Card. Scola: Non si deve rinunciare ai propri simboli, ma includere anche quelli degli altri.

Card. Scola: «La laicità alla francese non funziona.
Non si deve rinunciare ai propri simboli, ma includere anche quelli degli altri.
Se, ad esempio, in una scuola sono tanti i bambini musulmani, salvaguardiamo i nostri simboli e feste
ma inseriamo nella dimensione pubblica anche qualche loro festa.
Family day: giusto che i cattolici siano in piazza.
Chi governa tenga conto dell’orientamento della società».
 
Riotta: «Il male del giornalismo oggi è la petulanza»
 
Milano, 30 gennaio 2016
 
«In una società plurale e conflittuale è un dovere proporre la propria visione delle cose su questioni tanto delicate che possono comportare conseguenze antropologiche e sociali molto gravi. La nostra democrazia ha gli strumenti per verificare quale sia l’orientamento prevalente nella società civile, di cui chi governa deve tenere conto». Lo ha detto il cardinale Angelo Scola, rispondendo ad una domanda sul Family day, nel corso dell’incontro organizzato dall’Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi per la festività di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.
L’Arcivescovo di Milano è stato protagonista di un dibattito sul tema “Comunicazione e misericordia” con Gianni Riotta, editorialista della Stampa, moderato dal direttore di Oasis Rolla Scolari, svoltosi questa mattina all’Istituto dei Ciechi di Milano.
«Una società plurale deve essere il più possibile inclusiva, ma non può rinunciare al simbolo se no perde forza comunicativa. Per questo sono critico verso la laicità alla francese: non è pensabile creare uno spazio di neutralità, in cui tutti facciano un passo indietro sul tema delle religioni.
In una società plurale come la nostra occorre che ciascuno si dica, si narri e si lasci narrare. Non si deve rinunciare ai propri simboli ma includere anche quelli degli altri. Per cui, ad esempio, mentre salvaguardiamo i simboli e le feste cristiane, se nelle scuole aumentano i bambini musulmani, bisogna prendere qualcuna delle loro feste ed inserirle nella dimensione pubblica: spiegare, non vietare», ha detto il cardinale Scola, che ha ricordato come già oggi negli oratori ambrosiani il 20 per cento dei bambini che li frequenta è di religione musulmana ma partecipa alle attività parrocchiali.
«Lo stesso vale – ha continuato l’Arcivescovo di Milano - per le moschee. Dobbiamo ascoltare le richieste in proposito delle comunità islamiche, ma capendo chi sono coloro che ce le domandano, chi le finanzia, perché le domandano, cosa ci vogliono e fare e come intendono armonizzare il loro luogo di culto con la storia di Milano che è cristiana dall’ inizio del II secolo»
Dialogando con i giornalisti il Cardinale è anche intervenuto sull’immigrazione in Europa. «Ho letto le affermazioni del ministro delle finanze tedesco Schäuble che propone un piano Marshall: si deve fare qualcosa di simile per fronteggiare l’accoglienza dei profughi».
«Non ho dubbi che le forze della tolleranza vinceranno la battaglia contro le forze della intolleranza - ha detto Gianni Riotta -. A patto di essere capaci di continuare ad auto-correggerci. Questo è quanto rende la democrazia migliore di tutte le altre forme di governo. Il rischio oggi è il populismo: far prevalere chi vuole lo scontro vuol dire dimenticarci chi siamo e ammalarci tutti. Il grande male del giornalismo oggi è la petulanza».
 
don Davide Milani
Responsabile comunicazione
Arcidiocesi di Milano

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