Maria De Buenos Aires – Tango operita di Astor Piazzolla libretto di Horatio Ferrer

           

   Maria De Buenos Aires
ed. Warner/Chappel Music Argentina

Tango operita di Astor Piazzolla
libretto di Horatio Ferrer
regia di Marco Chiarini ripresa da Sergio Valastro

con
Tania Furia  Maria de Buenos Aires  
Ruben Peloni  Cantor
Sergio Valastro El Duende
Roberta Beccarini/Pablo Moyano  ballerini

Massimiliano Pitocco  bandoneon
Rosario Mastroserio  pianoforte
Mauro De Federicis  chitarra
Marco Felicioni  flauto
Daniele Orlando  violino
Ornela Koka  violino
Laura Pennesi  viola
Massimo Magri  violoncello
Roberto Della Vecchia  contrabbasso
Alfredo Laviano  batteria
Antonio Vitagliani  vibrafono

Direzione musicale
Mauro De Federicis

Direttore dell’allestimento
Mirko De Luca

Fonica
Marco D’Eramo

Elementi di scena
Michele Modasferi

Segreteria di produzione
Alessandra Colangelo

Amministrazione
Giacomo Di Marco / Enio Spinozzi

Produzione
Società della Musica e del Teatro “Primo Riccitelli” – Teramo (AdriaticIPA – Archeo.S)

La storia Maria de Buenos Aires è un’opera tango di Astor Piazzolla, composta nel 1967 insieme al poeta e amico Horacio Ferrer, autore del testo. Viene rappresentata per la prima volta al Planet Theatre di Buenos Aires nel 1968, diventando da subito un successo consacrato, qualche decennio più tardi, da Milva e dai Tangoseis che lo  hanno reso internazionale.
Il genio musicale di Piazzolla trova in Maria de Buenos Aires una delle sue più compiute e straordinarie forme di espressione. E’ il linguaggio del nuevo tango, che si esprime qui con elementi originali e innovativi, una fusion  tra tango tradizionale e jazz, con l’uso sapiente delle dissonanze e l’introduzione di nuovi strumenti come la batteria, le percussioni, la chitarra elettrica.
Maria de Buenos Aires è tutto questo e altro ancora, commistione di tradizione e innovazione, un monumento al tango, quello che, come dice Piazzolla, “… se lleva dentro de la piel”.
Destinata in origine a una trasmissione radiofonica, l’opera prende immediatamente la via definitiva della destinazione teatrale e trae spunto da una leggenda metropolitana argentina del Novecento, metafora storica della fondazione e rifondazione della città di Buenos Aires attraverso una atavica e straziante rievocazione del suo passato. “Maria de Buenos Aires è il tango è il tango è Buenos Aires”, ha scritto Petra Motta
Metafora e simbolismo permeano fortemente ogni suo momento, in una efficace e sapiente alternanza tra sacro e profano. Leit-motiv sempre evocato, più o meno dichiaratamente, la crisi economica e le nevrosi della società di tutti i tempi, in un crescendo di emozioni che la musica accompagna e sottolinea magistralmente fino allo straordinario atto di partenogenesi del finale in cui la protagonista muore generando repliche di se stessa.
E’ la metafora della città di Buenos Aires e delle sue infinite storie di vita, di amore e di morte, è la vita portata in scena nei suoi aspetti più deliranti con tutte le sue contraddizioni, esaltazioni, emozioni. E’ la vita che si alterna alla morte in uno scenario lucido e dissacrante ma incredibilmente permeato di religiosità, forte come solo l’amore può essere, crudele come l’ineluttabilità del destino.
Magistralmente delineata, la figura femminile della protagonista emerge dal testo di Ferrer senza filtri, spogliata da ogni protezione, rivelata nei suoi sentimenti più profondi e inconfessabili. Lei è l’immagine speculare della città con le sue violenze, i drammi, le leggende e le magie, le allucinazioni di un inferno grottesco evocato dalle fogne del sottosuolo mentre si consuma un’esistenza disperata nella visione preannunciata di un futuro ancora da venire ma già, inesorabilmente, segnato.

