Processione del Venerdì Santo di Savona – 18 aprile 2014

Processione del

Venerdì Santo

18 aprile 2014

1 .1 La promessa del redentore

La
storia della nostra  Processione delVenerdì Santo e quella delle nostre Confraternite hanno sempre avuto un
percorso comune.

Ogni savonese ricorda di aver assistito ad essa fin da
bambino, di aver visto passare le “casse”, queste belle sculture lignee portate
a spalla dai “camalli”, di aver sentito i classici colpi di mazzetta dei
comandanti, di aver ascoltato la colonna sonora della Processione, quei
caratteristici mottetti composti per questa manifestazione ed eseguiti solo in
occasione di essa. Poi, magari, le sue vicende personali lo hanno portato a
divenire un camallo oppure un comandante.

L’impegno di questo Priorato è quello di operare in modo che
la nostra Processione, manifestazione di Fede per i credenti e bella tradizione
popolare per gli altri,  possa rimanere
ancora a lungo negli anni pari un punto fermo degli avvenimenti savonesi.

Il Priore Generale

 Roberto Bertola

COMUNICATO STAMPA

Processione
del Venerdì Santo a Savona      18 aprile 2014

La Processione del Venerdì
Santo a Savona è un  evento di fede e
devozione popolare,  che si svolge ogni
due anni. E’ organizzata dal Priorato generale delle confraternite di Savona
centro, ovvero dalle sei confraternite, (Nostra Signora di Castello, Cristo
Risorto, Santi Pietro e Caterina, Santi Agostino e Monica, SS. Trinità, Santi
Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Petronilla) già esistenti nel
trecento, sul Priamar  proprietarie delle
15 casse lignee. 

Quest’anno il turno di
Priorato Generale spetta alla Confraternita del Cristo Risorto che ha sede a
Savona in largo Varaldo.

PREMESSA STORICA

Nella seconda metà del
Duecento, a seguito dell’attività predicatrice dei Padri francescani, nacquero
a Savona, sul Priamar, nella cosiddetta 
“contrada Batutorum”, alcuni gruppi laici che si dettero il nome di
Confraternite.  Questi secolari sodalizi,
da sempre attivi nella pratica religiosa, si svilupparono in tutto il mondo: tuttora
troviamo Confraternite non soltanto in Europa (Italia, Francia, Spagna,
Portogallo), ma anche nelle Americhe.

Quelle di Savona, si
dedicarono alla pratica della ‘disciplina’ (la pubblica flagellazione per
penitenza) e ad opere di assistenza e carità. La pratica religiosa raggiunse
presto nel Venerdì Santo il momento più sentito e partecipato. La Passione e
Morte di Gesù veniva celebrata per le vie della città (allora situata ancora
sul promontorio del Priamar) con flagellazioni accompagnate da laudi e con
rappresentazioni sceniche desunte dalle Letture; era una processione “privata” di
ogni Confraternita che  la
organizzava  come meglio riteneva
opportuno. Potevano effettuarla tutte le confraternite  unite assieme, oppure legate in alleanze, in
ore e giorni diversi.

In processione si portava
il Crocifisso, la reliquia della Santa Croce, si praticava la flagellazione e
talvolta gli stessi confratelli rappresentavano drammaticamente  la passione del Redentore. A partire dal ‘600,
dopo il Concilio di Trento, gruppi lignei sostituirono le sacre
rappresentazioni, ritenute dalla Gerarchia Eclesiastica ‘non decorose’ e si
cercò di regolare i rapporti tra le varie confraternite e le parrocchie.

Si arriva così al 1810,
quando l’allora vescovo di Savona, Mons. Maggioli emanò il regolamento della
processione del Venerdì Santo, dando vita all’evento come lo conosciamo oggi.

Le casse processionali sono
veri e propri capolavori in legno eseguite da scultori di rilievo tra cui il
Maragliano, il Martinengo, il  Murialdo,
il Brilla, la Cuneo. Il lento incedere delle casse attraverso le vie di Savona
è accompagnato dai rintocchi della campana della torre del Brandale, la
Campanassa.

