centenario dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Una mostra di tutto
il suo lavoro teatrale con modellini, scenografie, costumi e sculture si è
tenuta nel Palazzo Reale di Torino nell’autunno 2012. Nell’occasione è uscito
il volume Arnaldo Pomodoro. Il teatro
scolpito
di oltre 600 pagine, curato da Antonio Calbi.

Ha avuto
numerosi ed importanti premi: a San Paolo nel 1963, a Venezia nel 1964, uno dei
sei premi internazionali del Carnegie Institute, insieme a Josef Albers,
Francis Bacon, Joan Miró, Eduardo Paolozzi e Victor Vasarely nel 1967 e il
Praemium Imperiale per la scultura a Tokyo nel 1990, insieme a Leonard
Bernstein per la musica, Federico Fellini per il cinema e il teatro, James
Stirling per l’architettura, Antoni Tàpies per la pittura. Nell’ambito
dell’impegno teatrale i Premi Ubu migliore
scenografia 
per La Passione di
Cleopatra
di Ahmad Shawqi e I paraventi di Jean Genet (1990) e
per Nella solitudine dei campi
di cotone
di Bernard Marie Koltès (1992).

Il
Trinity College dell’Università di Dublino gli conferisce la Laurea in Lettere honoris causa (1992) e l’Università di Ancona quella in Ingegneria edile-architettura
(2001). Nominato Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine “Al merito della
Repubblica Italiana” (1996), riceve nel 2005 dal Ministero per i Beni e le
Attività Culturali la Medaglia d’oro con “Diploma di I classe come Benemerito
della Scuola, della Cultura e dell’Arte” e nel 2008 il Lifetime Achievement in
Contemporary Sculpture Award da parte dell’International Sculpture Center e il
premio “Uomo dell’anno” del Museo d’Arte di Tel Aviv.

                                                           

ANTONIO CALBI –Nota
biografica

Antonio Calbi
(1963) è direttore del Teatro di Roma dallo scorso maggio. Già direttore del
Settore Spettacolo, Moda e Design del Comune di Milano dal 2007, ha operato con
la giunta Moratti e la giunta Pisapia e con assessori alla cultura come
Vittorio Sgarbi, Stefano Boeri e Filippo Del Corno.

Da marzo 2002
a dicembre 2006 ha lavorato presso il Teatro Eliseo di Roma, prima come
vicedirettore e poi come direttore artistico (Premio Gassmann 2006), facendo
dialogare il meglio della tradizione con le nuove forme della scena accogliendo
nelle programmazioni le nuove generazioni di registi, autori, interpreti.

Ideatore e
curatore di progetti, festival, manifestazioni, critico e studioso delle arti
sceniche, si è impegnato nella valorizzazione e promozione della creatività
giovanile, con particolare attenzione alle nuove tendenze e alla dialettica fra
le diverse discipline artistiche. Fra i progetti realizzati: Teatri 90 festival, Teatri 90 danza, Maratona di
Milano
, Teatri dello Sport, Oltre 90 festival, Italy for Rwanda, Sinfonia
per corpi soli
, Façe à Façe, Teatri Uniti d’Italia – Le città della
scena a Matera
.

Si è occupato
inoltre di formazione lavorando presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi
di Milano e tenendo corsi in numerose università italiane; ma anche di
informazione e critica teatrale, collaborando con “la Repubblica” e Radio Rai.
Oltre al Premio Gassmann, ha ricevuto per tre volte il Premio della Critica
Teatrale, nel 2010 il Premio Iseo Jazz, nel 2013 il Premio Chi è Chi del
Giornalismo e della Moda. È membro del comitato scientifico della Fondazione
Paolo Grassi.

Come studioso
ha indagato, in particolare, la relazione fra discipline del progetto e arti
sceniche. Su questo tema ha condotto incontri, convegni, seminari e laboratori:
è stato docente presso lo Ied – Istituto Europeo di Design, la Domus Academy,
Naba – Nuova Accademia di Belle Arti, il Politecnico di Milano – Facoltà del
Design. Dal 1992 al 1999 è stato redattore della rivista di design e
architettura Ottagono e ha
collaborato con Abitare, mensile per
il quale è stato redattore e inviato del Quotidiano
realizzato per il Salone del Mobile di Milano (edizioni 2001, 2002, 2003).

Ha curato un
numero monografico di Ottagono,
“Spazi per lo spettacolo”, 1997, e ideato progetti di “teatro dei luoghi”, come
“Maratona di Milano – Ventiquattro scene di una giornata qualsiasi” (2000 e
2001), realizzato presso l’Officina Generale Atm di Milano, e curato la sezione
teatro, danza, performance di “Subway – Arte, fumetto, letteratura e teatro
negli spazi della metropolitana, del passante e delle stazioni ferroviarie”
(1998), entrambi progetti realizzati per il Comune di Milano.

Con Daniele
Abbado e Silvia Milesi ha ideato e condotto tre seminari di studio, organizzati
con la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Architettura & Teatro, seminario internazionale sulle relazioni fra
progetto di architettura dei teatri e arti sceniche
, Reggio Emilia, Teatro
Cavallerizza, 2004, 2005, 2006. Esperienza poi confluita nel volume Architettura & Teatro – Spazio, progetto
e arti sceniche
, a cura di Daniele Abbado, Antonio Calbi, Silvia Milesi,
edito da Il Saggiatore (2007). Fra le ultime pubblicazioni curate, Milano Città e Spettacolo – Teatro danza
musica cinema e dintorni
(AIMSassi, 2011),
e il corposo volume curato per la Fondazione Arnaldo Pomodoro e Feltrinelli Arnaldo Pomodoro – Il teatro scolpito
(Milano, 2012, 616 pp).

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