La trama Maria, nata in un sobborgo povero di Buenos Aires “un giorno che Dio era ubriaco”, è una giovane operaia di un’industria tessile. Irresistibilmente attratta dalla musica del tango ascoltata per strada sulla porta di un bar notturno, diventa una cantante di tango, finisce per entrare in una casa di tolleranza e lì muore, ancora molto giovane.
In uno scenario alquanto surreale, la sua morte è decisa durante una messa nera tenuta da personaggi malfamati. La sua condanna a morte è anche una condanna all’inferno, e l’inferno è la città di Buenos Aires, dove vaga il suo spettro. La morte è anche il ritorno alla verginità, violata dal poeta folletto che la ingravida con la sua parola. Partorirà una bimba, di nome Maria, simbolo di ella stessa ma anche della città che rinasce ogni volta.
Intorno a Maria si muovono El Cantor, un giovane scrittore, El Duende, il folletto con un gruppo di pittoresche marionette sotto il suo controllo, vari elementi dei sobborghi di Buenos Aires e degli psicanalisti, spettro della crisi argentina degli anni Sessanta con gli innumerevoli casi di nevrosi, disperazione e perdita della propria identità personale, civica e sociale.
E’ il Duende, questa sorta di demone, che va sulla tomba di Maria e la fa rivivere costringendola di nuova alla stessa terribile vita che aveva lasciato, così come è un demone il Bandoneon, che seduce la poverina portandola nel campo del male per la seconda volta. Intorno si muovono ubriachi, assassini, ladri, prostitute e protettori.
Divisa in due parti di otto quadri ciascuna, ogni scena evoca luoghi e ambienti malfamati tipici dei bassifondi di una città di porto con tutti gli eccessi e gli stati d’animo che le appartengono.

L’analisi Le scelte vocali e la strumentazione sono tra le peculiarità di Maria de Buenos Aires.
Il colore scuro, sicuramente voluto, della scrittura vocale, dona a tutta l’operita un fascino assolutamente proprio, tipico del tango.
La contrapposizione vocale tra voce maschile e femminile, già in uso da qualche centinaio d’anni, si arricchisce del narratore, con gli inserimenti qua e là del coro parlato, qui interpretato dai tre personaggi principali.
Diverso e originale nella drammaturgia dell’opera il ruolo da protagonista del bandoneon, inteso come uno dei “personaggi” chiave, da interpretarsi probabilmente come una sorta di omaggio o di riconoscimento a quello che è lo strumento per eccellenza del tango, e quindi al tango stesso, a sua volta debitore e inscindibilmente legato alla città di Buenos Aires.
Se possiamo affermare, come credo, che il bandoneon è il tango, proviamo a rintracciare in Maria quegli esempi a supporto, come nella prima parte del Quadro 1, Alevare, riferita non solo all’anacrusi tipica del tango, musicalmente parlando, ma anche alla posizione di attesa dei ballerini prima che il musicalizator (dj nel tango) faccia partire la musica.
Tutti gli elementi, musicali e non, presenti nell’operita, riconducono al tango!
Con uno stile del tutto anticonvenzionale sono presenti anche riferimenti più o meno espliciti alla “musica colta”. Elementi che emergono al primo ascolto, l’incedere quasi ossessivo di progressioni armoniche che ci riconducono alla musica barocca, ritmi ostinati e persuasivi, l’avvicendarsi di danze (tango, milonghe, valzer, habanera) e forme come la fuga, la romanza, la toccata….
Del ritmo, elemento centrale del tango, Piazzolla diceva: “Le mie accentuazioni ritmiche, tre più tre più due, sono simili a quelle della musica popolare ebraica”. Questa formula, 3+3+2, la troviamo ovunque nei lavori del musicista argentino, dalla Maria, ad Adios Nonino fino alle tre Cammorre, pur nella loro diversità stilistica e formale.
Non mancano, nell’operita, spazi improvvisativi voluti dallo stesso autore, nel ritmo in primis ma anche nel voicing accordale, specialmente nella parte della chitarra, un po’ alla maniera del jazz, ma diversamente nella pronuncia.
Senza dilungarci oltre, se è vero come è vero  che Astor Piazzolla è stato il compositore – bandoneonista più famoso di tango, oltrechè il più prolifico, è altrettanto centrale il connubio Piazzolla / Ferrer, vincente non solo per il concepimento di Maria de Buenos Aires, ma anche di opere ugualmente straordinarie come Balada para mi Muerte, Balada para un loco (bellissime le versioni di Astor con Milva), Chiquilin de Bachin, La bicicleta blanca, tanto per citarne alcuni.
A questo punto, resta solo da augurare buon ascolto con un solo suggerimento, quello di lasciarsi andare al gioco misterioso e affascinante di Maria tra surreale e realtà, mentre la musica scorre dalle orecchie al cuore, senza cercare una ragione ai tanti perché che forse, volutamente, sono e devono rimanere senza risposta alle domande che l’opera suscita mentre il dubbio e l’illusione diventano compagni di viaggio.
“ Maria è Buenos Aires?” , “ Maria è il tango?” , “ Maria è una prostituta?” , “ Maria è un viaggio tra vita, morte e risurrezione?”
Le domande restano tutte lì, sospese in una dimensione sovrannaturale che non può essere spiegata, accompagnate da una musica che ti entra nell’anima e non ti lascia più.