La processione del Venerdì
Santo viene aperta dai tamburini listati a lutto dai  torcioni portati da confratelli che indossano
cappa bianca con i nastri gialli del priorato generale delle confraternite del
centro. A seguire gli incappucciati che ricordano gli antichi flagellanti e la Croce di Passione, grande croce in
legno nero sulla quale sono posti i simboli (anch’essi di legno dipinto) della
Passione di Nostro Signore, e appartiene alla confraternita che comanda la
Processione, quest’anno il Cristo Risorto.

I simboli
sono :

Il gallo – che cantò ai
tradimenti di Pietro

ü   
Il
sacchetto- con i 30 denari del pagamento a Giuda

ü   
I
flagelli

ü   
I
dadi -con cui i centurioni si giocarono le vesti di Gesù

ü   
Gli
attrezzi della crocifissione: martello, chiodi, tenaglie

ü   
La
canna con la spugna intrisa di aceto

ü   
La
lancia – che colpì Gesù al costato

ü   
Il
calice – simbolo del sangue versato

ü   
La
scala –  per il recupero del corpo ormai
morto di Gesù

ü   
Il
lenzuolo con il volto raffigurato di Cristo

ü   
Il
teschio –  raffigurazione della morte

ü   
Il
cartiglio –  INRI, il titulus crucis, “Iesus
Nazarenus Rex Iudaeorum” (letteralmente,    “Gesù il Nazareno Re dei Giudei”)

Descrizione
delle Casse

Le “casse”: Sculture lignee
raffiguranti i momenti della Passione di Gesù Cristo. Trasportate a spalla dai
portatori, il cui numero varia a seconda del peso della “cassa”. Guida la cassa  il capo cassa, che attraverso i colpi di
mazzetta scandisce il lento intercedere. Un colpo davanti per prepararsi, un
colpo dietro per dire che si è pronti, due colpi davanti per ripartire.

1. La promessa del Redentore.

Custodita
nell’oratorio dei SS. Giovanni Battista, 
Giovanni Evangelista e Petronilla di via Guidobono, è opera di Filippo
Martinengo detto il “Pastelica” (Savona 1750-1800). E’ un opera complessa, di
scuola neoclassica. Al centro si eleva l’albero della scienza del bene e del
male, sopra al quale è adagiata la Fede, che tiene sollevata con la destra la
croce, simbolo della Redenzione. Adamo ed Eva rivolgono ad essa i loro sguardi,
mentre due angioletti sono intenti a sciogliere le loro catene. Nella parte
posteriore della cassa, un angelo con spada infuocata minaccia il serpente la
cui spirale avvolge l’albero. La cassa fu portata per la prima volta in
processione nel 1791. E’ stata restaurata nel 1998. I portatori  sono 20 per posa. Indossano la cappa della
confraternita, bianca con nastri rossi.

2. L’Annunciazione

Custodita nell’oratorio del
Cristo Risorto, in largo Varaldo, è opera 
di Anton Maria Maragliano (Genova 1664-1739). Raffigura il momento
dell’annuncio da parte dell’Arcangelo Gabriele a Maria. Viene considerata un opera
tarda del Maragliano, e il vibrante movimento dei panneggi, accresciuto
dall’effetto damascato denunciano la piena adesione dell’autore al gusto
“rococò”. Quest’anno essendo stata restaurata se ne potrà apprezzare meglio la
sua bellezza. I portatori sono 12 per posa. 
La cappa bianca è con nastri bianchi.

 3. L’Orazione nell’orto.

 Custodita nell’oratorio dei Ss. Giovanni
Battista, Evangelista e Petronilla, cappa bianca con nastri rossi. È  opera di Anton Maria Maragliano (Genova
1664-1739), scolpita intorno al 1728. Vi si raffigura Gesù in ginocchio, mentre
osserva l’angelo in alto che gli presenta il calice della passione e la croce.
Ai piedi dell’angelo i due discepoli sono immersi nel sonno. Restaurata nel
1998. I portatori  sono 20 per posa.

