FRANCO D’ANDREA SEXTET – Monk and the Time Machine il nuovo disco Parco della Musica Records in uscita il 13 gennaio

FRANCO
D’ANDREA SEXTET

Franco D’Andreapianoforte, Andrea Ayassot sax alto, Daniele D’Agaro clarinetto Mauro Ottolinitrombone, Aldo Mella contrabbasso, Zeno De Rossi batteria

Monk and the Time Machine

il nuovo disco Parco della Musica
Records

in uscita il 13 gennaio

Franco D’Andrea è il vincitore del premio Top Jazz 2013 come “Musicista dell’anno”, lo storico riconoscimento
assegnato dalla rivista Musica Jazz in base al voto espresso da una rosa scelta
di critici musicali del settore

Con il doppio cd “Monk and the Time Machine”, pubblicato
dalla Parco della Musica Records, il sestetto di Franco d’Andrea presenta un
disco dedicato a Thelonius Monk che contiene molte interpretazioni di suoi
brani (Light Blue, Misterioso, Bright Mississippi, Locomotive,
Blue Monk, Brake’s Sake, Coming on the
Hudson
, Epistrophy, Monk’s Mood, Well You Needn’t, I Mean You)
e alcune composizioni originali del gruppo.

«Questo disco vuole essere un omaggio a uno
dei personaggi più grandi del jazz, al Monk compositore e all’improvvisatore.
Monk simboleggia tutta la storia del jazz, una musica sempre in equilibrio tra
tradizione e futuro. È il simbolo di quello che è oggi suonare il jazz, ovvero
avere un piede nella tradizione e saper guardare lontano. Prendo Monk come pretesto,
un punto di partenza per poter andare e visitare tutti i luoghi del mio modo di
vedere
la musica. Iltime machine è un giocare con la macchina del tempo. Tra passato e futuro. Il
titolo dice tutto. Ho scelto e voluto ognuno dei musicisti che suonano con me
in questo progetto perché ognuno di loro, seppur con caratteristiche diverse,
mi aiutano in questo gioco continuo tra passato e futuro.

Io guardo e ho sempre guardato avanti, in
avanscoperta a cercare qualcosa. In questo progetto, ci sono  pezzi di Monk e alcune mie composizioni che
hanno a che vedere con quello che Monk mi ha dato. Alcune composizioni sono
criptiche, solo apparentemente non hanno a che vedere con Monk, ma in realtà nascono
dalla mia ispirazione per lui.

Non ho nulla da chiedere a Monk, per me è
abbastanza un libro aperto. Prima di fare questo disco, Monk l’ho visitato in
numerose esperienze, soprattutto in piano solo. Tuttavia, non gli avevo mai
dedicato una cosa così importante; con una formazione così allargata. Non avrei
nulla da chiedergli, lo ringrazierei soltanto di essere esistito, potrei
augurarmi che Monk vedesse che io ho lavorato nel suo spirito, rovesciando e
cercando sempre nuove cose.

Penso che non avrebbe gradito un’operazione
museale, in questo album ho messo il suo spirito e la sua visione nella quale
trovo corrispondenze importanti con la mia visione di vita».

Franco
D’Andrea

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