PRIMA PARTE
QUADRO 1: Alevare
Alevare è il gesto di avvio nell’esecuzione del tango, qui con funzione di brano d’ouverture E’ notte, e l’ambientazione è il cortile interno di un quartiere di immigrati a Buenos Aires. Arriva El Cantor, giovane scrittore squattrinato in cerca di un alloggio poco costoso. Dalla porta di un bar poco lontano giunge la musica di un tango che lo ispira a scrivere la storia del Duende, uno spirito birichino e malvagio che rappresenta l’anima di Buenos Aires. Improvvisamente diventa una figura visibile e a sua volta evoca la figura fantastica di Maria.
QUADRO 2: Tema de Maria (Tema di Maria – strumentale)
El Cantor si immedesima sempre più nella drammatica realtà di vita che lo circonda sprofondando fino in fondo nel suo immaginario. Dalla musica del tango gli appare Maria che accorre alla chiamata del Duende e si materializza
QUADRO 3A: Balada renga para un organito loco (Ballata lenta per un organetto impazzito)
L’immedesimazione del Cantor con il suo immaginario lo porta a una sorta di dissociazione che lo fa vivere in due mondi paralleli: El Duende e Maria diventano sempre più reali. El Duende inizia a raccontare la storia di Maria insieme alle voci di un Payador, un giullare, e degli uomini di malaffare che tornano dal mistero
QUADRO 3B: Yo soy Maria (Io sono Maria)
Sorprendendo tutti, Maria comincia a parlare presentandosi alla sua maniera: “Io sono Maria de Buenos Aires, non credete che sia io? Maria dei bassifondi, Maria notte, Maria passione fatale…” ma, non potendo le persone presenti nel cortile vedere le figure fantastiche evocate dal Cantor, ogni suo atteggiamento non riesce a essere condiviso.
QUADRO 4: Milonga carrieguera (3) por Maria la nina (Milonga a Carriego per Maria bambina)
Maria si racconta. Viene evocato  un Passero Sognatore (Porteno Gorriòn con Sueno) che la corteggia dedicandole una poesia. Nonostante la reciproca attrazione e la voglia di lasciarsi irretire dall’ appassionato corteggiamento, lei cede alle forze oscure e si allontana da lui quasi a non volerlo coinvolgere nel suo tragico destino. Lui la punisce condannandola ad ascoltare per sempre la sua voce veemente nella voce di tutti gli uomini
QUADRO 5: Fuga y misterio (Fuga e mistero – strumentale)
El Cantor, preso dal suo mondo fantastico, ignora la terribile realtà che lo circonda. Maria, in preda ad allucinazioni, fugge verso la notte e attraversa silenziosa la città. El Duende assiste impassibile
QUADRO 6 : Poema valseado (Poesia in stile di valzer)
Nuovamente evocata dal Cantor, ricompare Maria accompagnata dal bandoneòn, da cui è attratta e per colpa del quale è caduta in basso. Con il suo canto racconta la sua conversione alla vita oscura, cioè alla vita contemporanea e alle sue modernità, e il suo cedimento alle forze  tentatrici
QUADRO 7: Tocata rea (Toccata dell’accusa)
Ostile a Maria per il suo desiderio di vita, El Duende lotta con la sua voce interiore, impersonata dal bandoneòn, e riflette sulla vita, l’amore, la morte. E’ il celebre duello tra El Duende e il bandoneòn, diventato un personaggio a tutti gli effetti
QUADRO 8 : Miserere Canyengue de los ladrones antiguos en las alcantarillas (Miserere Canyengue dei vecchi ladri nella fogna)
In un’atmosfera allucinata El Cantor continua a vivere nel suo sogno dove compaiono ora gelosia e violenza. Maria scende nelle fogne dove il Ladròn Antiguo Mayor condanna la sua Ombra all’inferno eterno, quello della città, della vita, mentre il suo cuore muore lasciando il corpo della donna in balia dei Ladrones e delle Madamas (ladri e tenutarie). La chitarra accompagna il canto mentre gli strumenti interpretano i cori parlati delle Madamas e dei Ladrones