4. Il Bacio di Giuda.                                                                          

Custodita
nell’oratorio dei SS. Agostino e Monica,  Chiesa di Santa Lucia, è opera di Giuseppe Rungaldier
che la scolpì ad Ortisei nel 1926, è stata    sottoposta a un lavoro di ripulitura nel
1996. Il gruppo ligneo rappresenta Gesù, Giuda e due soldati. Nonostante il
tentativo di uniformarsi al tono dominante delle altre “casse”, se ne distacca
soprattutto per il diverso modo di trattare la materia, lasciando in maggiore
evidenza il lavoro di intaglio del legno. I portatori sono 16 per posa con

5. Cristo legato al palo.

Anche questa cassa è
custodita nell’Oratorio dei SS. Giovanni Battista, Evangelista e Petronilla,
ed  è opera di ignoto genovese del XVIII
secolo. La figura di Cristo col volto sofferente domina la cassa.
L’atteggiamento aggraziato del corpo e il bellissimo nodo formato dalle mani,
ci riportano ad uno scultore a conoscenza dell’arte del Maragliano,  ribadendo così, l’importante lezione dello
scultore genovese. Venne restaurata nel 1980. I portatori sono 8 per posa con
altrettanti cambi.

 6. La Flagellazione.

L’opera lignea, di ignoto
di scuola napoletana del XVII secolo, è custodita nell’oratorio dei SS.Pietro e
Caterina, di via Dei Mille.  Gesù al
centro, legato al palo, e dietro di lui 
i due flagellanti. Questa “cassa”, si distingue dalle altre  settecentesche per la minore ricerca di
effetto espressivo, e per un  più ingenuo
realismo (si notino i flagelli veri). E’ stata restaurata nel 1986. I portatori  sono 12 per posa con altrettanti cambi. La
cappa  è bianca  con nastri blu .

7. L’incoronazione di spine.

Anche questa è opera del
Maragliano (Genova 1664-1739) che la scolpì nel 1700. E’ custodita
nell’oratorio dei SS. Agostino e Monica, nella chiesa di Santa Lucia. Gesù è
seduto al centro fra due figure : una gli cala la corona di spine e l’altra gli
spinge con forza il capo. I volti dei due carnefici sono particolarmente
espressivi, ma non grotteschi, grazie all’intaglio accurato e alla proporzione
delle teste che ne equilibrano i tratti marcati. Restaurata nel 2009. I
portatori sono 12 per posa con altrettanti cambi. La cappa è bianca con nastri
verdi.

Curiosità:

Chi
facesse il giro delle cappellette del Sacro Monte di Crea, situato su una delle
più alte colline del Monferrato, nei pressi di Serralunga di Crea, in provincia
di Alessandria e giungesse alla 15° cappelletta si troverebbe davanti
un’Incoronazione di spine del savonese Brilla: la derivazione dal Maragliano risulta
evidente

.

8. Ecce Homo

 E’ la cassa più recente, venne scolpita da
Renata Cuneo tra il        1977 e 1978,
in sostituzione  della cassa  di G.A. Torre, con lo  stesso soggetto, che si dice andò distrutta
durante un bombardamento nel 1944. Custodita nell’oratorio dei SS. Pietro e
Caterina. Evidente è lo stacco dal realismo e dalla cromia delle altre “casse”,
per raggiungere, mediante la compostezza plastica, effetti allusivi e
simbolici. I portatori sono 12 per posa con altrettanti cambi.

9. Cristo  che cade sotto la
croce ed è aiutato dal Cireneo.

Si può ammirare
nell’oratorio dei SS. Pietro e Caterina, e viene attribuita ad ignoto di scuola
napoletana del XVII secolo. Il gruppo è dominato dalla Croce, di dimensioni
quasi sproporzionate rispetto all’intera cassa. La croce schiaccia Gesù in
ginocchio, mentre Simone di Cirene cerca di aiutarlo. Venne restaurata nel
1986.  I portatori sono 12 per posa con
altrettanti cambi.

10. Cristo spirante in Croce.

Opera del periodo più
maturo del Maragliano,  segna uno dei
momenti  artistici più alti dello
scultore genovese. La scena è rappresentata con grande drammaticità,
focalizzando l’attenzione dello spettatore sul corpo di Cristo morente sulla
croce. E’ custodita nell’oratorio dei SS Giovanni Battista, Evangelista e
Petronilla. E’ stata  restaurata nel
2000. I portatori sono 24 per posa con altrettanti cambi.