SECONDA PARTE
QUADRO 9 : Contramilonga a la funerala por la primera muerte de Maria (Contramilonga al funerale per la prima morte di Maria)
E’ una milonga lenta con funzioni di recitativo. El Duende piange per la morte di Maria e descrive il funerale con gli esseri delle tenebre
QUADRO 10 : Tangata del alba (Tangata dell’alba – strumentale)
Sepolto il suo corpo, l’ombra di Maria vaga dispersa per la città. El Cantor prende coscienza della sua dissociazione tra mondo reale, crudo, quello del cortile, e mondo immaginario. Reagisce rintanandosi nella scrittura
QUADRO 11 : Carta a los arboles y a las chimeneas (Lettera agli alberi e ai camini)
Sempre più confusa, l’Ombra di Maria, timorosa dell’abbandono e, soprattutto, di essere dimenticata, piange e comunica il suo profondo desiderio di vita in una lettera scritta agli alberi e alle ciminiere della sua città
QUADRO 12 : Aria de los analistas( Aria degli psicanalisti)
Ora l’Ombra di Maria vaga nel circo degli psicanalisti, dove le vittime sono carnefici e i carnefici vittime. Provocata dal Primo Psicanalista, esegue un numero per liberarsi dei ricordi della famiglia, del primo bacio, ma sono ricordi che lei in realtà non ha. E’ la satira della moda in voga nella Buenos Aires degli anni ’60, quando l’intera città doveva essere psicanalizzata
QUADRO 13 : Romanza del Duende poeta y curda (Romanza dello spirito inebriato e poetico)
Il pianoforte accompagna El Duende che, perse le sue tracce, si trasforma in un essere umano, l’oste del bar del cortile, ubriaco.. Attraverso Tre Marionette, in realtà tre avventori della bettola, El Duende incita Maria, disperatamente, a scoprire il mistero del concepimento
QUADRO 14: Allegro tangabile (strumentale)
Le Tre Marionette, ubriache, i loro compari, alcuni puttini e un piccolo campionario di dubbia umanità vagano come impazziti per Buenos Aires in cerca del seme del concepimento da dare all’Ombra di Maria. In un’atmosfera sempre più delirante, le donano il miracolo della fecondità
QUADRO 15 : Milonga de la anunciacion (Milonga dell’annunciazione)
Perfettamente consapevole delle aspirazioni terrene e materiali degli uomini Maria, ora puro spirito, canta le sue pene d’amore e il suo desiderio di procreare e si abbandona alla rivelazione della fecondità
QUADRO 16 : Tangus Dei Ormai
All’alba di una domenica, l’Ombra e una Voce della Domenica percepiscono una strana realtà: in cima a un edificio in costruzione, l’Ombra di Maria partorisce una bambina. Ormai consapevole delle crude e violente realtà terrene, El Cantor vive la domenica della creazione. Il coro delle Impastatrici di Taglierini e dei Muratori Maghi è spaventato perché non è un Bambino Gesù. E’ un’altra Maria? E’ Maria stessa resuscitata? O è un’altra? Tutto è concluso o è solo l’inizio? Sul salmodiare del Duende, le voci confluiscono nel tema di Maria, lontana come il mistero che rappresenta, inspiegabile come il viscerale legame con la città, sconosciuta come l’al di là. E’ il riconoscimento finale del ciclo della vita

Tania Furia (Maria) nasce a Milano nel 1979. Fin da giovane si avvicina al mondo teatrale e della musica. Nel 1998 e nel 1999 frequenta il corso di teatro del regista Marco Rampoldi portando in scena Svanevit di Strindberg (dove sarà la matrigna cattiva) e “Le Cognate” di Michel Tremblay, nel personaggio di Germaine, la protagonista isterica e boriosa, presentato come commedia musicata con canzoni cantate dal vivo su musiche e testi di Alessandro Carlà.
Nel 2004 è corista nella band di Malika Ayane the Columbia’s Birthday Orchestra.
Dal 2008 prende lezioni di tecnica vocale con la soprano Silvia Chiminelli, riuscendo in poco tempo ad educare la sua calda e potente voce che trova facile espressione nei ritmi del jazz, della bossa nova, soul e blues arricchendo le sue peformance di forza interpretativa e improvvisazione vocale.
E’ presente sulla scena musicale milanese con due progetti acustici: con il duo FuriaScrignoliDuo (accompagnata dalla chitarra di Valerio Scrignoli) e il trio JustForThree (chitarra Rino De Patre e basso di Antonio Scrignoli) con repertorio jazz e bossa nova nel primo e di musica italiana e straniere nel secondo, cantando in italiano, inglese, francese, brasiliano, spagnolo.
Dal 2010 è ospite fissa dei concerti di inaugurazione dell’anno giudiziario del T.A.R. di Milano al Teatro dal Verme di Milano e all’Istituto dei ciechi di Milano accompagnata al piano ma anche da due arpe, riscuotendo grande approvazione di pubblico e di critica. Nel marzo 2012 duetta con il tenore Nicola Pisaniello. Nel 2011 partecipa al web contest Popmeup contest, posizionandosi tra gli 8 finalisti e al Melody Festival di Bolghery per la rassegna Musica&vino al Mariva di San Vincenzo in Versilia. Partecipa ai casting di XFactor 5 2011 dove viene selezionata per gli Home Visit tra i 6 finalisti della categoria degli “Over 25”. Nel febbraio 2012 viene scritturata per la Maria de Buenos Aires del Teatro Primo Riccitelli di Teramo nel ruolo di Maria. Nel maggio 2012 è in onda in prima serata su Rai 1 nel programma musicale “Punto su di te”. Dal 2012 collabora con Chris Venola, dj ligure, alla stesura di melodie e testi, di breve uscita un album di Venola dove saranno presenti tre featuring con lei. Tra le sue collaborazioni musicali:Antonio Scrignoli, Malika Ayane, Valerio Scrignoli, Gabriele Boria, Daniele Longo, Simone Daclon,Daniele Longo, Mattia Mancuso, Roberto Rimoldi, Ermanno Principe, Fabio Buono, Alessandro Diaferio, Michele Fazio, Dario Gentile, Gino Carravieri, Bruno D’Ambra, Anjali Perinparaja, Neal Century, Ida Furia, Stefano Berto, Adolfo Valente, Alessandro Lupo Pasini, Nicola Pisaniello, Rino De Patre, Chris Venola.
Tania Furia è un’artista poliedrica: dipinge, lavora la creta, modella (ha posato anche per i fotografi Giovanni Altana e Livio Moiana).