 11. Cristo morto in Croce.

La tradizione vuole che sia
opera di ignoto di scuola romana del XVI secolo e che sia un dono dei Della
Rovere alla confraternita di Nostra Signora di Castello alla quale questi
appartenevano. Si tratta di un Crocifisso processionale successivamente
adattato a “cassa” e arricchito di putti barocchi opera , forse, del genovese
Bartolomeo Musso. La figura di Cristo rivela nella profonda umanità sofferente
del volto, una adesione alla cultura tardo-rinascimentale. La cassa venne
restaurata nel 1996. I portatori sono 20 per posa con altrettanti cambi. La
cappa è blu con risvolti bianchi  e
cordone bianco.

12. La Deposizione dalla Croce.

Opera del Martinengo detto
il “Pastelica” risalente al 1793 circa, è custodita, come il Cristo morto,
nell’oratorio di Nostra Signora di Castello, in via Manzoni. La Deposizione con
i suoi 18 quintali è la più pesante delle casse processionali. E’ composta da
sette figure disposte secondo uno schema piramidale: in basso si trovano Maria
di Cleofa e Maria Maddalena che piangono sorreggendo la Madonna svenuta dal
dolore; al di sopra si erge la grande croce, ai lati della quale Giuseppe
d’Arimatea sulla scala in alto, Nicodemo su un’altra scala più in basso e
Giovanni Evangelista a terra, sono impegnati nel tirare giù dalla croce il
corpo senza vita di Cristo. Venne restaurata nel 1996. I portatori sono 26 per
posa con altrettanti cambi.

13. La Pietà.

Scolpita nel 1833 dal
savonese Stefano Murialdo detto “Crocetto” (1776-1838), probabilmente allievo
del Martinengo, venne ritoccata e migliorata dal Brilla nel 1842. Restaurata
nel 2001, è custodita dall’oratorio di Nostra Signora di Castello. La
rappresentazione del dolore della Madonna, con il petto trafitto da spade è
ripreso dalla tradizione popolaresca; gli angioletti portano in mano gli
strumenti della Passione di Cristo.  I
portatori  sono 12 per posa con
altrettanti cambi.

14. La Deposizione nel Sepolcro.

Scolpita nel 1866 dallo
scultore savonese Antonio Brilla (1813-1891). Il gruppo si compone di sei
personaggi:  Nicodemo, la Madonna e la
Maddalena in piedi sullo sfondo, Giovanni Evangelista, e Giuseppe d’Arimatea in
primo piano chini sul corpo di Cristo. L’opera che richiama la Deposizione del
Martinengo, ripetendone i personaggi, mostra una attenzione ai particolari e
alle espressioni dei volti. Custodita nell’oratorio del Cristo Risorto, venne
restaurata nel 2004.  I portatori sono 24
per posa con altrettanti cambi. 

15. L’Addolorata.

Attribuita a Filippo
Martinengo, detto “Pastelica”(Savona 1750-1800) è conservata
dall’Arciconfraternita della SS. Trinità nella Chiesa di Santa Rita. La figura
di Maria Addolorata è particolarmente drammatica per le sette spade conficcate
nel cuore. Nel 2001 i quattro angioletti, agli angoli della cassa, vennero
rubati e quelli attuali, sono stati 
rifatti  nel 2005. I portatori
sono 8 per posa con altrettanti cambi. La cappa è rossa con risvolti bianchi

La Santa Croce.

Dopo le casse lignee,
chiudono la Processione i confratelli, il clero con il vescovo, i priori delle
confraternite con al centro il priore generale, quest’anno dell’oratorio del
Cristo Risorto, I turiboli, l’ Arca della Santa Croce, sormontata dal
baldacchino e attorniata dai lampioni.La Santa Croce
riassume in sé il Male e la cristiana Redenzione: il Male, rappresentato dal
serpente in legno colorato, arrotolato in un abbraccio soffocante, ai piedi
della Croce in argento, che racchiude una scheggia della Croce di Cristo. A
fare da testimoni quattro angeli in legno dorato.