Rubèn Peloni ( Cantor) Nato a Cañada de Gòmez, in Argentina. Nel 1998, mentre si laurea in Architettura, inizia gli studi di canto col maestro Ruben Coria e un anno dopo comincia il percorso nel tango con due formazioni della città di Rosario: “Tritango” e “Yunta Brava”.  In Italia dal 2002 ha costituito “El Esquinazo” insieme al chitarrista e compositore argentino Adrian Fioramonti. Da allora ha collaborato con importanti ensemble come  l’Orchestra Tipica Alfredo Marcucci, Tango Tinto, Hyperion, Lo que Vendrà,  realizzando concerti in Italia ed Europa. Dal 2004 condivide diversi progetti musicali  con il noto pianista argentino Hugo Aisemberg. Dal 2009 collabora con il premio Oscar  Luis Bacalov nello spettacolo “Mi Buenos Aires Querido”,  scritto e musicato da Bacalov, con regia di Carlos Branca. E’ regolarmente invitato come cantante solista a importanti manifestazioni: Concerto “Astor Piazzolla, lo spirito del Tango” al Teatro Rossini di Pesaro con l’Orchestra d’archi di Pesaro e l’ensemble Novitango; Teatro “Piccolo Arsenale” di Venezia col quintetto “Q5Tango” e il bandoneonista Marcelo Nisinman; concerti con l’Orchestre des Pays de Savoie, con l’Orchestra Sinfonica di Budapest, con l’Orchestra Sinfonica di Bari; ha cantato in “Maria de Buenos Aires” al Teatro Greco di Taormina e con l’orchestra del Conservatorio di Vicenza. Ha partecipato in diversi progetti discografici: Tango Tinto “Ojos Negros” (2007); Lo que Vendrà “A Bailar” (2010); Ensemble Hyperion “Tango, epoca de oro” (2011); Alma Migrante “Mi Gran Tango” (2011); Santo Remedio / TANGOS insieme al pianista argentino Pablo Woizinski (2012)

Sergio Valastro ( El Duende), dopo aver frequentato nella sua città natale il  Corso triennale di avviamento al teatro “Umberto Spadaro ” di Catania , diretto dal maestro Giuseppe Di Martino, muove le prime esperienze all’interno del teatro stabile catanese al fianco di nomi quali Giulio  Brogi, Ferro, Sebastiano Tringali, Guia Jelo, Alessandra Costanzo, R . Beranardi.. Si traferisce a Parigi dove incontra Annie Fratellini che lo vuole nel ultimo spettacolo ” Concerto per un Clown “e lavora nel suo circo come clown-trapezzista.
Studia mimo corporale all’atelier belleville  con Ivan Baciocchi e Robert Bennet .
Dopo qualche anno ritorna in Italia, incontra e studia con  Rena Mirecka  del living teather; a Reggio emilia frequenta la scuola di commedia dell’arte diretta da Antonio Fava. Con Judith Malina ed Eugenio Barba crea uno spettacolo itinerante per il castello di Scilla e nel frattempo frequenta a Roma il seminario permanente sul metodo Stanislavsky /Strasberg, di Francesca De Sapio, che si trasformerà in una solida e duratura collaborazione.
Torna al teatro classico con “L’edipo re “diretto da Gabriele Lavia, seguono lavori con Dario Fò, Antonio Catania, Marina Massironi, Francesca De Sapio, Daniele Falleri.
Per la televisione lavora con  registi tra i  quali Virzì per la pubblicità Telecom, Bellocchio per Monte dei Paschi di Siena, Miniero e Genovesi per Ferrarelle                        

Massimiliano Pitocco  ha  iniziato lo studio del  bandoneòn nel 1994 dedicandosi al  Tango e in  particolare alla musica di A.Piazzolla; è stato per anni il primo Bandoneonista in Italia e il primo a suonare la musica di A.Piazzolla con il Bandoneòn. Nel ‘95 fonda il “Deux Tango” con il pianista Rosario Mastroserio, nel 1998  il quartetto  “Four for Tango”.
Ha  suonato  in qualità di solista con orchestra nei più importanti  teatri di tutto il mondo  come quello di Monaco,  Francoforte, il Concertgebouw di Amsterdam, Bruxelles, Amburgo, Vienna, Parigi, Budapest,  Konzerthaus di Berlino, la Tonhalle di Zurigo e Lucerna, Città del Mexico, Sydney, Tokyo, EAU, San Paolo di Brasile, USA, il Parco della Musica a Roma, il Goldoni di Venezia, la Pergola di Firenze, la Sala Verdi di Milano, il Massimo e il Biondi di Palermo,  il Petruzzelli di Bari, il Comunale di Bologna etc.   
Grande interprete di “Maria de Buenos Aires” di Piazzolla, nel 2002 l’ha suonata e diretta in Svizzera con grande successo di pubblico e di critica.
Ha collaborato  e collabora con  grandi musicisti e attori quali  Milva, Bacalov, Morricone, G.Kremer, Piovani, Capossela, Placido, Mastelloni, D.Riondino, M.A.Zotto, L.Castro. Ha registrato numerose colonne sonore per film di cinema e televisione e inciso diversi CD per le case discografiche Dynamic, Sculture d’ Aria, Riovoalto-Ducale, Wide, Azzurra e MAP.   

Rosario Mastroserio, pianista pugliese di grande versatilità, ha tenuto concerti a Parigi, Vienna, Washington, Città del Messico, Buenos Aires, Singapore, Toronto, New York, Dubai, Varsavia, Stoccolma… Ha inciso diversi dischi in duo e con il Four for Tango, con particolarissimo riferimento alla musica di Astor Piazzolla.  Già professore ospite in Vermont ( USA), è docente titolare di pianoforte al Conservatorio N. Piccinni di Bari.

Mauro De Federicis (chitarra e direzione musicale) Dopo il diploma in chitarra, in strumentazione per banda e gli studi di composizione, ha collaborato con diversi artisti tra cui Milva, Paolo Fresu, Bob Mintzer, D.D. Bridgewater, Fabrizio Bosso, Art Van Damme, Franco Cerri…..
Ha suonato alla Carnegie Hall di New York, Operhouse di Vienna, Palau de la Musica
Catalana di Barcellona, Orchard Hall di Tokyo, Concertgebow di Amsterdam, Teatro
St. Martin di Buenos Aires, Piccolo di Milano… oltre a numerosi festivals.
Ha inciso per la Fonè, Abeat Records, Philology, Wide Sound, Aura Music….
E’ docente di Teoria, Solfeggio e Dettato Musicale e chitarra jazz al triennio superiore
al Conservatorio Statale di Musica “G.B. Pergolesi” di Fermo.
Marco Felicioni è docente di flauto, ricercatore e collezionista di flauti storici ed etnici. Diplomato in flauto al Conservatorio di Pescara, si è laureato in Discipline Musicali con il massimo dei voti e la lode. Si è perfezionato con James Galway, Angelo Persichilli, Raymond Guiot, Maxence Larrieu, Alain Marion. Vincitore di vari concorsi nazionali e internazionali, si esibisce in Italia e all’estero. Dal 1997 al 2010 è stato Primo Flauto dell’orchestra del Teatro “Marrucino” di Chieti. Ha inciso più di 20 cd, registrando per il cinema, Rai, RaiSat, Canale 5.

Daniele Orlando, violinista, ha studiato con Denes Szigmondy, allievo di Z. Francescatti, C. Flesch ed intimo amico di Béla Bartòk. In seguito si è perfezionato con Ana Chumachenco e Boris Kuschnir.
All’età di 17 anni, il debutto nei principali Teatri Abruzzesi diretto da Donato Renzetti. In seguito si esibisce con il Concerto di L. van Beethoven, J. Sibelius, F. Mendelssohn, W. A. Mozart e col Concerto per violino, pianoforte e archi di E. Chausson con Bruno Canino. Primo violino dell’Officina Musicale diretta da Orazio Tuccella, è stato membro della Gustav Mahler Junged Orchester, della European Union Youth Orchestra e dell’ Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado.

Ornela Koka si è diplomata brillantemente in Violino al Conservatorio di Avellino e successivamente si è laureata con il massimo dei voti e la lode in Discipline Musicali.. Perfezionatasi con Franco Mezzena, Francesco Manara e Salvatore Accardo, svolge un’intensa attività concertistica con gruppi cameristici e con orchestre sinfoniche, collaborando con artisti di fama internazionale. Ha inciso per Naxos, Velet Luna, Cd Classics. Dal 2001 al 2010 è stata Concertino dei Primi Violini nell’Orchestra del Teatro “Marrucino” di Chieti È docente di Violino presso l’Accademia Musicale Pescarese.