Quest’anno la Santa Croce è
quella del Cristo Risorto, confraternita di turno. I “camalli”, che indossano
la cappa bianca con fiocchi bianchi del Cristo Risorto, sono confratelli di
Albenga; ogni squadra è composta da 8 camalli.

Il baldacchino ad otto
stanghe appartiene invece alla Confraternita di N. S. di Castello ed è portato  dalle cappe blu.

.


Novità:

Quest’anno, a differenza
delle passate edizioni, le  tre casse: l’Addolorata
della Arciconfraternita della Ss. Trinità che si trova in Santa Rita, e le due
casse conservate in Santa Lucia: Bacio di Giuda e Incoronazione di spine,  non saranno portate la settimana precedente in
Duomo, ma nella chiesa di san Giovanni 
Battista in san Domenico, di via Mistrangelo.

Un’ altra novità
riguarda  il complesso strumentale-vocale
dei mottetti, ovvero il  coro di voci
maschili e femminili, voci bianche, accompagnati dal gruppo bandistico Forzano
di Savona, che quest’anno si posizionerà tra le casse di  testa della processione. In piazza Mameli
uscirà dalla processione, posizionandosi al centro della stessa, mentre le
casse proseguiranno nel  loro percorso in
via  Nazario Sauro. In piazza Mameli, si
terranno quasi tutte le esecuzioni dei mottetti, in sequenza: Jesus, Crocem tuam, Seavo dolorum turbine, che sono gli antichi
canti in latino appositamente scritti per il Venerdì Santo. Il coro si riunirà alla
coda della Processione, quando questa ripasserà dalla parte opposta della
piazza, per proseguire in Via Montenotte. Questo permetterà ai camalli e a chi
si  trova in processione di fruire
dell’ascolto dei Mottetti.

 Percorso Processione con piantina:

Piantina del percorso

Partenza dal Duomo alle ore 20.30, piazza
Duomo, via Caboto, piazza Cavallotti, via Gramsci, piazza Leon Pancaldo, via
Paleocapa, piazza Mameli ,via Nazario Sauro, largo  Vegerio, via 
Paolo Boselli, piazza Mameli, via Montenotte, via Astengo, piazza Sisto
IV.

Mentre le casse entrano in
piazza Sisto IV, si potrà ascoltare in sottofondo la voce di Don Giovanni
Margara  che le descriverà e farà un
breve commento. Al termine il vescovo monsignor Vittorio Lupi impartirà da
balcone del palazzo del Comune la benedizione, con lui il sindaco e il priore generale
che quest’anno sarà Roberto Bertola 
della confraternita del Cristo Risorto.

In preparazione alla
processione, sono stati effettuati tre incontri di preghiera presso l’oratorio
del Cristo Risorto, guidati rispettivamente dai parroci di San Giovanni Battista
in San Domenico, della cattedrale di N. S. Assunta  e da mons. Vescovo.

Come da tradizione verrà
proposta ai portatori una raccolta di denaro che sarà devoluta alla  Croce Bianca di Savona. A questo proposito è stato
interessato il presidente, dott.  Ruggero
Basso, che ha suggerito l’acquisto di alcuni defibrillatori. Si pensa di
istituire un corso per l’insegnamento all’uso di tali apparecchiature, a cura
dei militi della Croce Bianca.

                       Nello specifico  la componente musicale

Apre la Processione il cupo rullìo dei tamburi (una
affiatata squadra – una decina circa – che da anni dà il ritmo cadenzato alla
Processione con innesti dalle bande di Legino e di Cairo)

Come già detto nelle “Novità” il grande complesso
corale-orchestrale dei “mottetti”
non sarà più tra l’ultima cassa e il
Clero, ma sarà posizionato subito dopo la prima cassa, perché all’arrivo in
piazza Mameli si posizionerà al centro della medesima, in modo da far ascoltare
l’esecuzione dei mottetti a tutti i portatori delle casse.