Laura Pennesi, violista, svolge attività concertistica in Italia ed all’Estero come solista, in duo e in varie formazioni cameristiche. E’ fondatrice insieme a Cinzia Pennesi dell’Orchestra Accademia della Libellula con la quale ha svolto numerosi concerti insieme a solisti prestigiosi. Collabora con le orchestre più importanti e ha suonato alla III Cumbre Mundial del Tango che si e’ svolta a Montevideo (Uruguay)

Massimo Magri svolge intensa attività concertistica come solista e in formazione cameristiche sia in Italia che all’estero. Per vent’anni con I Solisti Aquilani ha partecipato a tournee in giro per il mondo e inciso con le principali etichette discografiche. Ha collaborato inoltre con il Quintetto Italiano, il Quartetto della Scala, esibendosi in sale ed in luoghi prestigiosi tra i quali il Palazzo Reale a Madrid, la Beethoven Hall a Bonn, Schönbrunn a Vienna o l’Auditorium del Gugghenim e la Carnegie Hall a New York. Titolare della cattedra di Violoncello, è attualmente Direttore del Conservatorio di Musica ”L. D’Annunzio” di Pescara.

Roberto Della Vecchia ha intrapreso lo studio del contrabbasso con V. Bellini perfezionandosi poi all’Accademia Stauffer di Cremona con F. Petracchi. E’ tra i fondatori dell’Italian Big Band. Ha all’attivo concerti in Canada, Stati Uniti, Germania, Francia, Emirati Arabi Uniti, Ungheria, Argentina, Polonia, Serbia e Montenegro, Ecuador, Brasile e Venezuela, Uzbekistan. Collabora con Ennio Morricone e la Roma Sinfonietta, l’Orchestra di Roma l’Officina Musicale e l’Orchestra Città Aperta con cui incide colonne sonore per il cinema. Nel 2005 fonda il Quintetto Bottesini, ensemble in cui si esibisce come solista pubblicando anche un cd per il mensile Amadeus. E’ docente al Conservatorio di Musica di Rodi Garganico.
Antonio Vitagliani si diploma in strumenti a percussione al Conservatorio dell’Aquila “A. Casella” con M. Iannaccone. Si perfeziona successivamente con Tomassetti, Caggiano, Freedman. Collaborain un trio Jazz con la Art Television (Tv Araba) e con varie orchestre ed enti musicali. Esegue concerti in varie rassegne. Nel 2003 si diploma in musica jazz con P. Pecoriello conseguendo anche il diploma accademico di II livello in percussioni. Attualmente è docente di percussioni nelle scuole medie a indirizzo musicale.

Alfredo Laviano  nel ’94 si diploma in percussioni. Le sue collaborazioni spaziano dalla musica contemporanea al Jazz, dalla musica etnica alla world-music al Teatro e sonorizzazioni di film. Suona con Karl Potter, Massimo Manzi, Renzo Ruggirei, Felice Del Gaudio, lo scrittore Michele Serra, Mara Baronti, Angela Malfitano, Geoff Warren, Carla Bley, Steve Swallow, Paolo Fresu,  Tenores de Bitti, Enrico Rava,…Suona in numerosi festival sia in Italia che all’estero. Incide per Splash Records, Idealsuoni, Wide Sound, EMI, World Music, Dodicilune, CCn’c Records.

Pablo Moyano e Roberta Beccarini  sono stati protagonisti dello spettacolo “Momenti di Tango” della compagnia di Raffaele Paganini in tournè nei principali teatri italiani.  Sono integranti del nuovo spettacolo di Miguel Angel Zotto “Zotto in concerto” che ha debuttato al Teatro Petruzzelli di Bari e in tournè nella stagione estiva e invernale 2012/2013.
Tengono stabilmente corsi a Roma dove dirigono la loro scuola  “Tango al piso” che si caratterizza per l’insegnamento del tango salon. Sono invitati a stage ed esibizioni in festival, eventi e milonghe in Italia e all’estero.

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