Il grande complesso corale-orchestrale dei ‘mottetti’ Jesu,
Saevo e Crucem tuam
sarà diretto unicamente da Igor Barra,
maestro della Banda Forzano, così costituito:

    1. orchestra:
      composta da tutto il Civico Complesso Bandistico “A. Forzano” al
      gran completo con la sezione di archi coordinati da Massimiliano Patetta;
    2. coro,
      composto da:

voci maschili:
Corale Alpina Savonese, elementi del Coro Monteverdi di Cosseria,

voci femminili:
Coro La Ginestra di Savona, elementi del Coro Monteverdi di Cosseria,

 Coro di S. Pietro ed
elementi del Coro Della Rovere di Savona

voci bianche:
alunni di alcune Scuole Elementari cittadine

La Banda Sant’Ambrogio di Legino, posizionata  subito dopo la croce di Passione,
esegue brani trascritti per banda tratti dalla Passione secondo Matteo di Bach.

La Banda Mordeglia di Celle Ligure.(posizionata dopo la
cassa dell’Ecce Homo), eseguirà lo stesso repertorio della banda di
Legino.Precede gli ordini religiosi  il Coro
Polifonico di Valleggia con la Banda Puccini di Cairo
. Il Coro di
Valleggia, che coordina questo gruppo, diretto da Marco Siri, si avvale della
collaborazione degli ex cantori del Coro stesso, della sezione Voci Bianche, e
soprattutto di vari gruppi “amici”: la Corale Polifonica Cellese, il Coro Guido
d’Arezzo di Carcare, la Corale S.Maria di Cogoleto, il Concentus Mater
Misericordiae di Savona, il coro Polifonico Città di Albisola, il Coro San
Maurizio di Segno e il Coro di Sportorno. In memoria
dello stimato fondatore del Coro di Valleggia, scomparso lo scorso anno, questo
grande complesso si  chiamerà

“Giuseppe Rebella”.Il gruppo
eseguirà i celebri brani sacri Stabat mater, Adoramus, Vexilla, Koral.

Ricordiamo infine che la prova generale dei “Mottetti”  si svolgerà presso il teatro “Chiabrera” di
Savona lunedì 14 aprile alle 21. 
La serata sarà presentata dal giornalista Marco Gervino.

In questa occasione verranno eseguiti tutti i brani che si ascolteranno
durante la Processione.

I numeri della Processione

Ø    10tamburi

Ø    24torcioni

Ø    4incappucciati

Ø    30cristanti per la Croce di Passione

Ø    500tra musicisti e coristi

Ø    1400camalli

Ø    56comandanti per le 15 casse + croce di Passione + Arca
della Santa Croce

Ø    
200 flambeaux

Tamburini

12  Torcioni

4
Incappucciati

Cristo Risorto

Croce di passione con lampioni

12  Torcioni

Banda S.Ambrogio di Legino

1

Ss. Giov. Batt., Giov. Ev. e Petronilla

La Promessa del Redentore

Corale dei Mottetti e Banda Forzano

2

Cristo Risorto

L’annunciazione

3

Ss. Giov. Batt., Giov. Ev. e Petronilla

L’Orazione nell’Orto

4

Ss. Agostino e Monica

Il Bacio di Giuda

5

Ss. Giov. Batt., Giov. Ev. e Petronilla

Cristo legato al palo

6

Ss. Pietro e Caterina

La Flagellazione

7

Ss. Agostino e Monica

L’incoronazione di spine

8

Ss. Pietro e Caterina

Ecce Homo

Banda Mordeglia di Celle Ligure

9

Ss. Pietro e Caterina

Cristo cade sotto la Croce

10

Ss. Giov. Batt., Giov. Ev. e Petronilla

Cristo Spirante

11

N. S. di Castello

Cristo morto

12

N. S. di Castello

La deposizione dalla Croce

13

N. S. di Castello

La Pietà

14

Cristo Risorto

La deposizione nel sepolcro

15

Ss. Trinità

L’addolorata

Corale G.Rebella di 
Valleggia e

 Banda Puccini di
Cairo

Ordini religiosi

Confratelli

Clero – Mons. Vescovo

Priori Confraternite Savona
Centro 

Turiboli e Lampioni

Cristo Risorto

Arca della  Santa Croce sormontata dal

N. S. di Castello

Baldacchino

Lampioni

4  Torcioni

Autorità Civili e Militari

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